Quel che resta dei grilliniL’accordo col Pd è fatto, ma siamo sicuri che il Movimento esisterà ancora nel 2021?

La resurrezione del nostro scassato bipolarismo, attraverso il Sì della piattaforma Rousseau agli accordi con i “partiti tradizionali”, viene data da tutti per scontata. Ma spogliato della sua carica anti-sistema, di ogni regola anti-Casta, il M5S sembra un Udeur più grosso

Flavia Perina, 15.8.2020 linkiesta.it lettura 3’

Dice Nicola Zingaretti che l’accordo generale c’è, ma il Pd non sosterrà mai Virginia Raggi a Roma. In effetti, il piano per Roma sembra più machiavellico: affondare Virginia al primo turno – affidando alla città il compito di farla fuori – per portare al ballottaggio uno scontro destra-sinistra che dovrebbe consentire al M5S di accodarsi al candidato democratico senza traumi, dando l’idea che lo fa per il bene comune, per fermare i barbari alle porte, per salvare la Capitale dal ritorno di “quelli di parentopoli”. Chissà se funzionerà. Chissà, soprattutto, se quando si arriverà al voto del 2021 per le grandi città il M5S esisterà ancora come forza elettoralmente significativa, capace se non di prendersi tutto – come accadde alle amministrative di cinque anni fa – almeno di determinare vittorie, di incidere sui risultati.

La resurrezione del nostro scassato bipolarismo attraverso il Sì della Piattaforma Rousseau agli accordi con i “partiti tradizionali”, nella fattispecie il Pd, viene data da tutti per scontata. Ma il referendum grillino di Ferragosto conferma soprattutto la labilità e lo smarrimento della mitica base M5S, che solo nel 2018 votò in modo plebiscitario (98 per cento) a favore dell’accordo con Matteo Salvini e adesso, appena due anni dopo, si pronuncia a larga maggioranza (59,9 per cento) in favore di un blocco costruito all’esclusivo scopo di tagliare la strada al Capitano.

 

 

È questa fragilità che fa dell’accordo qualcosa di molto diverso dai precedenti patti col diavolo stipulati un po’ da tutti per tenersi il potere. Nessuno di noi sa se il M5S sopravviva ancora nella società civile e nelle scelte elettorali degli italiani, e soprattutto dei romani. I sondaggi elettorali lo danno al 18 per cento, già dimezzato rispetto alle ultime Politiche, ma è ragionevole nutrire dubbi anche su questa percentuale. Spogliato della sua carica anti-sistema, di ogni regola anti-Casta, estirpato il radicalismo populista, abbandonata l’ideologia della decrescita felice, riconciliato alle grandi opere – non più teleferiche di quartiere ma addirittura tunnel sottomarini! – e insomma: trasformato in un Udeur più grosso, il M5S può continuare a esistere e a incidere?

La storia italiana ci dice che si possono riconvertire a un sistema di alleanze persino forze che accarezzano la rivoluzione secessionista (la Lega di Umberto Bossi), la critica all’atlantismo (l’antico Pci), l’estraneità alla Costituzione (il vecchio Msi). Ma il populismo no, il populismo se trapiantato nella serra della democrazia in genere appassisce. L’esempio classico è il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, che nel dopoguerra fece scintille nelle urne salvo sparire letteralmente appena cercò intese opportunistiche prima con Alcide De Gasperi e poi addirittura con l’arcinemico Palmiro Togliatti. E’ un esempio che si dovrebbe tenere a mente quando si decantano le prospettive del fidanzamento appena formalizzato nella politica italiana.

A Roma, poi, l’onda grillina fu fondata soprattutto sul “voto di vendetta” contro i precedenti padroni della città. Quel tipo di sentimento, al prossimo giro, è fatalmente destinato ad abbattersi sul M5S. Scommettere sulla possibilità che una candidatura espressa dal fronte sovranista – magari un “civico” di lusso – possa essere sbaragliata da un’intesa tra le nomenclature cittadine della sinistra e dei pentastellati, sembra davvero azzardato. Lo schema del patto contro i Lanzichenecchi poteva funzionare in Emilia Romagna, non nella Capitale, dove peraltro i Lanzichenecchi sono di casa, storicamente padroni del corpaccione delle periferie e sconfitti nelle ultime due tornate solo dalle loro divisioni interne e dal gran casino combinato con le candidature.

Bisognerà inventarsi qualcos’altro, se ci si riesce. E soprattutto tenere a mente la vecchia differenza tra Palazzo e Paese: a Montecitorio o Palazzo Madama il M5S è ancora forza di maggioranza relativa, perno quasi obbligatorio di ogni maggioranza; altrove non sappiamo quanto conti. Nella Capitale men che mai: nei tempi d’oro si prese con facilità il cuore di tutti gli scontenti, di destra, di sinistra e di centro, fu un’ubriacatura collettiva di protesta, speranza, voglia di cambiamento, ma adesso che la sbornia è passata, chi può dire dove stiano andando quei voti?

Commenti   

#3 riki 2020-08-17 15:11
Ecco il Grande Pensiero del M5s: loro centro del futuro d'Italia e occupazione delle Istituzioni.E oi uno dice che bisogna fidarsi dei nuovi politicanti !
"Il Pd vuole solo comprarci con le poltrone, ma Crimi e il M5s sono con me". Parla Mercorelli
Il candidato grillino alle regionali è irremovibile. "I dem mi offrono quattro spiccioli per sostenere Mangialardi. Ma noi puntiamo a essere ago della bilancia: se saremo decisivi, alleanze con chiunque" da ilfoglio.it
#2 riki 2020-08-17 09:33
E se i parlamentari grillini, adesso che non c'è più il divieto del secondo mandato, si accorgessero che la loro nomina è in forse, anzi sicuramente no ? E che votassero per il No al referendum ?
E se qualche Si come la Gelmini di FI puntassero a seminare gazzarra nel circolo dei grillini ? Ch casino !
Corvo
#1 riki 2020-08-16 17:09
Marco Canestrari @marcocanestrari
Parliamoci chiaro: Beppe Grillo, con la vita già segnata per aver colposamente assassinato una famiglia di suoi amici, ha solo bisogno di protezione per il figlio accusato di stupro. Non dirà né farà mai più nulla che possa lontanamente infastidire qualcuno al potere.
CHE BOTTA TREMENDA PER GRILLO, DA UN SUO EX BRACCIO DESTRO
Aug 15, 2020 da www.dagospia.com

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