1-Referendum cosa cambia se passa la riforma, di quanto si modifica, sul piano quantitativo, il rapporto tra eletti ed elettori?
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- Categoria: Italia
2-Come si modifica l’equilibrio tra i partiti se verrà approvata anche la riforma del sistema elettorale?
www.cattaneo.org 31.8.2020
2-Che succede se passano sia la riforma costituzionale che la riforma elettorale
proporzionale?
Per rispondere al secondo quesito, abbiamo prodotto alcune simulazioni a partire dalle
intenzioni di voto alle future elezioni politiche registrate per i principali partiti.
Nella Fig. 1 è riportata, per ogni partito, la media delle intenzioni di voto nei sondaggi condotti nel
mese di agosto. Come si può vedere, la Lega resta, seppur in flessione, il primo partito
con il 25,8% dei consensi, seguita dal Pd con il 20,3% e dal M5s bloccato al 15,8%. Il
consenso per Fratelli d’Italia continua a crescere (oggi al 14,8%), mentre si conferma in
calo Forza Italia, al 6,5%. Infine, gli altri partiti presi in considerazione si aggirano tutti
attorno alla soglia “critica” del 3% (Azione: 3,1%; Italia viva: 3%; Leu + La sinistra: 3%),
con l’unica eccezione di +Europa che non supera l’1,5%.
Questo il quadro nazionale.
Il livello regionale si presenta invece più dinamico e variegato. Per stimare l’attuale consenso dalle liste (sempre alle elezioni Politiche) in ciascuna
regione italiana, abbiamo “ponderato” le intenzioni di voto registrate sul piano nazionale
sulla base della distribuzione dei consensi ottenuti dai partiti alle elezioni Europee del
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maggio 2019. Come mostra la Fig. 2, si conferma la complementarità geografica dei consensi per la Lega, molto più forte nelle regioni settentrionali, con quelli del Movimento 5
stelle, che ottiene oltre il doppio dei voti nelle regioni a sud di Roma. Per gli altri partiti,
la distribuzione dei consensi è distribuita in modo lievemente più omogeneo sul territorio, anche se il Pd si conferma più forte nelle (ex) “regioni rosse” di Emilia-Romagna e
Toscana, mentre sia per Fratelli d’Italia e Forza Italia si nota uno sbilanciamento dei
consensi nelle regioni meridionali.
Le informazioni relative alla distribuzione regionale delle intenzioni di voto ai partiti
sono importanti, come vedremo, soprattutto per quanto riguarda l’elezione del Senato
che, secondo la proposta a firma dell’On. Giuseppe Brescia (M5s) [AC 2329], tornerebbe
ad essere effettuata in aderenza letterale al dettato costituzionale “su base regionale” ovvero con distribuzione dei seggi alle forze politiche all’interno di ciascuna regione.
La prima simulazione che abbiamo elaborato tiene conto della riduzione dei parlamentari (da 630 a 400 per la Camera dei deputati e da 315 a 200 per il Senato) e della citata
proposta, che prevede l’introduzione di un sistema elettorale proporzionale con soglia di
sbarramento al 5%. Ma mentre per la Camera l’assegnazione dei seggi avverrebbe in un
collegio unico nazionale, per il Senato i seggi verrebbero distribuiti distintamente regione
per regione. In aggiunta alle previsioni a tutela della rappresentanza delle minoranze
linguistiche, è previsto anche uno specifico “diritto di tribuna” per quei partiti che, pur
non essendo riusciti a superare le soglie di sbarramento al livello nazionale, abbiano ottenuto consensi particolarmente elevati in alcune circoscrizioni.
Fig. 1. Intenzioni di voto ai partiti alle elezioni Politiche (agosto 2020)
Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo. Media dei sondaggi condotti sul piano nazionale da Swg, Euromedia Research, Demos e Termometro politico.
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Le simulazioni riportate nella Fig. 3 si riferiscono a due diverse ipotesi: che la soglia
venga effettivamente fissata al 5%, come previsto dal progetto Brescia, oppure che venga abbassata al 3%. Come si può vedere, in entrambi i casi i partiti di centrodestra avrebbero una risicata maggioranza di seggi sia alla Camera che al Senato
(tra il 51% e il 55%). In tutti i casi, nella costruzione della maggioranza risulterebbe
determinante (cioè, “pivotale”) Forza Italia che, pur indebolendosi sia in termini di voti
che di seggi rispetto alle elezioni del 2018, potrebbe controllare una quota di parlamentari decisiva per la formazione di un governo di centrodestra. E questo varrebbe sia alla Camera che al Senato.
