Wolfgang Schäuble e lo scandalo del suo appello al sublime della dignità

Il grande tedesco, un tipaccio parecchio interessante, dice che è più decoroso morire e lasciare morire invece di bloccare l’energia del futuro. Invece no, la pietas è più importante. La storia del virus è tutta qui

di Giuliano Ferrara 29.4. 2020 ilfoglio.it lettura 6’

Commenti 10

Wolfgang Schäuble è un tipo parecchio interessante. Ha il tragico incorporato, sta su una sedia a rotelle. E’ stato il teorico dell’austerità e della troika, due concetti politici tragici: se hai debiti, tua culpa, ripagali; se non sai autogovernarti, ci penseranno altri. E’ un ordoliberale, il tipo di economista e sociologo decisivo in una fase di ritorno alle prerogative dello stato nell’economia: vuole che il mercato detti legge nel funzionamento dello stato piuttosto che un mercato liberato dallo stato, più o meno. Un tipo, insomma, e se volete, basti pensare al rude trattamento dei greci, un tipaccio. E’ uno che ha detto una cosa enorme al Tagesspiegel: è più importante la dignità della vita. Detta oggi da un uomo di stato di quella caratura è così enorme che quasi tutti hanno fatto finta di niente. Voleva forse dire che per un essere umano è più decoroso morire e lasciare morire invece di bloccare l’energia del futuro e avvilire una società domiciliare e coatta al di sotto del proprio rango? Sì, voleva dire proprio questo. E questo, detto in un contesto italiano pieno di congiunti e affetti stabili e chiacchiere da talk-show pullulanti di filosofi, è un appello al sublime. Significa, con Schiller e con Pico della Mirandola, che se nel tuo spirito la sensibilità creaturale (amore e rispetto per la vita, per esempio) entra in conflitto con l’imperativo morale (fa’ quel che devi secondo la tua volontà libera), allora la risorsa alla quale ricorrere in ultima istanza è quella della dignità.

E’ una questione antica, tra Rinascimento Illuminismo e Romanticismo, ma ha risvolti tristemente contemporanei: si chiama Dignitas l’associazione per il suicidio assistito. Ora è vero che abbiamo rimosso la morte, e questo è poco dignitoso, eppure è anche vero che abbiamo elevato la dignità a metro di misura della vita, e questo forse è troppo dignitoso. E’ in nome della dignità della Donna e della libertà procreativa che annientiamo i feti e scartiamo gli embrioni. E’ in nome della dignità che consideriamo il morire un diritto e l’eutanasia un mezzo legale per realizzare quel diritto. E’ in nome della dignità che consideriamo la malattia, anche quella virale, attuale, un insulto alla nostra integrità e non un decorso o se volete un destino. Io penso che la pietas, quella particolare grazia consistente nel rinunciare con amore a un giudizio finale, sospendendo nel pianto e nel dolore la nostra integrità, è moralmente superiore alla dignitas. E attribuisco alla pietà degli antichi latini un potere segreto e maestoso che metto al di sopra del rango, dell’esser degno, di quei tanti significati di dignità che alludono a una gerarchia e a un’aristocrazia del dover essere. Con immenso rispetto per Schäuble e per la Costituzione tedesca, che ha nella dignità, sottile destino di una grande comunità europea, il suo valore fondativo, non desidero essere insignito di alcuna dignità particolare e giudico meglio poter vivere da soggetto e da oggetto della pietas.

La storia del virus è poi tutta qui. La sortita solitaria e inascoltata di un grande tedesco in vena di verità difficile dimostra che abbiamo scelto per ora, con tentennamenti, retropensieri luterani, remore da etica capitalistica dispiegata, di non osare la grande scrematura di vecchi e malati, pagando un prezzo notevole per esclusive ragioni di pietà, di grazia e di amore che sono superiori a quelle della dignità.

ullisecundusullisecundus

29 Aprile 2020 - 19:44

L'aborto, l'eutanasia, la grande scrematura di vecchi e malati sopra citati da Giuliano Ferrara, vengono praticati nel nome della Dignità. Pratiche, che comportano la soppressione di vite umane. Ho un profondo rispetto per questo grande uomo politico tedesco ma sono in disaccordo con lui. Per me, ogni vita umana è degna di essere vissuta. Penso, che nessuno in nome della dignità dovrebbe arrogarsi il diritto di sopprimere vite umane. kriszt49

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Rispondiregni.gubbio

29 Aprile 2020 - 17:48

" mansuetis Dominus dabit gratiam" " Licia nimica di ciascun crudele...."

