Dalla burocrazia ai tempi della giustizia: le inefficienze pesano 200 miliardi l'anno, più dell'evasione (delle tasse e imposte)

La Cgia di Mestre chiede di alleggerire il fisco e gli impegni delle imprese, chiamate a una difficile ripartenza dopo la pandemia

29.8. 2020 larepubblica.it lettura 3’

MILANO - Il ministro Gualtieri l'ha detto chiaramente: la prossima manovra di Bilancio, che avrà al suo cuore un primo intervento in materia di sistema fiscale, dovrà auto-sostenersi. Dopo i 100 miliardi messi sul piatto per le misure anti-Covid, con l'emergenza del lavoro in testa, non c'è spazio per fare ulteriore deficit. Molti puntano subito al recupero dall'evasione come serbatoio per garantirsi gettito senza ricorrere ai mercati. Ma la Cgia di Mestre torna a batter sulla possibilità di recuperare dagli sprechi e dalle inefficienze della stessa PA, che a detta dell'associazione di artigiani valgono più della stessa prassi di occultare imponibile all'occhio dell'Erario.

"Stando ai dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, l'evasione fiscale presente in Italia è stimata in circa 110 miliardi di euro all'anno. Un importo paurosamente elevato che, comunque, appare decisamente inferiore agli oneri che i cittadini e le imprese subiscono in virtù degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze presenti nella nostra PA. Scorrendo i risultati di alcuni studi condotti da una mezza dozzina di istituzioni di ricerca molto autorevoli, il danno economico in capo ai contribuenti italiani sarebbe di oltre 200 miliardi di euro all'anno. Si tratta di una dimensione economica quasi doppia rispetto all'evasione", dice la Cgia. Dati che, aggiungiamo, non vanno certo confrontati per sostenere che sul fronte dell'evasione tutto possa andare avanti così come sempre e che per questo siano 'più tollerabilì quei 110 miliardi che ogni anno non entrano nelle casse pubbliche.

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Ma da dove arriva questa stima sulle inefficienze? La Cgia sintetizza le analisi di fonti nazionali e internazionali delle quali ha tenuto conto:

il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA (burocrazia) è pari a 57 miliardi di euro (Fonte: The European House Ambrosetti);

i debiti commerciali della PA nei confronti dei propri fornitori ammontano a 53 miliardi di euro (Fonte: Banca d'Italia);

il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro all'anno (Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti);

se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi di euro all'anno (Fonte: CER-Eures);

sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di abbassare la nostra pressione fiscale alla media UE (Fonte: Discussion paper 23 Commissione Europea);

gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità costano alla collettività 23,5 miliardi di euro ogni anno (Fonte: ISPE);

gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all'anno (Fonte: The European House Ambrosetti-Ferrovie dello Stato).

Il senso di ricordare questi spieghi è chiarito dal segretario della Cgia, Renato Mason, che appunto batte il tasto dell'alleggerimento fiscale per le imprese. "Per molte imprese - dichiara - il prossimo autunno sarà uno stress test molto delicato. Probabilmente, tante faticheranno a superare questa fase così difficile legata agli effetti della crisi sanitaria; alcuni segnali, infatti, non lasciano presagire nulla di buono. Il Governo, tuttavia, deve assolutamente mettere mano il prima possibile al nostro sistema fiscale, riducendone il prelievo e il numero di adempimenti che continuano ad essere troppi e spesso difficili da espletare. Con meno tasse e una burocrazia fiscale più soft si possono creare le condizioni per far ripartire l'economia. Senza dimenticare che il nostro Paese si regge su un tessuto connettivo formato da tantissime Pmi che faticano a ottenere una risposta agli innumerevoli problemi che condizionano la loro attività lavorativa"

Commenti   

#1 riki 2020-08-29 19:36
(ANSA) -, 13 AGO - "Invece di consentire di pagare i dividendi attraverso i fondi fiscali, l'obiettivo ora è quello di utilizzare i fondi per salvare vite umane, alleviare la povertà e preservare posti di lavoro. Invece di tornare alla 'normalità' del profitto dell'economia neocapitalista, .. ora è la coraggiosa trasformazione dell'economia in una vera economia sociale di mercato". E' la risposta alla pandemia elaborata dall'Ordine francescano dei Frati Minori, in un'analisi pubblicata sul proprio sito a firma di padre Johannes B. Freyer, del Centro Missionario tedesco, ". "La crisi di questa pandemia ha dimostrato chiaramente che la precedente pratica del capitalismo non può far fronte ad una tale situazione - spiega -. A quanto pare, è giunto il momento di mettere in discussione il sistema economico neoliberale e i suoi dogmi di crescita senza fine, e di prendere sul serio altre strutture e meccanismi".

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