Allarme costruzioni

Il cosiddetto “sblocca cantieri” non sblocca e non sbloccherà proprio nulla. Ecco perché i provvedimenti voluti dal governo sull’edilizia rischiano di aggravare i problemi del paese

di Ercole Incalza 8.8 .2019 www.ilfoglio.it

Al direttore - Vladimir (chiamato anche Didi) ed Estragon (chiamato anche Gogo) stanno aspettando su una desolata strada di campagna un certo “Signor Godot”. Non vi è nulla sulla scena, solo un albero dietro ai due personaggi che regola la concezione temporale attraverso la caduta delle foglie che indica il passare dei giorni. Ma Godot non appare mai sulla scena, e nulla si sa sul suo conto. Egli si limita a mandare un ragazzo dai due vagabondi, il quale dirà ai due protagonisti che Godot “oggi non verrà, ma verrà domani”. I due uomini, vestiti come barboni, si lamentano continuamente del freddo, della fame e del loro stato esistenziale; litigano, pensano di separarsi (anche di suicidarsi) ma alla fine restano l’uno dipendente dall’altro. Ed è proprio attraverso i loro discorsi sconnessi e superficiali, inerenti ad argomenti futili e banali, che emerge il nonsenso della vita umana.

Nella cultura popolare “Aspettando Godot” è divenuto sinonimo di una situazione (spesso esistenziale), in cui si aspetta un avvenimento che dà l’apparenza di essere imminente, ma che nella realtà non accade mai e in cui di solito chi l’attende non fa nulla affinché questo si realizzi (come i due barboni che si limitano ad aspettare sulla panchina invece di avviarsi incontro a Godot). Ho voluto richiamare la sintesi del romanzo di Beckett, riportata da Wikipedia, perché, a mio avviso, riproduce molto bene la lunga stasi che questo paese vive proprio nel comparto delle opere pubbliche. A tale proposito ritengo utile soffermarmi su due date: il 18 aprile 2019 e il 14 giugno 2019; la prima data è quella relativa alla approvazione del decreto Legge 32 mentre la seconda è relativa alla trasformazione in legge di tale decreto. Ricordo anche che tale provvedimento è stato definito sin dall’inizio “sblocca cantieri”. Ora preciso che sin dal 18 aprile (trattandosi di un decreto legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) era possibile dare corso operativo al provvedimento, cioè da quattro mesi era possibile dare corso a procedure capaci di cantierare davvero le opere.

In realtà non è partito nulla a valle del 18 aprile e non è partito nulla neanche dopo il 14 giugno perché il cosiddetto “sblocca cantieri” non sblocca e non sbloccherà proprio nulla e ciò per due distinti motivi: perché non contiene misurabili e concrete procedure capaci di velocizzare davvero i passaggi che caratterizzano essenzialmente la lunga e meticolosa fase autorizzativa e approvativa; perché non ha previsto l’abrogazione del Decreto Legislativo 93/2016, cioè non ha reso possibile il ritorno alla logica della “competenza” e non della “cassa”; in realtà in vigenza del Decreto Legislativo 93/2016, come più volte da me ricordato, le risorse disponibili sono solo quelle relative all’annualità in corso e cioè nessuna.

Chi sono nella realtà Vladimir (chiamato anche Didi) ed Estragon (chiamato anche Gogo): il comparto delle costruzioni e i fruitori diretti ed indiretti della offerta infrastrutturale. Per i primi, cioè le imprese di costruzione, i dati della folle attesa che dura da oltre cinque anni sono ormai noti e in più occasioni ne abbiamo potuto misurare i valori: 120.000 imprese fallite e 600.000 unità lavorative perse; per i secondi, cioè i fruitori della offerta infrastrutturale, il danno annuale supera i 56 miliardi di euro per quanto concerne la logistica e i 40 miliardi di euro per la mobilità in ambito urbano. Il primo importo, quello di 56 miliardi di euro, è ottenuto misurando il maggior costo del trasporto delle merci in Italia per carenza di una offerta infrastrutturale adeguata e quelle movimentate in altri Paesi della Unione Europea, il secondo importo invece è legato ai dati della mobilità in ambito urbano: le famiglie pagano per il trasporto pubblico locale circa 48 miliardi di euro l’anno invece con una offerta efficiente tale costo potrebbe attestarsi intorno ai 30 miliardi di euro a cui vanno aggiunti circa 10 miliardi per i costi da congestione.

 

Quando finirà la assurda attesa di Didi e Gogo, quando finirà questa continua illusione di un futuro che non arriva e non arriverà mai? Penso mai perché, come nel caso del romanzo di Beckett, rimarremo sempre nel “presente” aspettando solo ulteriori crisi, ulteriori danni alla economia del paese, nell’indifferenza di buona parte degli schieramenti politici e del sindacato. Gli schieramenti politici a cui tutti noi con il nostro voto abbiamo dato il mandato di rappresentare e denunciare le nostre esigenze, le nostre aspettative, il sindacato che sa bene che la crescita è strettamente legata agli investimenti pubblici nel comparto delle infrastrutture, la Confindustria che conosce, in modo capillare, i danni subiti dagli iscritti all’Ance e, in genere, dalle imprese che direttamente e indirettamente lavorano nel comparto delle costruzioni. Evitiamo di illuderci leggendo ogni tanto dei dati forniti dall’Istat su una possibile crescita del pil nel secondo semestre del 2019, evitiamo di autoconvincerci che siamo il secondo paese manifatturiero della Unione Europea, evitiamo di credere che prima o poi lo “sblocca cantieri” produrrà i suoi effetti. Dobbiamo avere il coraggio di uscire dal romanzo beckettiano e denunciare apertamente che queste analisi non sono puri sfoghi carichi di pessimismo o gratuiti attacchi ad una compagine di governo, ma sono oggettive denunce di un paese che si allontana sempre più dalla famiglia dei paesi convinti di cosa sia ciò che noi ormai non conosciamo più e cioè “la crescita”. Boccia, Buia e Landini meditate Godot non arriva bisogna andargli incontro.

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