Le rese dei conti nel M5s dopo il salvataggio di Di Maio
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Dopo 48 ore di fuoco amico, il leader è stato blindato da Grillo e Casaleggio. A rischio ora i critici, a partire da Paragone. Ora non si esclude un rimpasto della compagine governativa.
Redazione 29 Maggio 2019 www.lettera43.it
La crocifissione di Luigi Di Maio è durata poco più di 48 ore. Poi i vertici del M5s – anche per mancanza di alternative credibili – hanno deciso di salvare il leader con il quale il Movimento è passato in un anno dal 32,6 al 17%.
CASALEGGIO E GRILLO BLINDANO IL CAPO
La situazione nei cinque stelle resta tesa e magmatica. Ma a zittire le proteste dei parlamentari ci hanno pensato uno dei padri del Movimento, Beppe Grillo, e soprattutto l’erede del fondatore, Davide Casaleggio. Il comico ha tuonato dal suo Blog: «Luigi non ha commesso un reato, non è esposto in uno scandalo di nessun genere. È già eccessiva questa giostra di revisione della fiducia. Deve continuare la battaglia che stava combattendo prima». Meno diretto Casaleggio, che riferendosi alla scelta del vicepremier di far decidere alla Base sul suo futuro ha fatto sapere: «Apprezzo sempre le scelte coraggiose e in questo caso ancora di più, perché la decisione di Luigi mostra non solo coraggio, ma anche grande coerenza e rispetto di un capo politico per i principi e i valori del Movimento 5 stelle. Quando un’intera comunità può partecipare a scelte importanti è sempre positivo».
NEL MIRINO I “CRITICI”
E in quelle parole – “capo politico” – c’è l’imprimatur almeno di facciata all’attuale leadership. Dopo queste uscite i pentastellati si sono affrettati a ribadire la loro fiducia a Di Maio. Perché, spiegano dietro le quinte, la resa dei conti ci sarà, ma non contro Di Maio, quanto contro quelli che dopo le elezioni «si sono permessi» sia di sottolineare la grande sconfitta subita alla Europee sia di chiedere al vicepremier un passo indietro. Sono finiti sulla lista nera Luigi Gallo, Carla Ruocco e Nicola Morra alla Camera, Gianluigi Paragone al Senato. Ma soprattutto si guarda al ruolo e all’influenza avuti da Alessandro Di Battista e Roberto Fico in questa partita, con il secondo molto cauto e ben protetto dal suo ruolo istituzionale.
Il post di Beppe Grillo in difesa di Di Maio su www.lettera43.it.
VERSO UN RIMPASTO DI GOVERNO
Prima delle uscite di Grillo a Casaleggio la rivolta montava a velocità stratosferica. C’era anche chi sosteneva che la fronda interna contro Luigi Di Maio contasse una cinquantina di parlamentari alla Camera e una decina al Senato. Sessanta su 322, quasi un quinto del totale. Poi tutto si è bloccato. I malumori però restano fortissimi e profondi. Tra i più critici – oltre a new entry come Paragone – c’erano anche esponenti della prima ora rimasti fuori dalla compagine governativa. Un dettaglio che non è sfuggito agli osservatori. Ora sono molti a ipotizzare che la guerra nei cinque stelle dopo la débacle alle Europee si risolverà con un giro di poltrone: sia per soddisfare gli appetiti mai sopiti sia per ridare ai grillini una squadra di governo più fattiva e concreta di quella finora avuta. Magari da realizzare con un rimpasto, ipotesi scattata con la decisione dello stesso Di Maio di rinunciare a una delle sue due poltrone ministeriali: quella del Mise.
IL “REFERENDUM” SU ROUSSEAU
In pratica l’agenda concordata dallo stato maggiore dei grillini per superare la sconfitta alle Europee non cambia: nella serata del 29 maggio è fissata l’assemblea dei gruppi parlamentari con il vicepremier, poi, il giorno dopo, sulla piattaforma Rousseau si voterà per il referendum sul suo nome e futuro politico che a questo punto sembra dall’esito scontato.
Tra poche ore, quindi, i grillini analizzeranno la sconfitta e si conteranno, ma soltanto, dice a Lettera43.it un dimaiano, «per capire chi è fedele e chi vuole solo approfittare della situazione».
LE TRE RICHIESTE DEI GRILLINI
Sicuro è che tutti gli eletti – dimaiani e non – chiederanno tre cose al capo: una strutturazione del Movimento a livello locale come nazionale, un maggiore coinvolgimento degli eletti nelle scelte del partito e, soprattutto, un repulisti nella pattuglia governativa: in molti metteranno nel mirino non soltanto i ministri, ma soprattutto i sottosegretari e gli staff dirigenziali dei dicasteri, elencheranno le loro mancanze, ne evidenzieranno gli errori e l’incapacità. Implicita, quindi, sarà la richiesta delle loro teste. Forte di queste richieste Di Maio ne approfitterà per rilanciare il suo progetto di governance del M5s: cioè creare un direttivo nazionale da collegare ad altri organismi decisionali locali, aprire il Movimento ad alleanze sul territorio e far saltare il doppio mandato. Tutte innovazioni che però non piacciono a Davide Casaleggio, il quale sa bene che al momento non ha un’alternativa all’ex steward del San Paolo.
IL RISCHIO DI UN DIRETTORIO-CDA
La cornice è questa, anche se non è chiaro come sarà riempita. Al di là della pax imposta dall’alto, la base parlamentare è rimasta di stucco quando, nella notte della disfatta elettorale, con Di Maio si sono riuniti nella sala Tatarella di Montecitorio graduati come Davide Buffagni, Alfonso Bonafede e Di Battista. Il tutto in spregio dell'”uno vale uno”, un tempo baluardo del Movimento. Quell’immagine fa temere che il direttivo promesso dal vicepremier possa trasformarsi in un consiglio d’amministrazione composto soltanto da fedelissimi, quando i cinque stelle avrebbero bisogno soprattutto di rianimare i militanti.
LA RESA DEI CONTI NELLA COMUNICAZIONE
Parallela alla guerra tra Di Maio e i gruppi parlamentari ce n’è una all’interno dello staff Comunicazione, dove un tempo spadroneggiava Rocco Casalino che negli ultimi tempi ha preferito dedicarsi alla comunicazione del premier Giuseppe Conte. Gli eletti erano infastiditi dal fatto che l’ex gieffino, cinghia di trasmissione tra Casaleggio e Di Maio, scandisse attraverso la comunicazione la strategia dei M5s. Visti gli esiti elettorali, lo stesso Rocco potrebbe chiudere i conti con chi l’ha sostituito in questi mesi – i vari Pietro Dettori, Alessio Festa, Massimo Bugani, Cristina Belotti e soprattutto Augusto Rubei – e riprendersi il vecchio ruolo.
di Francesco Pacifico


