Per uscire dalla crisi è necessario cambiare strutturalmente le imprese e il lavoro.

Sicurezza, spazi in fabbrica, smart working, welfare. Usare questi giorni per costruire da subito il giorno dopo. Un piano operativo da chi conosce bene il mondo del lavoro

di Marco Bentivogli5.4.2020 ilfoglio.it lettura 6’

Le polemiche sulle iniziative di mobilitazione dei metalmeccanici sono state in molti casi strumentali. Vi sono stati pochissimi scioperi, solo dove le aziende non avevano investito in sicurezza e dove avevano giocato su interpretazioni furbesche della lista delle attività essenziali. Non si vuole capire che quando non si cura bene la ripartenza, quest’ultima arriva più tardi e in modo fragile.

Un imprenditore che fa rientrare i lavoratori senza aver garantito la massima sicurezza perde la loro fiducia per sempre. La crisi del 2008 ci ha fatto perdere il 25 per cento del tessuto industriale, senza successivi, rilevanti, effetti compensativi; questa emergenza sanitaria determinerà una ulteriore contrazione di capacità produttiva e perdite di 650 miliardi secondo le stime del Cerved. Si tratta di un disastro da cui il paese uscirà se cambia profondamente, con riforme strutturali che modernizzino lo stato, abbattano la burocrazia, affrontando con durezza i deficit strutturali del nostro paese: infrastrutture, banda ultralarga e 5G, scarsa innovazione, accesso al credito (e in questo momento linee di credito garantite dallo stato), formazione, certezza del diritto e non del contenzioso, etc. Se su queste cose si continua a non fare sul serio, scaricare il peso della responsabilità della ripartenza sugli operai è grottesco.

Se lo smart working viene fatto male, non funziona e oscillerà tra smart holidays e cottimo digitale a 20 ore al giorno. Se si procede contrattualizzando lo smart working e utilizzando i quattro ingredienti fondamentali (libertà, autonomia, fiducia e responsabilità), si avranno risultati straordinari

Ora, nella speranza che si arrivi con dati diversi a Pasqua, vi sono altri discorsi da fare. Non tanto per la Lombardia e le zone focolaio, dove la situazione è ancora lontana dall’essere sotto controllo. In quelle realtà ha senso ragionare sul far marciare ciò che serve realmente. Altrove potrà ripartire chi è in grado di garantire integralmente la sicurezza…….

Non abbiamo bisogno di attendere tutte le conferenze stampa di Palazzo Chigi, bisogna riportare la gestione della ripartenza in azienda, con un grande impegno collettivo. La palla passa a noi.

Riportare il Protocollo in azienda

Prendere il Protocollo del 14 marzo firmato da Cgil, Cisl, Uil, datori di lavoro e governo, e verificare con una check list tutti gli adempimenti. La sicurezza è innovazione ….

Segnalo un decalogo molto ben fatto dal Dipartimento salute e sicurezza della Cisl, o un altro a cura del Politecnico di Torino sempre insieme alle parti sociali torinesi. In sintesi alcune misure: riorganizzare tutti gli accessi/varchi/uscite e gli spazi comuni (mense, spogliatoi, marcatempo, distributori di alimenti); rendere efficace una tra le principali misure di prevenzione: la pulizia quotidiana in tutti gli ambienti di lavoro, di transito e negli spazi comuni, nonché la pulizia a ogni fine turno delle attrezzature, della strumentazione e dei distributori di alimenti; sanificazione periodica e ventilazione (investendo qualche soldo in purificazione); presidi di detergenza, ecc.

Cambiare l’organizzazione del lavoro

Non è finita qui. Ci sono cose che bisognerà modificare in modo stabile. L’emergenza secondo gli esperti durerà almeno un anno, forse più.

Ripensare gli spazi di lavoro

L’obiettivo è rendere il luogo di lavoro più sicuro della propria abitazione, strutturalmente.

Non è male avviare un gruppo di lavoro che aiuti a ripensare gli spazi e poi i tempi dell’azienda in modo strutturale.

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Si riparte con la formazione

E’ bene ripartire con momenti formativi prima di rientrare al lavoro, a distanza, e poi il giorno del rientro. Non rassicurare “a parole”, ma far capire che la vita viene prima di tutto. Bandire gli “zitti e lavorate” che abbiamo sentito troppe volte. I lavoratori devono percepire la fabbrica più sicura della loro casa.

Partire subito, in questi giorni, con e-learning facendo vedere cosa si sta facendo per la sicurezza e le misure che si adotteranno. Il primo giorno, a piccoli gruppi, ripartire con momenti formativi.

