SI e NO.Uno spasso il referendum che fa ballare i no e i finti puristi dell’antipopulismo

Gli intransigenti del no al taglio dei parlamentari si augurano con sfumature diverse di avere un aiuto da parte dei populisti per poter battere i populisti. Altre note di comicità da Salvini, dai meloniani, dai dissidenti di FI e dal mondo di Repubblica

di Claudio Cerasa 31.8.2020 ilfoglio.it

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La gustosa battaglia culturale che si sta combattendo attorno al referendum sul taglio dei parlamentari offre notevoli spunti di interesse non solo per le ragioni di carattere costituzionale che dovrebbero spingere a votare sì (perché mai regalare ai populisti una battaglia per l’efficienza del Parlamento che tutto è tranne che populista?) ma anche per ragioni legate a una sempre più evidente carrellata di scene tipiche di una nuova e involontaria comicità politica. Il primo fronte spassoso da mostrare con divertimento è quello dei famigerati puristi dell’antipopulismo, che dopo aver affermato di voler sabotare il referendum costituzionale a colpi di no, in nome per l’appunto dell’antipopulismo, si ritrova a combattere fianco a fianco con una truppa niente male di populisti, che parte dai campioni del Palasharp (da Libertà e Giustizia ad Asor Rosa) e finisce alla flotta degli anti euro (Borghi e Bagnai). I puristi dell’antipopulismo, che tendono ogni tanto a trasformare l’antipopulismo in una battaglia a sua volta populista (Carlo Calenda per motivare il suo no al referendum costituzionale ha fatto proprio il lessico anti casta dicendo, in un’intervista a Repubblica, di voler votare no perché la vera “casta” ormai è il M5s), oggi non lo possono dire fino in fondo, ma hanno un sogno nel cassetto che faticano a nascondere.

E basta leggere con attenzione in questi giorni le pagine di Repubblica (schierata per il no) per capire che il partito del no sarebbe in fondo più che contento se la truce Lega del populista Salvini piuttosto che schierarsi per il sì (populisti!) si schierasse per il no (illuminati!). Sono spassosi gli antipopulisti che sognano di avere una mano dai populisti puri per proteggersi dal populismo di governo. Sono spassosi gli antipopulisti che combattono il sì al referendum sostenendo di voler proteggere la democrazia rappresentativa – dimenticando però che l’organo che rappresenta la democrazia rappresentativa, il Parlamento, ha votato con cifre record la riforma costituzionale (al Senato nella seconda votazione i sì sono stati 180 su 231 presenti, ovvero il 77,9 per cento e il 56 per cento dei componenti nel loro complesso, mentre alla Camera i sì, 553 su 569 presenti, hanno raggiunto il 97,2 per cento, quasi l’88 per cento dei componenti), e dimenticando pure che aver rispetto della democrazia rappresentativa significa anche evitare che le scelte della democrazia rappresentativa vengano costantemente minate dalla democrazia diretta (e mai come oggi votare no confermerebbe l’irriformabilità delle nostre istituzioni politiche). Ma lo sono, un po’ spassosi, anche certi populisti, che si rendono conto di che trappola mortale sia per loro questo referendum costituzionale.

    

Il discorso non vale tanto per Giorgia Meloni ma vale prima di tutto per Matteo Salvini, impegnato oggi in una battaglia che ricorda da vicino quella che nel 1991 provò a combattere Umberto Bossi ai tempi di un altro referendum: quello per la riduzione dei voti di preferenza. All’epoca, la Lega non era contraria a quella riforma, poi Umberto Bossi sospettò che fosse un rischio dare ai propri elettori la stessa indicazione di voto del Pds e del Pli e così invitò i leghisti ad andare al mare. I leghisti invece non andarono al mare e contribuirono a far trionfare il sì. Salvini oggi si trova in una situazione simile: ha votato sì in Parlamento ma capisce che una vittoria del sì rafforzerebbe più la coalizione dei suoi nemici che quella dei suoi alleati e per questo ha scelto di posizionare la Lega su un messaggio che più spassoso non si può: noi siamo per il sì, ma se volete votare per il no noi non ci offendiamo. Spassosa è la Lega, spassosa è la posizione di Fratelli d’Italia (il partito di Giorgia Meloni sostiene di voler votare sì al taglio dei parlamentari utilizzando le stesse argomentazioni contro le quali combatteva nel 2016 ai tempi di un altro referendum costituzionale, quello di Renzi: i meloniani oggi dicono che una riforma che contiene cose giuste la si deve votare anche se imperfetta mentre nel 2016 dicevano che quando si riforma la Costituzione una riforma imperfetta semplicemente non la si può votare). Ma spassosa è anche la posizione dei dissidenti di Forza Italia, che dopo aver votato no alla riforma complessiva della Costituzione nel 2016 oggi sostengono di voler votare no al taglio del numero dei parlamentari perché – oplà! – senza una riforma complessiva della Costituzione non si va da nessuna parte (e non è male neanche Romano Prodi, che pur ribadendo di condividere il taglio al numero dei parlamentari invita a non votare la riforma che taglia il numero dei parlamentari). E spassosa è anche la posizione di alcuni renziani, che dopo aver costruito nel 2016 buona parte della campagna elettorale a favore del referendum costituzionale suggerendo di votare sì per “tagliare le poltrone” oggi invitano a votare nì giudicando non solo la riforma incompleta (giusto) ma anche populista il taglio delle poltrone (meno giusto).

