L'Italia punta su agrifood e turismo

Al Milano Agrifood&Travel Global Summit organizzato ieri da Class Editori e Gambero Rosso i piani di un settore congiunto che vale oltre il 20% del Pil. Racconto del territorio, accordi di filiera e maggiore formazione per competere sui mercati

di Marco A. Capisani13.4.2019 www.italiaoggi.it

L'Italia punta su agrifood e turismo

Un momento dei lavori: sul palco (da sinistra) Sergio Iardella, Giorgio Mercuri, Paolo De Castro, Paolo Cuccia e Andrea Cabrini, direttore di Class Cnbc e moderatore

Il settore agroalimentare rappresenta l'11% del Pil nazionale. Solo con i suoi prodotti Dop, Igp e Stg vale 15 miliardi di euro mentre muove oltreconfine un business che arriva a 40 miliardi di euro, con un tasso annuo di crescita composto del 4% (dati Bain & Company). Se poi si considera il binomio agrifood&turismo, la percentuale sul Pil sale al 20-30% (dati Intesa Sanpaolo, pari a 4-6 volte il valore del comparto design, per esempio). In parallelo, l'Italia è da sempre «un paese che può accogliere con grande soddisfazione i turisti italiani e stranieri. Il turismo nelle grandi città è esuberante, persino troppo. Da questo punto di vista, l'Italia non finisce con Firenze, Milano, Roma, Napoli e Venezia. In conclusione, legare agricoltura e turismo è funzionale. Ed è un merito di questo governo averlo compreso»: ha esordito così Paolo Panerai, editor in chief e ceo di Class Editori, ieri a Milano in occasione della prima edizione Milano Agrifood&Travel Global Summit. Organizzato al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci da Class Editori e Gambero Rosso, in partnership con Bain & Company, l'evento unisce infatti i due settori e li analizza da vari punti di vista (economico, finanziario, tecnologico, formativo e concorrenziale). In particolare, il richiamo a visitare l'Italia è legato fortemente proprio all'enogastronomia e quindi «all'agricoltura di qualità, attraverso prodotti rappresentativi del made in Italy», ha concluso Panerai. Strategia confermata dall'indagine Bain & Company sul comparto food che, oltre al peso sul Pil e al valore dei prodotti Dop, Igp e Stg, ribadisce come ci siano due elementi per vincere sui mercati: legarsi al territorio raccontandolo e ottimizzare la filiera, dalla produzione alla distribuzione.

Più nel dettaglio, «del rapporto stretto tra agricoltura e turismo possiamo dare diverse chiavi di lettura», è intervenuto Paolo Cuccia, presidente e a.d. di Gambero Rosso nonché a.d. di Class Editori. «Prima di tutto finanziaria, poiché la benzina indispensabile arriva da banche e investment bank. C'è poi il fronte della formazione, che ha avuto una forte crescita. Per seguire un argomento così variegato, peraltro, a luglio Class Editori e Gambero Rosso presenteranno un altro evento: The Best of Lombardy». Mentre dal punto di vista editoriale è stato già lanciato il magazine Gambero Rosso Gentleman, tra food, beverage e lifestyle. A proposito di agroalimentare, turismo e Lombardia, ha chiosato Cuccia, «il turismo rappresenta la prima fonte per l'export visto che, se i turisti acquistano un prodotto in cantina o da un'azienda, questo si trasforma in stimolo all'importazione. La Lombardia ne è un chiaro esempio».

Allora, dopo territorio e accordi di filiera, ha sottolineato Sergio Iardella, partner di Bain & Company, per sostenere l'agrifood tricolore bisogna aggiungere «innovazione di prodotto, maggiori competenze e un aumento della produttività». Considerando la frammentazione delle aziende agricole e il loro scarso coordinamento in Italia (con 1,1 milioni di aziende agricole e 60 mila aziende alimentari), ha sottolineato Iardella, «occorre sfruttare la maggior attenzione dei consumatori per i cosiddetti insurgent brand», ossia i piccoli marchi emergenti che si distinguono da quelli mass market per innovazione e storytelling, magari capaci di essere virali sui social. «Essere piccoli non comporta più solo svantaggi», ha rilanciato il partner di Bain & Company, «perché adesso le campagne, specie digitali e social, costano meno; i capitali sono più accessibili ed è più facile esternalizzare funzioni aziendali, contenendone i costi». Alcuni esempi efficaci di una promozione di successo? C'è soprattutto il caso del Prosecco alla conquista degli Stati Uniti ma anche quelli più particolari dei kiwi dalla polpa rossa e gialla, delle pere anti-gocciolamento e della lattuga che ossida più lentamente.

In futuro, stando ai dati della società internazionale di consulenza, l'offerta alimentare globale dovrà crescere del 40-50% per soddisfare la domanda nel 2050. Inoltre, «l'agrifood resterà fondamentale sul fronte del private equity e del merger and acquisition (m&a)», prevede Iardella. Dopo l'attenzione di questi anni «ci sarà un aggiustamento ma restano potenziali da sviluppare». Soprattutto in Italia, ha subito proseguito Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, «dove serve maggiore organizzazione. Nonostante la storia e la qualità dei nostri prodotti riconosciute dai consumatori, gli spazi sul mercato vengono occupati da altri, perché alla fine il consumatore sceglie prodotti stranieri. Così succede per il nostro export da circa 40 miliardi, superato da quello tedesco a quota 80 miliardi. Mentre, in campo ortofrutticolo, la Spagna genera un export da 14 miliardi, noi da 5».

Serve anche maggiore formazione, a giudizio di De Castro, e la conferma arriva dai maggiori tassi di crescita delle aziende dirette da giovani, più aperti ad approcciare tra l'altro le nuove tecnologie. Insomma, vista la lunga tradizione italiana, l'agroalimentare della Penisola deve sfruttare «la maggior facilità a passare da mero prodotto a brand da raccontare», ha riaffermato il primo vicepresidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, che ha ricordato anche la recente approvazione della prima direttiva comunitaria contro le pratiche sleali tra le aziende della filiera alimentare (vedere ItaliaOggi del 13/3/2019). Obiettivo: riequilibrare i poteri contrattuali tra grande distribuzione organizzata (gdo) e suoi fornitori, a favore di questi ultimi.

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