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29 Aprile 2020 - 16:04

Nell'ambito obbligato delle scelte non può esistere una gerarcchia naturale, spontanea e condivisa tra dignità e pietas: nativamente pari sono. La gerarchia è artefatto dei pensieri e delle culture dell'uomo. Voglio dire, cioé che le gerarchie sono classifiche variabili, non univoche e sono inficiate dai più vari opportunismi: politici, economici, sociali e di costumi. Non si esce dal terreno delle opinioni. Tutte legittime,utili, stimolanti, intriganti, necessarie, certamente, ma intrinsecamente caduche. Il "sublime" non è pane per i nostri denti terreni.

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RispondiCaronte

29 Aprile 2020 - 15:14

Però dovremmo quanto meno cercare di fissare un limite alla indegnità morale che siamo disposti a sopportare...penso che la Costituzione sia stata elaborata proprio per contemperare interesse collettivo e diritti (dignità) personali...essendo le regole che ci costringono: a) incostituzionali; b) supportate da un labilissimo pensiero scientifico; c) imposte da un tale avv Conte senza contraddittorio istituzionale; d) provocanti gravi danni economici, morali e sociali a larghe parti dei cittadini...ciò premesso ritengo che il limite sia stato superato e spero che anche coloro che continuano a godere dei loro privilegi mostrino solidarietà. Del resto, chi ha paura del contagio può liberamente costringersi agli arresti domiciliari

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29 Aprile 2020 - 14:31

Il buon Wolfgang Schäuble prima di essere un ordoliberista è un luterano. Gli sarebbe bastato il Catechismo per apprendere che la “dignità” non è la misura di un “dover essere” della vita di ciascuno, ma è proprio ciò che qualifica, di per sé, la vita stessa di ogni uomo. (In forza della sua “dimensione universale”, proprio ragionando sulla “dignità” dell’uomo in quanto creatura, il domenicano Francisco de Vitoria ha potuto gettare le basi di ciò che sarebbe diventato il “diritto internazionale”, ben cinque secoli prima della “dichiarazione dei diritti dell’uomo”!!). E sarebbe bastato il Catechismo anche per scoprire che la Pietà si fonda – guarda un po’– sulla “dignità=sacralità” di ogni uomo. E che, pertanto, è proprio la dignità dell’uomo che esige la pietà. Ma tutto questo “puzza” maledettamente di cultura cattolica: niente di più naseabondo per le raffinatissime narici di Wolfgang e dei governanti di una Europa che ha rinnegato se stessa.

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Rispondicanefantasma

29 Aprile 2020 - 14:27

C'è un vizio logico di fondo nel discorso di Ferrara. Una possibile riapertura totale e repentina, peraltro mai dichiarata da Schauble, non condannerebbe a morte nessuno. Non si sta parlando di eutanasia qui. In caso di riapertura ognuno secondo scienza e coscienza deciderebbe la propria relazione col virus, distanziandosi o meno, anche isolandosi, in assoluta libertà.

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Rispondieleonid

29 Aprile 2020 - 13:23

Non condivido il pensiero del sig.Schauble e bene fa Ferrara a rimarcarne la sua diversa opinione. Forse sarà per le sue difficoltà motorie certamente non cercate e non volute , che ne enfatizza la sua recondita disapprovazione per la mancanza di normalità e quindi di riflesso di inferiorità fisica rispetto a chi si può muovere agevolmente senza protesi o mezzi sussidiari.. Ma non credo che in nome della dignità morale , che non può che essere personale e correlata al proprio contesto di valori , si possa mettere su un piano inferiore la vita umana che deve essere sempre e comunque difesa a qualunque età.

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Rispondiceva.paola

29 Aprile 2020 - 10:46

Pietà e dignità. Grazie Direttore per avercele ricordate e averle confrontate. La prima, la più grande, è sempre di supporto alla seconda. La Pietà è poi quella Carità della Lettera ai Corinzi: "è paziente e benigna..., non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, tutto tollera..., tutto spera..., tutto sopporta..., e non verrà mai meno". Quindi carità e pietà non hanno confini sono applicabili a tutto e a tutti. La dignità invece necessita di distinzioni: cosa è dignitoso e cosa no. E chi lo decide. In questo modo, orribilmente, proprio nel Paese dell'interessante teorico dell'austerità ci fu un tempo, che vorremmo per sempre sepolto, in cui anche una sedia a rotelle non sarebbe stata considerata abbastanza dignitosa.

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