    

Il purissimo fronte del no al taglio (e del no al populismo) si augura dunque con sfumature diverse di avere un qualche aiuto da parte dei populisti per poter battere i populisti. E più passeranno i giorni e più molti intransigenti del no si accorgeranno forse di una verità difficile da negare: combattere contro il taglio dei parlamentari non ha come controindicazione solo quella di regalare ai populisti una battaglia che populista non è, ma ha anche quella di perseguire lo stesso disegno che sotto sotto coltiva il re dei populisti: trasformare il referendum in una formidabile battaglia per far cadere il governo. Niente male come battaglia antipopulista.

.COMMENTI

31 Agosto 2020 - 13:43

Si, si direttore, tutto giusto. Ma io voterò no!

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Rispondieleonid

31 Agosto 2020 - 13:38

Si o no; no o si! Questo è il dilemma ! Ridimensionare il parlamento quando si è in corsa ,non si capisce ,per il semplice elettore, per fare cosa. Ma allora quando ! Si potrebbe obiettare! Noi tentiamo di fare cose nuove quando ci troviamo in emergenza confusionale. C'è il Covid, non c'è lavoro, non sappiamo come posizionarci sullo scacchiere internazionale, e di cosa ci preoccupiamo per risparmiare 80 - 100 milioni all'anno per pagare gli stipendi dei nostri strampalati parlamentari : di ridurne il numero e creare nuovi disoccupati. Sta qui tutta la nostra creatività di dare uno scossone per una giusta e corretta politica ? O è solo ammuinna?

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RispondiGustori

31 Agosto 2020 - 13:21

Caro direttore, stimo spesso i suoi pezzi, ma questo tono a presa in giro "alla Travaglio" non le si addice. Il suo giornale ospita sostenitori del si e sostenitori del no. Benvenuti gli argomenti per le due parti, ma non le battutine. Personalmente credo, come molti commentatori qui accanto, che questa riforma sia puro populismo, e che servirebbe avere 600 parlamentari in una camera, mentre averne 400+200 non farà risparmiare nulla e renderà ancora più lento il processo legislativo, già oggi fatto quasi soltanto di leggi delega o di decreti legge, dunque dato in gestione al governo in evidente spregio della separazione dei poteri.

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RispondiGiovanni Attinà

31 Agosto 2020 - 13:08

Per i politici italiani la carta stampata dovrebbe pubblicare una rubrica intitolata"Prime e dopo", con le dichiarazioni fatte nell'epoca delle campagne sulla riduzione dei parlamentari e dell'eliminazione del bicameralismo e quelle fatte , in vista di questo referendum. Vale anche per tanti editorialisti e noti commentatori dei vari giornali. Che poi la nostra Costituzione, inapplicata negli articoli più importanti, debba essere riformata è pure vero, ma, per evitare, i rituali dei parlamentari, a seconda la convenienza, bisognerebbe eleggere un'assemblea Costituente, con gli eletti da eleggere sulla base dell proposte che portano avanti.

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Rispondigalletti54

31 Agosto 2020 - 13:03

Caro Cerasa , questa volta non concordo. Si vota no e punto, per contestare una semplificazione pericolosa. Con chi non conta. Lei sarà in compagnia di Grillo, Salvini , Meloni e Zingaretti.... Senza rancore

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RispondiPAOLO FRANCESCO PERRI

31 Agosto 2020 - 12:48

Il mio No è motivato dal fatto che ridurre il numero dei parlamentari (che sarebbe più che giusto) mantenendo il sistema con le due camere che hanno le stesse funzioni significa imboccare una via che peggiorerà e renderà ancora più superato, inefficiente e non proiettato al futuro il sistema di repubblica parlamentare. Votai Si convinto nel 2016, perdemmo tutti, ora non peggioriamo le cose.

