“DA QUANDO HA FATTO CADERE IL GOVERNO CONTE, SALVINI NON NE HA AZZECCATA PIÙ UNA”

COME DAGOANTICIPATO, CRESCE IL MALUMORE VERSO IL “TRUCE” DEI VERTICI DELLA LEGA, CHE CALA ANCORA NEI SONDAGGI (POCO SOPRA IL 25%)

Alberto Mattioli per “la Stampa” 27.4.2020 dagospia.com

“IL PROBLEMA DI MATTEO È ANCHE CHI LO CIRCONDA. GIOVANI CACICCHI TUTTI TWEET E DISTINTIVO, GENTE CHE COME ORIZZONTE HA AL MASSIMO IL PROSSIMO POST, INCAPACE DI UN'ANALISI SERIA. SERVE MENO PROPAGANDA E PIÙ...''

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Sicuramente non è l' inizio della fine. Ma forse è la fine dell' inizio. Da quando Matteo Salvini, nel dicembre 2013, ereditò una Lega ferma a un preagonico 4% facendone il primo partito italiano, mai i sondaggi avevano fatto un dietrofront così. Mettono d'accordo tutti i più reputati istituti demoscopici: la Lega è al 25,9% per Ixè, fra il 27 e il 28 per Euromedia, al 25,4 per Pagnoncelli: uno smottamento, per un partito che veleggiava sopra il 30. Gli elettori sanzionano una politica ondivaga, passata da ipotesi di governissimo con Draghi premier e appelli all' unità nazionale al "no" fisso a qualsiasi cosa dica Conte e qualsiasi accordo con l' Europa.

La notizia è che crescono i malumori anche "dentro". Certo, la Lega è l' ultimo partito autenticamente leninista del mondo, quindi nessuno contesterà apertamente la leadership del Capitano. I big continuano a stare coperti; abbottonati però no, e così le voci di contrasti sulla linea politica, o meglio sulla sua assenza, filtrano. Non è un segreto che Giancarlo Giorgetti abbia detto chiaramente a Salvini cosa pensa: un distanziamento alquanto deciso (ma non è vero che l'intervista è finita a sberle come si è scritto).

Come un Cincinnato varesotto, "il Giancarlo" si è chiuso nella magione di Cazzago Brabbia e lì riceve le telefonate allarmate di imprenditori di area, preoccupati perché l'intesa con Bruxelles stavolta serve davvero e ogni volta che Bagnai o Borghi o Siri ventilano fughe dall' Europa e uscite dall' euro calcolano le catastrofiche conseguenze che avrebbero per il fatturato della fabbrichetta.

Nel partito c' è un fronte che non è ancora una fronda ma che vorrebbe una Lega più moderata e pragmatica e dialogante, meno di lotta oggi per essere di governo domani, «perché se governi con i poteri forti devi comunque vedertela, e devi essere credibile», spiega un amministratore locale. Tanto più che l'intransigenza barricadiera non paga, e Salvini viene regolarmente scavalcato avanti a destra da Meloni e i suoi fratelli, come si è visto nel caso della mozione antiMes. Infatti la Lega cala più o meno nella stessa misura in cui cresce FdI.

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