Bce e populismo: ci scrive Giavazzi. Lettera di Gotor (e risposta)

Però se Di Maio deve renderci felici, almeno una canna light ci voleva. Salvini e voltagabbana

Le lettere al direttore del 17.12. 2019 ilfoglio.it

Al direttore - Però se Di Maio deve renderci felici, almeno una canna light ci voleva.

Giuseppe De Filippi

Al direttore - Alberto Mingardi (“Una società senza credo”, 14 dicembre) si allinea con la Bundesbank accusando la politica monetaria attuata dalla Bce, e sempre avversata dalla Banca centrale tedesca, di aver fomentato la “cultura dell’immediato” e la conseguente caduta del tasso di risparmio. Una scelta che, secondo Mingardi, avrebbe contribuito a diffondere la cultura dell’“istintivismo” che ha indotto a votare per chi “promette un presente perpetuo”. Insomma, Quantitative easing e tassi negativi sarebbero responsabili per l’ascesa del populismo. Scorda Mingardi che il risparmio delle famiglie dipende sì dai rendimenti attesi, e quindi dal tasso di interesse, ma ancor più dall’incertezza sui propri redditi futuri, la quale induce, per precauzione, a risparmiare di più. Contribuendo in modo determinante alla ripresa dell’economia dell’Eurozona e alla creazione, dal 2013, di 9,5 milioni di posti di lavoro, di cui 1 milione ciascuno in Francia e in Italia, la Bce ha sostenuto il reddito delle famiglie e quindi, è vero, ha ridotto il risparmio precauzionale. Curiosa idea quella di mantenere elevate incertezza e disoccupazione per tenere alto il tasso di risparmio. Questo sì, avrebbe fatto volare il populismo.

Francesco Giavazzi

Al direttore - Ricordo bene o in campagna elettorale Salvini era quello che tuonava contro gli orrendi partiti che accoglievano tra le proprie file i “voltagabbana”?

Francesco Lucidi

E’ così e viene da sorridere. La Lega di Matteo Salvini, da mesi, dalla campagna elettorale del 2018, dice, in perfetta simmetria con il grillismo, di voler abolire l’articolo 67 della Costituzione, quello che prevede che deputati e senatori esercitino le loro funzioni senza vincolo di mandato. Nel programma del governo del cambiamento, invece, la Lega aveva promesso di introdurre forme di vincolo di mandato per i parlamentari, “per contrastare il sempre crescente fenomeno del trasformismo”. Negli ultimi 14 giorni, però, la Lega ha accolto tra le sue file quattro parlamentari provenienti da altri partiti. Il 3 dicembre, da Forza Italia, è arrivato Antonino Minardo. Il 12 dicembre, dal M5s, sono arrivati Ugo Grassi, Stefano Lucidi, Francesco Urraro. Sono arrivati dal M5s, ai quali ovviamente la Casaleggio Associati non ha chiesto indietro i 100 mila euro di multa che aveva promesso di chiedere ai “voltagabbana” eletti con il Movimento. La realtà è più forte di qualsiasi forma di sfascismo anti democratico e la stessa realtà dovrebbe ricordarci anche in futuro che i paesi che non hanno vincolo di mandato per i propri parlamentari di solito sono quelli che giocano con la libertà della propria democrazia.

Al direttore - Caro Giuliano Ferrara, mi spiace che le quattro righe che ti ho dedicato nel libro “L’Italia nel Novecento. Dalla sconfitta di Adua alla vittoria di Amazon” ti abbiano, addirittura, “offeso quel tanto che è necessario”. E’ vero: guardavo le tue trasmissioni, ascoltavo le note di Leporello, mi divertivo a vedere come fingevi di sedare le risse a suon di schiaffi tra Roberto D’Agostino e Vittorio Sgarbi e apprezzavo la grazia con cui riuscivi a uscire da un bidone di immondizia annunciando l’arrivo della Tv spazzatura. A mio parere, in quegli anni di transizione e, come scrivi, “di tramonto doloroso della Repubblica dei partiti”, hai rivestito esattamente il ruolo che ti attribuisco nel libro, vale a dire quello di chi “ha introdotto in Italia l’infotainment intorno all’idea del processo alla politica amplificato dal concetto di Tv spazzatura”. Peraltro, come sentenziato da chi ne sa più di me in tema, vale a dire Aldo Grasso nella sua Enciclopedia della televisione. Posso sbagliarmi, ovviamente, ma penso che, retrospettivamente, si sia trattato di uno dei momenti di fondazione di quel “format unico dell’antipolitica catodica” (secondo solo a Gianfranco Funari e a “Striscia la notizia”) che sarebbe stato egemone nei decenni successivi e continua a esserlo. Perciò quel momento meritava di essere ricordato in una storia d’Italia attenta alle evoluzioni del costume e della società come la mia. Lo avrai pure fatto – allora – in controtendenza e, sicuramente, con il disincanto di chi la politica, quella vera, l’aveva conosciuta nella stagione precedente nella sua massima espressione novecentesca, ma così è stato, almeno per me. Spero che avrai voglia e il tempo per leggere l’intero libro e che potremo avere occasione per parlarne insieme. Con viva cordialità.

Miguel Gotor

Alimentare l’antipolitica, caro Gotor, significa alimentare un meccanismo che tende ad agevolare la distruzione della politica, che punta a disintegrare la struttura dei partiti, che mira ad aggredire i princìpi non negoziabili di una democrazia liberale. Chiamare antipolitica ciò che antipolitica non è, è tipico di quegli osservatori distratti che tendono a ricercare la radice di alcuni problemi assai lontano dalla radice dei problemi reali. Ho fatto una rapida ricerca nel suo libro, all’interno del capitolo dedicato al “crollo della repubblica dei partiti” (capitolo XII) e all’interno del capitolo dedicato alla “Repubblica dell’antipolitica” (capitolo XIII), e ho cercato a lungo un qualsiasi riferimento al ruolo avuto, in questa crisi, dal circo mediatico-giudiziario e dalla repubblica delle procure. Non ho trovato nulla, se non un piccolissimo accenno all’“irritualità” con cui i pm del pool di Mani pulite risposero al famoso decreto legge firmato da Giovanni Conso. Le scrivo tutto questo perché da quel che ho potuto leggere del suo libro lei, proprio da storico, commette un errore che uno storico equilibrato non dovrebbe commettere: l’antipolitica che sta distruggendo l’Italia non è figlia di quello che lei chiamerebbe berlusconismo ma è figlia di tutto ciò che ha provato ad abbattere il berlusconismo con tutti i mezzi leciti e non leciti. Come diceva Alda Merini, caro Gotor, confondere ciò che non è cioccolato, ma ha lo stesso colore del cioccolato, con la cioccolata è un privilegio delle persone estremamente colte.

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