Atlantia, quanto costerà ai contribuenti?

Quanto saranno pagate le azioni che la società cederà adesso alla Cassa Depositi e Prestiti? Il M5s non si è posto il problema: è ancora fermo alla sua abolizione della povertà

di Domenico Cacopardo, 17.7.2020 italiaoggi.it lett. 4’

www.cacopardo.it - Troppe le pagine oscure nell'azione di questo governo, troppe e insondabili le circostanze nelle quali si adottano le decisioni, si scrivono i provvedimenti, si assegnano uomini e donne a incarichi di rilievo. Troppe le incoerenze e le contraddizioni.

Certo, si tratta di una coalizione di - un tempo - inconciliabili, il Pd, erede di Pci e di Dc e, nonostante il dominio incontrastato di una nomenklatura inossidabile, dotato di una certa decenza istituzionale, e i 5Stelle, una banda di avventurieri pronti a brandire qualsiasi causa, qualsiasi posizione pur di secondare un elettorato di contestatori, di scontenti e, spesso, di falliti della vita.

Ora la situazione -dal punto di vista governativo- sembra migliorata nel senso che un maggiore amalgama emerge anche per le quotidiane abdicazioni del Pd ai principi di una democrazia parlamentare come quella che i suoi antecedenti hanno contribuito a costruire. Del resto, Goffredo Bettini, il cervello pensante -l'unico- di questa nomenklatura bolsa e incapace di entrare in sintonia con la contemporaneità, si domandava nei giorni scorsi se il suo partito non fosse troppo succube del mondo imprenditoriale.

Il dubbio di Bettini sembra il paradosso di Zenone, quello di Achille piè veloce e della tartaruga: dimentico del serio rispetto del mondo imprenditoriale e produttivo che ha sempre animato il partito comunista, sin dai tempi di Togliatti e di Di Vittorio, l'intellettuale pdino teme un cedimento che, come ci si può rendere conto in ogni minuto, non c'è. C'è invece l'oblio dei principi dello Stato di diritto (del resto dimenticati negli anni 90, quando le truppe corazzate della giustizia combatterono - e furono vicini a vincere - per conto e nell'interesse degli ex comunisti per portarli - essi, «gioiosa macchina da guerra», Achille Occhetto dixit, al potere), di fronte alla novità grillina, tutta fondata sulla sostanziale destrutturazione della Repubblica parlamentare.

Rimane un mistero la disparità di trattamento tra il caso Autostrade e il Mose. Il meccanismo di difesa della laguna di Venezia dalle acque alte sembra sia stato il centro di una imponente attività corruttiva, che ha già portato alla condanna di varie personalità del passato a partire dal presidente della regione Veneto Galan. Orbene, scoppiato lo scandalo, lo Stato ha commissariato il Consorzio Venezia Nuova, concessionario della realizzazione delle opere e, quindi, centro delle attività corruttive di cui s'è detto.

Cosa ci si sarebbe aspettati da un governo efficiente e politicamente votato al ristabilimento della legalità amministrativa? Cosa ci si doveva aspettare dall'on.le Delrio, allora ministro delle infrastrutture e, quindi, autorità responsabile del presente e del futuro del Mose? Ci si sarebbe aspettato un intervento fondato su due linee: avviare una due diligence volta a determinare il delta tra i costi dell'opera e i pagamenti dello Stato. È pacifico che i pagamenti dello Stato coprissero i costi veri e la quota di euro destinata al pagamento di tangenti o di contributi alla politica. Una due diligence avrebbe permesso di stabilire l'entità del «rubato» rispetto alla reale spesa per lavori e progettazioni.

La seconda linea avrebbe dovuto rafforzare l'autorità vigilante Magistrato alle acque, rendendolo idoneo a esercitare le funzioni di ente concedente, cui prima, ridotto al lumicino, non aveva potuto fare fronte. Invece no, Delrio ha abolito il Magistrato alle acque, gettando alle ortiche l'unico strumento di cui il suo ministero disponeva sul territorio.

Il governo a partecipazione grillina, prima con Toninelli poi con la De Micheli non ha ripreso in mano il dossier. Correttamente, tuttavia, lo Stato ha assicurato il flusso finanziario necessario per completare l'opera. Per inciso, le lungaggini nella realizzazione del Mose al 95% derivano dai modesti flussi finanziari. Ogni volta l'appostazione in bilancio delle somme necessarie era il risultato di estenuanti trattative, nelle quali di certo contavano le promesse di dazioni illegali.

Quanto ad Autostrade, non c'è dubbio che il Ponte Morandi sia stato un evento tragico e un discrimine tra un prima e un dopo: il cambio di passo dello Stato concedente nei confronti del concessionario volto a rendere l'esercizio della rete molto più rispondente alle esigenze dell'utenza e dell'economia nazionale. Ieri i giornali si sono dilungati sulle responsabilità dei Benetton, constatando, secondo i casi, la loro estraneità o il loro pieno coinvolgimento.

Ma sul tavolo rimane il problema dei problemi. I canti di vittoria di Giuseppe Conte (oggi al vertice europeo: che Dio ce la mandi buona!) e di Alfonso Bonafede sono prematuri e infondati. Come sempre il diavolo si nasconde nella coda: quanto costerà allo Stato l'operazione? Quanto saranno pagate le azioni che Atlantia cederà alla Cassa Depositi e Prestiti?

Questi numeri, questi semplici numeri, ci diranno quanto l'operazione sarà stata in danno dei contribuenti e quanta demenzialità ci sia stata nel modo di procedere del governo e, quindi, dello Stato italiano.

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