La questione settentrionale è del Pd

Con la segreteria a trazione meridionalista il Partito democratico sta perdendo il nord

di Redazione 30.7.2020 ilfoglio.it lettura4’

E’ ormai evidente che il Partito democratico ha deciso il suicidio perfetto nel settentrione d’Italia, attraverso un contemporaneo tentato omicidio economico e politico del nord; che a differenza del primo ha meno probabilità di riuscita. Non c’è bisogno di Agatha Christie per scovare le prove. Peppe Provenzano, ministro pd per il Sud propone di adottare “da subito”, cioè dal 2020, sgravi contributivi del 30 per cento per le imprese del Mezzogiorno. Una “fiscalità di vantaggio” che dovrebbe attrarre capitali e fare emergere il nero, il cui costo verrebbe intanto coperto dai residui del fondo europeo React Eu, per poi ricorrere al Recovery fund, se Bruxelles dà l’ok. Peccato che finora questi fondi, che si chiamano di coesione perché destinati a colmare il gap tra le aree d’Europa, siano al sud sempre al di sotto della media nazionale quanto a soldi spesi, mentre risultano sempre largamente al di sopra per impegni. Provenzano riconosce che “l’impatto economico della pandemia è maggiore al nord, ma quello sociale peggiore al sud”. Ovvero: se il coronavirus si è divorato Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, in termini di vite umane e produzione, il sud ne soffrirà in termini di diseguaglianze. Anziché entrare nel merito di queste, dice il ministro del Pd, riduciamo i contributi previdenziali a carico delle imprese così si incanala il reshoring delle imprese in aree economicamente depresse.

Sia chiaro: sulla carta la proposta ha anche una sua logica. Negli Stati Uniti la fiscalità di vantaggio ha funzionato in alcuni stati, con i casi noti del Delaware e delle Hawaii. Ma sarebbe onesto ricordare che là gli stipendi non sono uguali e fissati da contratti unici (che coprono solo una parte dello stipendio, pubblica amministrazione compresa), a differenza che in Italia. Negli stati meno ricchi e con più basso costo della vita si guadagna meno che a New York e in California, i parametri vengono aggiornati annualmente e oggi vedono Houston, Texas, la città con maggior rapporto tra minori salari e minori costi per la popolazione. Non si comprende però l’attacco, scatenato nelle settimane scorse, nei confronti degli amministratori del Pd del nord come Beppe Sala che hanno posto il tema della differenziazione dei salari in base al costo della vita. Perché una proposta del genere sarebbe discriminante, mentre la “fiscalità di vantaggio” al sud no? E il Pd non si oppone in Italia all’autonomia differenziata (richiesta dalle regioni del nord) e in Europa alla concorrenza fiscale (fatta da altri stati)?

Ma non c’è solo questo. Il fronte degli sbarchi di migranti si è riaperto in modo più drammatico e paradossale del previsto. Gli hotspot siciliani sono saturi e in condizioni disumane per l’affollamento e il caldo, i clandestini scappano, le forze dell’ordine e l’esercito cercano di riprenderli e nel migliore dei casi dove li trasferiscono? In Piemonte e, fino a qualche settimana fa, a Jesolo, dove ci fu anche un focolaio di Covid. Chi ha escogitato questa ciambella di salvataggio lanciata a Matteo Salvini in picchiata ad un anno esatto dal Papeete? E perché il Pd ha lasciato a casa un ministro come Marco Minniti, che di rapporti con Tunisia e Libia ne sapeva più di tutti e gestiva i flussi migratori esterni e interni senza chiudere i porti, lasciar affogare i naufraghi e far scappare i migranti? Andiamo avanti. A settembre si voterà per le regionali in Veneto e Liguria. Senza gara la prima, la seconda poteva essere contendibile. Ma il governo, proprio a ridosso del completamento del viadotto di Renzo Piano, ha prodotto la paralisi del traffico a causa di un garbuglio di circolari e di nuove procedure per i collaudi. Come se non bastasse, in una regione con problemi infrastrutturali enormi, ha appoggiato la candidatura di un esponente vicino al M5s come Ferruccio Sansa da sempre contrario alle grandi opere. Lo scopo è rinsaldare l’alleanza di governo a Roma, più che conquistare la regione. Così la Liguria è quasi certamente persa, e con essa l’occasione di rimettere piede nel nord, ormai interamente in mano al centrodestra. Senza quel pezzo d’Italia, il più ricco, produttivo e popolato, non si può governare il paese. Se poi qualche amministratore del nord – di quelli capaci di vincere le elezioni e tra i più popolari del Pd come Bonaccini, Sala e Gori – pone qualche problema politico, dalla segreteria del partito gli viene risposto che dicono cose di destra. Il Pd ha una questione settentrionale enorme. Ma il problema più grave è che non se ne accorge.

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