Secondo le nostre simulazioni(per i dettagli, si vedano le tabelle raccolte in Appendice),
se la soglia di sbarramento venisse abbassata dal 5% al 3%, si assisterebbe all’aumento
della frammentazione parlamentare perché accederebbero alla ripartizione dei seggi anche Italia viva di Matteo Renzi, Azione di Carlo Calenda e la lista di sinistra (Leu+La sinistra). La possibile coalizione formata attorno al Partito democratico e al M5s diventerebbe al tempo stesso potenzialmente più larga e più fragile. Alla Camera si creerebbe quindi una situazione di stallo, con una sostanziale simmetria di forze tra centrodestra e centrosinistra “giallorosso”. Al Senato, invece, continuerebbe a prevalere, sebbene in misura ancora più risicata, il centrodestra (vedi Tab. 3). Ma se i tre partiti scoprissero dopo
le elezioni di aver fatto una scommessa sbagliata, di essersi fidati troppo dei sondaggi, e
rimanessero anche di poco sotto la soglia del 3%, questo si rivelerebbe lo scenario peggiore per il centrosinistra e ovviamente migliore per il centrodestra.
Fig. 2. Stima delle intenzioni di voto alle elezioni Politiche per regione (valori della
media nazionale ponderati in base ai risultati delle Europee 2019 a l)
Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo.
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In ogni caso, mantenendo un bicameralismo simmetrico e paritario, con entrambe le camere chiamate a dare la fiducia al governo, l’introduzione di un sistema elettorale proporzionale renderebbe sempre più determinanti i partiti “minori” di centro (come Forza Italia, Azione o Italia viva), in grado di condizionare, con il loro “potere di ricatto”, la formazione e la sopravvivenza dei governi.
Fig. 3. Simulazione sulla composizione del parlamento dopo l’eventuale riduzione
del numero di parlamentari.
Fonte: Istituto Cattaneo. Nota: La ponderazione regionale per le liste di Italia viva e Azione è stata fatta
prendendo come base di riferimento i risultati di +Europa alle elezioni Europee del 2019 (nelle regioni
al voto il 20-21 settembre, sono state considerate anche le intenzioni di voto alle prossime Regionali).
Non sono considerati i seggi dei parlamentari eletti all’estero e della Valle d’Aosta.
Fig. 4. Simulazione con alleanza fra Italia viva (Iv), Azione (Az) e +Europa (+Eu).
Fonte: Istituto Cattaneo. Nota: La ponderazione regionale per l’alleanza tra Italia viva, Azione e +Europa
è stata fatta prendendo come base di riferimento i risultati di +Europa alle elezioni Europee del 2019.
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La situazione di quasi perfetto equilibrio tra centrodestra e “nuovo centrosinistra” sarebbe ulteriormente confermata se Italia viva, Azione e +Europa decidessero di coordinarsi/allearsi al fine di superare la soglia di sbarramento del 5%. Soprattutto alla Camera, verrebbe ulteriormente confermata la posizione cruciale e potenzialmente determinante, da un lato, di Forza Italia e, dall’altro, di questa ipotetica alleanza (Fig. 4). In pratica, le componenti che oggi risultano più penalizzate dagli elettori riguadagnerebbero un ruolo cruciale nella formazione dei governi.
Non abbiamo stimato cosa cambierebbe se il numero complessivo dei parlamentari fosse
ridotto e rimanesse in vigore la legge “Rosato”. Il calcolo sarebbe inutilmente complesso e azzardato, perché avremmo dovuto simulare il ridisegno dei collegi, e perché gli effetti di quel sistema dipendono molto dalla composizione delle coalizioni.
D’altro canto, al contrario di quanto viene dato spesso per scontato nel dibattito pubblico,
dopo la riduzione del numero complessivo dei parlamentari, il grado di “disproporzionalità” (la distorsione tra percentuale di voti ricevuti da ciascun partito o coalizione e corrispondente percentuale di seggi) della legge elettorale attualmente in vigore (Rosato) resterebbe sostanzialmente inalterata, a condizione che, come è ovvio, venga effettuato l’adeguamento tecnico del numero e del perimetro dei collegi. La legge Rosato assegna infatti il 37% di seggi in collegi uninominali. La riduzione del loro numero assoluto non
altererebbe le probabilità di vittoria di ciascun partito o coalizione in ogni collegio. Sia per la Camera che per il Senato, la legge “Rosato” assegna l’ulteriore 63% dei seggi sulla base del totale dei voti ricevuti da ciascun partito che abbia superato la soglia nazionale del 3%, regione per regione. Quindi, con la riduzione del numero complessivo dei parlamentari, i partiti minori avrebbero maggiori difficoltà a ottenere seggi in quota proporzionale nelle regioni più piccole. Si tratterebbe di un effetto marginale e facilmente attenuabile eliminando, solo in quelle regioni, i collegi uninominali. Con tutta evidenza, non
Tab. 3. Maggioranze di centrodestra alla Camera e al Senato derivanti dalle simulazioni
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è questa la ragione per la quale i partiti di governo si propongono di approvare ora un
sistema puramente proporzionale.
È certo che se fosse in vigore un sistema elettorale misto, che affianca cioè alla componente proporzionale una componente maggioritaria, come la legge Rosato o come la
legge Mattarella, in base alle intenzioni di voto stimate oggi dai sondaggi, si potrebbe
determinare una chiara, confortevole maggioranza, alla Camera e al Senato, di uno dei
due schieramenti. Si tratterebbe con più elevata probabilità dello schieramento di centrodestra
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