Risulta indispensabile la formazione di tutte le persone coinvolte nel progetto, dagli operai agli amministrativi, ai manager, agli imprenditori. …….

Per la copertura delle spese associate alla formazione potrebbero essere impiegati fondi interprofessionali. Noi come Fim-Cisl abbiamo avviato insieme a Skilla un piano di e-learning per 7.000 delegati di fabbrica in avvio in queste ore.

Ridurre le presenze concomitanti in azienda

Avete utilizzato per la prima volta lo smart working? Non date valutazioni definitive, chi dirà che va tutto bene e chi dirà che non funziona non ha fatto smart working. ……

Il rientro del personale nei luoghi di lavoro

Il rientro nei luoghi di lavoro va organizzato gradualmente in base all’età dei lavoratori, a parità di competenza, in ragione del fatto che è assodato che la gravità degli effetti dell’infezione Sars-CoV-2 risulta crescente con l’età. Dovranno essere elaborate specifiche politiche e misure di welfare per attenuare le discriminazioni tra lavoratori e le conseguenti conflittualità che ne potrebbero scaturire.

Nelle prime fasi non rientreranno i lavoratori con patologie croniche (diabete, ipertensione o malattie cardiache ecc.) o comunque attive, che tipicamente peggiorano il quadro clinico dei malati di Sars-CoV-2. In tema di tutela della privacy dovranno essere individuate responsabilità e predisposti specifici protocolli attivi solo finché è attiva l’emergenza Covid-19.

Proteggere i più vulnerabili

Servono a livello centrale, regionale o anche a livello aziendale dei protocolli affinché sia garantita la privacy dei lavoratori, soprattutto in caso di prelievi.

……

Gli smartwokers vecchi e nuovi hanno continuato a lavorare in sicurezza. Per questo le aziende che lo adottano sapientemente sono più forti e meno vulnerabili.

Escludere da coloro che rientreranno per primi le persone con “maggiore suscettibilità”.

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In questi casi il lavoratore tramite il medico generale scriverà all’Inps, certificando il caso di “malattia preventiva” con codice v07 o un certificato del medico competente che attesti quelle patologie.

In questi giorni in molte aziende vuote i dirigenti di buon senso si sono accorti di quanto spazio inutile si spreca o di come si può lavorare strutturalmente con maggiore distanza, di come si potrebbe lavorare meglio e vincere tutti.

In campo progettisti del lavoro

Servono persone dotate di competenze e visioni che accompagnino questa transizione. Molte aziende, alle prime interruzioni di sub-fornitura, si sono rese conto di non conoscere fino in fondo le loro filiere. Speriamo che ragnatele amicali e burocrazia non fermino questo momento fecondo…..

Serve discontinuità profonda e un po’ di coraggio…

Articolo completo su www.ilfoglio.it

L’autore di questo articolo è segretario generale dei metalmeccanici Fim-Cisl

COMMENTI

Giovanni

06 Aprile 2020 - 14:35

Lo Smart Working, sopratutto, quello senza imbrogli, quello registrato accuratamente... Ebbene se così lo interpretassimo sarebbe veramente la manna dal cielo sia per le aziende sia per gli "smarter". In tanti stati più evoluti lo si applica già da anni. M lo si può migliorare ulteriormente. Dunque OK lo smart working ma anche la robotica avanzata (e l'Italia ha ottimi laboratori di ricerca che si stanno dedicando a questo settore). L'Italia dovrà necessariamente essere coraggiosa, gli italiani dovranno essere necessariamente coraggiosi perchè senz'altro il modo di lavorare cambierà in maniera drastica e questo cambiamento dovrà essere gestito con sapienza dallo stato. L'intelligenza artificiale sta entrando prepotentamente nelle nostre strutture produttive. Cina, Giappone e Corea del sud sono già all'avanguardia in questo settore mentre incredibilmente gli USA sono leggermente più indietro. Ebbene l'Europa dovrà necessariamente mettersi alla pari degli asiatici, pena l'incosistenza.

Commenti   

#1 riki 2020-04-06 18:40
Sempre indicazioni per gli altri.E va bene, cambiare ma ci vuole anche una mentalità diversa.
E di questi sindacati dove ci sono RSU con esponenti con posti che lasceranno in eredità, tanto è il tempo che sono in vetta, che occupano quelle sedie che non hanno mai lavorato, sono disponibili a cambiare a rinnovarsi ? Perchè bisogna essere in due e che tirino nello stesso verso il carro.
la befana

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