È nata la nostra big society
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Elogio dell’Italia che scopre nella solitudine la vocazione a costruire comunità
di Claudio Cerasa 18.3 2020 ilfoglio.it –lettura5’ Commenti 11
In un’epoca storica temporalmente molto vicina ma culturalmente molto lontana che potremmo definire con l’acronimo A.C.V., Avanti coronavirus, la solitudine era stata trasformata in un bene rifugio, l’isolamento era stato trasformato in una virtù della politica, la disintermediazione era stata trasformata in una conquista del progresso e non c’era forma di aggregazione virtuale, chat, Whatsapp, Twitter, Facebook, Tinder, Instagram, che non venisse considerata come una naturale e genuina evoluzione della nostra modernità. Il drammatico arrivo del coronavirus nella quotidianità di ciascuno di noi ci ha in qualche modo ricordato che le nostre vite, anche grazie agli eroici rider che rendono meno rigide le nostre quarantene, erano pronte già da tempo ad affrontare, finché Netflix non ci separi, una lunga stagione di autoisolamento.
Ma la sperimentazione traumatica di una solitudine coatta, di una clausura forzata, di una asocialità imposta e di una disintermediazione obbligata hanno avuto sul carattere degli italiani un impatto imprevisto: hanno trasformato in un derivato della reclusione tutto quello che c’era sembrato essere un derivato della libertà e hanno portato buona parte dell’Italia a osservare con un occhio diverso rispetto al passato un pezzo di paese che oggi rappresenta il meglio della nostra identità – e che un tempo avremmo forse definito utilizzando una vecchia espressione inglese rubata da David Cameron a Edmund Burke: la big society.
Non ci sono solo le bandiere, non ci sono solo i balconi, non ci sono solo i canti, non ci sono solo le donazioni, non ci sono solo gli eroismi. C’è qualcosa di più, nel carattere dell’Italia, e senza voler far troppa retorica si può dire, osservando la tigna dello stato, osservando la responsabilità dei cittadini, osservando la generosità dei privati, osservando la dedizione dei volontari, osservando la tenacia dei medici, osservando la forza di volontà degli infermieri, osservando il coraggio dei sindaci, che nel nostro paese esiste un formidabile tessuto sociale fatto di persone che non considerano un tabù la parola comunità, che non considerano una bestemmia il patriottismo, e che chiedono allo stato, e forse anche alla politica, di trovare un modo per responsabilizzare i suoi cittadini, per rendere più unito il paese, per far nascere nuovi corpi intermedi, per sperimentare nuove forme di partecipazione civile e per dare anche ai singoli individui gli strumenti giusti per fare quello che in tanti stanno facendo in queste ore: dare una mano a chi è in difficoltà, raccogliere soldi per chi ne ha bisogno, dare un sostegno a chi ne ha necessità e mettere la propria buona volontà al servizio del paese.
L’Italia disciplinata che fa della disobbedienza un vizio mortale, che fa dell’unità nazionale un suo punto di forza e che trasforma la ribellione in un altro virus letale è un’Italia da sballo che si ritrova a scoprire nella sua solitudine la sua vocazione a costruire nuove comunità. Privati che aiutano lo stato. Ricchi che aiutano i poveri. Volontari che aiutano i bisognosi. Donatori che sostengono gli ospedali. E non ci vuole molto a capire che quando la quarantena finirà il primo che avrà la forza di trasformare in un progetto politico la vocazione all’anti isolamento veicolata dalla big society italiana farà bingo. Il senso della nostra quarantena in fondo quello è: isolati, ma uniti.
Commenti
lupimor
18 Marzo 2020 - 19:05
La "spagnola", portata in Europa da quelli che erano venuti ad aiutarci e diffusa dagli stessi, anche a casa loro, fece fuori oltre 25 milioni di persone, Ma erano diversi: il clima del sentire, gli uomini, i costumi, non ancora corrotti e deviati da un eccesso di libertà irresponsabile, dalla tecnologia e dall'aumentato e diffuso benessere. Il sollievo per la fine della guerra e, la perenne illusione di un nuovo mondo, ottobre 1917 incluso, facevano aggio. Ridursi a sperare che una pandemia possa cambiare la natura dell'uomo nel senso di "come dovrebbe essere" la dice lunga sul sonno della ragione.
