Il Pd è in piena sindrome Fonzie: non sa dire «ho sbagliato» e sta regalando l’Italia ai sovranisti

Democratici sbalorditi dall’incredibile scoperta che il Movimento 5 stelle non è il partito di sinistra, democratico ed europeista che avevano creduto. Qualcuno li aiuti

30 novembre 2019, Francesco Cundari , linkiesta.it

Sembra incredibile, e infatti molti esperti osservatori ancora faticano a crederci, ma nelle ultime ventiquattro ore si è prodotta una svolta nella politica italiana, un colpo di scena, un esito imprevisto e inatteso, per non dire inimmaginabile. Al Nazareno, scriveva ieri Repubblica, sono «basiti». Un ministro del Pd parla di una «insondabile escalation». Immagine inquietante, che si fatica persino a visualizzare (una serie di esplosioni sottomarine? Una successione di scosse telluriche a intensità crescente?).

La notizia è questa: negli ultimi giorni il Movimento 5 stelle ha preso posizioni di destra. E perfettamente sovrapponibili, per giunta, a quelle della Lega. Vale a dire il partito con cui ha governato fino a tre mesi fa – in seguito a un’altra di quelle svolte inattese da cui molti osservatori non si sono ancora ripresi – dopo aver passato praticamente tutta la legislatura precedente votando allo stesso modo dei leghisti (ad esempio contro Unioni civili, Ius culturae e dimissioni in bianco) e conducendo assieme a loro l’opposizione ai governi Letta, Renzi e Gentiloni, con gli stessi toni, modi e argomenti.

Di tutti i misteri che hanno segnato la storia dell’Italia contemporanea, in tutta sincerità, raramente se ne è incontrato uno meno insondabile della «svolta» a destra del Movimento 5 stelle. Tanto più che neanche uno dei provvedimenti bandiera del precedente governo – quello con la Lega – è stato toccato dal governo attuale, come qui abbiamo ricordato talmente tante volte da esserci annoiati da soli (pertanto, per questa volta, salto l’elenco).

A sbalordire i democratici sarebbe stato il fatto che l’intramontabile Di Maio e il revenant Di Battista abbiano deciso di «non lasciare il sovranismo alla Lega». Ma tu pensa

A sbalordire i vertici del Partito democratico, in particolare, sarebbero stati il no alle alleanze regionali, il no allo scudo penale per l’Ilva, la posizione sempre più ostile al Fondo Salva-Stati, alla Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen e all’Europa in generale, nonché la proposta di nominare alla presidenza della commissione Banche nientedimeno che il senatore Elio Lannutti. Quello che a gennaio, proprio in tema di banche, aveva rilanciato su tutti i suoi canali social i “Protocolli dei Savi di Sion“, indicandoli come la base del «globalismo» di oggi (senza che Luigi Di Maio dicesse nulla più che un anodino: «Prendo le distanze, e con me tutto il Movimento, dalle considerazioni del Senatore Elio Lannutti»). In altre parole, a sbalordire i democratici sarebbe stato il fatto che l’intramontabile Di Maio e il revenant Di Battista abbiano deciso, come scrive Repubblica, di «non lasciare il sovranismo alla Lega». Ma tu pensa.

Siamo seri. Il problema non è che il Movimento 5 stelle torni sulle posizioni che non ha mai abbandonato, ma che ci abbia trascinato, nel frattempo, l’intero Partito democratico. Che ora, verosimilmente, avrà qualche difficoltà in più nel contestare alla Lega (e ai cinquestelle) la disumanità dei decreti sicurezza, il carattere al tempo stesso socialmente iniquo, economicamente insensato e tecnicamente controproducente di tutto il pacchetto reddito-di-cittadinanza-navigator-quota-cento, il gigantesco casino fatto sull’Ilva e tutti gli altri disastri compiuti dai gialloverdi, che nel frattempo il Pd ha avuto la brillantissima idea di controfirmare uno per uno (va bene, avevo detto che per questa volta saltavo l’elenco: non ce l’ho fatta, è più forte di me).

Cosa dirà dunque il Pd in campagna elettorale, quando si troverà davanti Matteo Salvini (e, con tutta probabilità, pure Di Maio)? Che cosa potrà mai contestare al leader della Lega, senza che quello possa replicare semplicemente: «Ma se le mie politiche erano così dannose, perché le avete confermate tutte?».

Il guaio è che il vertice del Pd è ormai in piena sindrome Fonzie, e al momento di pronunciare le parole «ho sbagliato» comincia a balbettare parole senza senso

Si capisce che la campagna elettorale non è il momento più adatto per dire agli italiani: «Scusate, ci siamo sbagliati». Motivo per cui sarebbe meglio farlo prima. Prendendo atto della realtà e provando, nei limiti del possibile – e del poco tempo a disposizione, a occhio – a determinare almeno una minima svolta nelle politiche del governo. In direzione opposta, ovviamente, a quella di cui si parla in questi giorni.

Il guaio è che il vertice del Pd è ormai in piena sindrome Fonzie, e al momento di pronunciare le parole «ho sbagliato» comincia a balbettare parole senza senso. Come l’idea di costruire un nuovo centrosinistra con un partito deciso a «non lasciare il sovranismo alla Lega».

O è diventato di sinistra pure questo?

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