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RispondiSaura

31 Agosto 2020 - 12:00

Non concordo, direttore. Rappresento me stessa, e non ho secondi fini politici.Secondo me, una battaglia populista si definisce tale quando tende a risolvere un problema complesso con una soluzione semplice, come questa. Voterò no, e la compagnia non m'interessa, sono libera nel mio giudizio. Le conseguenze sul voto del Presidente della Repubblica, dando per scontato che non ci sarà nessuna riforma del sistema elettorale (non riusciamo nemmeno a far ripartire la scuola in sicurezza), voto nel quale il peso della rappresentanza delle Regioni peserà maggiormente che ora, non sono così trascurabili.

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Rispondistefano.fumiatti

31 Agosto 2020 - 13:33

Cara lettrice Saura concordo pienamente con il suo commento, anche a me non interessa affatto la 'compagnia' e voterò convintamente NO!. Le forse politiche tutte hanno avuto un anno di tempo per apportare quelle modifiche di regolamenti e rappresentatività che avrebbero reso forse più gestibile il 'taglio' dei parlamentari e nulla è stato fatto ne lo sarà, secondo me, da qui al termine della legislatura. Al Direttore che teme che una vittoria del No, o una sua forte affermazione, che spero, possa indebolire l'attuale governo rispondo che invece, secondo me, un buon risultato del NO unito ad una debacle del M5S potrebbe dare al PD e a IV molto più 'potere' negoziale.

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RispondiAndrewAndrew

31 Agosto 2020 - 11:03

Sig. Cerasa penso che col Sì consegneremmo su un piatto d’oro ai partiti la facoltà di mandare in Parlamento non i più bravi, onesti e preparati, virtù peraltro in via d’estinzione, ma i più obbedienti, teleguidati, disoccupati plagiati dal compenso ricco, gregari selezionati ad hoc. Del resto, la democrazia vive di quantità, di moltitudine, di gran numeri. A restringerla come fa il referendum senza cambiare il resto, senza un riequilibrio del dettato solo per dare in pasto al popolino qualche scranno risparmiato. E' ora di dire basta ai rammendi demagogici, illusivi, pericolosi, la democrazia non vive di pezze a colori, di punizioni come il Colosseo dei gladiatori, di convenienze ipocrite, di vendette, ma di chiarezza, pluralismo, libertà e semplicità di procedure, pesi e contrappesi, separazione dei poteri, di giuste proporzioni, di garanzie per tutti a partire da chi sta indietro, di Stato di diritto, che coi soldi non c’entra un tubo. NO!

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RispondiAndrewAndrew

31 Agosto 2020 - 10:51

La materia costituzionale non può essere svilita fino a diventare argomento di mera propaganda elettorale sig. Cerasa. La Costituzione è il portato della civiltà di un popolo e ogni sua revisione deve essere supportata dal massimo consenso possibile.183 costituzionalisti italiani firmano un documento per il No al referendum, nel quale illustrano i problemi tecnici e i rischi per i principi fondamentali della Costituzione che la riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari comporta. Il taglio lineare prodotto dalla revisione incide sulla rappresentatività delle Camere e crea problemi al funzionamento dell'apparato statale. Il testo scaturisce da un'iniziativa autonoma e totalmente indipendente sia dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (CDC), sia dal Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento, così come da ogni altro ente, organismo e associazione, esprimendo considerazioni frutto esclusivamente dell'elaborazione collettiva dei sottoscrittori. NO!

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RispondiAndrewAndrew

31 Agosto 2020 - 10:36

Cosa hanno in comune il prolungamento dello stato d’emergenza che affida poteri straordinari al Governo, le immagini diffuse dai media delle notti brave al “Billionaire” e le scene di guerriglia urbana dei teppisti rossi che a Cava de’ Tirreni hanno lanciato sedie e bottiglie per impedire a Salvini di tenere il suo comizio elettorale? Non perdetevi in ragionamenti complicati, svelo l’arcano. La risposta è: la sincope della democrazia. I fatti menzionati sono scansioni di un’opera di progressivo annichilimento della libertà democratica per mano non di una fantomatica Spectre ma di una matrice a noi ben nota: la sinistra italiana.Non potendo formalmente abrogare le urne, l’astuzia degli epigoni dell’ibrido cattocomunista ha concepito rimedi che si sono rivelati egualmente efficaci. Per il compimento di questa parte del lavoro il tiranno si avvale del più subdolo dei suoi cortigiani: il circuito dei media di regime, Cerasa imperat. NO!

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