Istat conferma la recessione, servono riforme

Nel decreto agosto c'è poco. Abolire quota 100 e reddito di cittadinanza: ora

di Redazione 30.7.2020 ilfoglio.it

Da febbraio a giugno il coronavirus è costato all’Italia 600 mila occupati, 100 mila più che a fine maggio. Il tasso di disoccupazione comunicato oggi dall’Istat sale all’8,8 per cento, sei decimali in più. Ma i dati ancora non si avvicinano alla realtà della situazione. Come nota la Bce, senza cassa integrazione (Cig) in larga misura sussidiata dallo stato avremmo il 25 per cento di disoccupati. E' vero che c'è il divieto di licenziamento, che verrà esteso. Ma dopo che cosa accadrà?

L’Istat nota a giugno un “consistente aumento di ricerca del lavoro” da parte di 149 mila persone inattive. La Cig ha riguardato il 42 per cento dei dipendenti, 8,1 milioni di lavoratori; è il dato più alto dell’eurozona dopo la Francia. Il mal comune unisce l’Europa. La Francia, scomputando la Cig, ha raggiunto ad aprile il 22,6 per cento di disoccupazione, pari a 6,15 milioni persone, per metà recuperata a maggio e giugno. La Germania ha subìto nel secondo trimestre un crollo del pil del 10,1 per cento, su base annua dell’11,7.

Il record negativo è della Spagna con oltre un milione di posti di lavoro persi nel secondo trimestre, particolarmente nel turismo; Madrid si aspetta a fine anno il 19 per cento di disoccupati. Su tutto grava poi il crollo del pil del secondo trimenstre negli Stati Uniti del 32,9 per cento. “Il più grande shock per la nostra economia a memoria d’uomo”, secondo il presidente della Fed Jerome Powell.

Domani in America scadono i sussidi federali e si attendono altri milioni di disoccupati (non a caso Donald Trump ha addirittura chiesto il rinvio delle elezioni presidenziali). I governi puntano al 2021. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si sbilancia a prevedere una crescita del 13 per cento del pil. Ma la situazione dovrebbe imporre di agire su due obiettivi: non perdere tempo in questioni inutili e attuare anche provvisoriamente ogni misura che dia lavoro (quindi rottamare controriforme come Reddito di cittadinanza, decreto Dignità e Quota 100).

La Germania uscì dalla recessione degli anni Novanta con riforme strutturali come i minijob e le quattro leggi di flessibilità intitolate a Peter Hartz. Nell’agenda del governo, che prepara un nuovo decreto ad agosto, c’è poco. E ancor meno in quella dell’opposizione.

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