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Rispondiguido.valota
18 Marzo 2020 - 16:15
Sarei più prudente per non ritrovarmi ad aver scritto le ultime parole famose. Questo è solo l'inizio di una situazione programmata fino al 3 aprile ma che certamente si prolungherà e peggiorerà le condizioni materiali e psicologiche di moltissimi. Occhio al rapporto tra gli italiani e i balconi. Ai tempi dei social, oltretutto.
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Rispondibranzanti
18 Marzo 2020 - 14:40
Con il Direttore mi auguro anch'io che possa nascere un progetto politico concreto (non un nuovo partitino) che ponga al centro le virtù civiche, la forza morale, l'impegno convinto e lo spirito di servizio che stiamo vedendo in questi giorni. Anche perché stiamo riscoprendo quanto sia essenziale che le diverse componenti della società, senza rinunciare ad interessi legittimi, sappiano agire in una logica di condivisione degli obiettivi.
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RispondiCarlo A. Rossi
18 Marzo 2020 - 16:24
Scusi, Branzanti, sta descrivendo una società di zombie o di robot, non mi è ben chiaro. Ciò premesso, questo intervento e questo articolo mi fanno riflettere non tanto sulla volubilità delle masse, ma sulle poche idee e ben confuse che i cosiddetti "liberals" (nel senso americano del termine) hanno. Fino a due settimane or sono, l'Italia era preda di alieni che desideravano il male (vulgo: votavano Salvini o quantomeno non sputavano sull'effigie) e adesso, miracolo! Cantano dalle finestre, funiculì funiculà, tutti buoni e tutti amici. Articoli, o meglio, scempiaggini spacciate per commenti, come questo valgono bene il rinnovo dell'abbonamento: mi regalano in un momento triste un attimo di involontario umorismo.
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Rispondibranzanti
18 Marzo 2020 - 17:12
Caro Rossi sto descrivendo una società che sta cercando di contribuire all'uscita da questa drammatica situazione. Se le sembrano zombies dipende dal Suo punto di vista. Francamente dei canti mi importa nulla, guardo al personale della sanità che sta lavorando in maniera incredibile, a tutti coloro che assicurano servizi pubblici essenziali ed approvvigionamenti, a chi rispetta le regole imposte senza gridare alla dittatura. Elenco breve, ho dimenticato molti, credo ci sia un'ampia parte del paese che merita di essere elogiata. Per chi voti nun me ne po' frega' dde meno.
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RispondiCaronte
18 Marzo 2020 - 10:22
mi piacerebbe conoscere il pensiero di Cerasa in relazione a temi un poco più importanti di quelli che, in antiche pubblicazioni, sarebbero stati nelle pagine interne nella sezione costume e società. Da un giornale di tradizione liberale e liberista, anche se parecchio annacquata, mi aspetterei analisi, previsioni economiche e geopolitiche e non articoli siffatti...
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Rispondimtferrari
18 Marzo 2020 - 09:29
I guai portano sempre con loro una ricchezza che con calma ed umiltà dobbiamo scoprire.
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Rispondieleonid
18 Marzo 2020 - 08:35
Bello il suo slogan direttore :"isolati ma uniti". E poi c'è chi mormora che non siamo un grande popolo! Quale altra metafora si può richiamare per dirci Bella Italia?
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Rispondiilgimmi62@alice.itilgimmi62
18 Marzo 2020 - 07:29
Direttore, ma di che parla?! Fate un titolo sulla nazionalizzazione di Alitalia, altro che Big quel che lè!
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RispondiCacciapuoti
18 Marzo 2020 - 06:53
ma non eravamo bestie fino ieri, eccetto i benpensanti e i salottieri? Cerasa è stato folgorato dal modello Conte: si può essere tutto e il contrario di tutto. Basta un giorno, ed ecco un popolo! L'Eldorado, un sogno? Macché! E' qui: basta un balcone e una canzonetta... I morti sono solo un numero: basta ridurlo. Di fronte a cotanta goduria, io mi vergogno di appartenere alla specie umana


