LE REGIONALI IN VENETO. 1-Così Salvini ordina di boicottare la lista di Zaia, ma i leghisti veneti se ne infischiano
- Dettagli
- Categoria: Italia
2-LA LISTA “ZAIA PRESIDENTE” È DATA AL 34,5%, 11 PUNTI IN PIÙ DI QUELLA DELLA LEGA.
4.9.2020 da Il Foglio e Dagospia-coriere della sera lettura 7’
1-Così Salvini ordina di boicottare la lista di Zaia, ma i leghisti veneti se ne infischiano
"Fate campagna elettorale solo per la lista Lega", impone il segretario, che prova ad arginare il trionfo del governatore. Le tensioni con Lorenzo Fontana e quel giudizio sprezzante di Zaia sui fedelissimi del Capitano
di Valerio Valentini 4 Settembre 2020 ilfoglio.it
Roma. A leggerla così, alla lettera, pare un’indicazione perfino banale. “Si ribadisce che tutte le sezioni devono fare campagna elettorale solo per la lista Lega”, è stato il dispaccio che Matteo Salvini ha fatto pervenire a tutti i presìdi del Carroccio in giro per il Veneto. E però nessuno degli iscritti tra Venezia e Belluno, nessuno dei militanti impegnati nella campagna elettorale in vista del 20 settembre, quella raccomandazione diramata dal commissario regionale Lorenzo Fontana ha ritenuto di leggerla solo così, alla lettera. “E’ la dimostrazione che Salvini ha una gran paura che la lista di Zaia surclassi quella della Lega”, dice un vecchio colonnello della Liga, fedelissimo del governatore.
E così in molte sezioni del Carroccio s’è subito diffuso un certo scetticismo. Perché, al di là dei tatticismi, un po’ dovunque diventa davvero arduo discernere, e se anche lo si facesse davvero si finirebbe per esasperare quelle tensioni che Salvini e Fontana vorrebbero sopire. A Venezia e dintorni, per esempio, sarebbe ben difficile per tanti militanti non fare campagna per Francesco Calzavara, dieci anni sindaco di Jesolo per la Liga ed eletto in Consiglio regionale con la lista Zaia già cinque anni fa, figura storica del partito in laguna. A Treviso, dove Zaia ha infarcito la sua lista con parecchi di quegli assessori e consiglieri che lo accompagnarono nella sua ascesa ai tempi della presidenza della provincia, saranno pochi gli iscritti che non si spenderanno, in queste settimane, per Marzio Favero e Paolo Speranzon, leghisti della prima ora e sindaci di Montebelluna e Motta di Livenza, o Stefano Busolin, altro volto noto del Carroccio.
E d’altronde c’è chi, come il deputato Alberto Stefani, sindaco di Borgoricco e giovane scalpitante della Liga, l’insostenibilità di questa divisione di ruoli e di campagne elettorali l’ha denunciata chiaramente, ribadendo il suo pubblico sostegno a Giulio Centenaro, schierato con la lista Zaia. Senza contare che poi, sotto il peso del paradosso, c’è finito pure lo stesso Fontana, colui che vieta di far campagna per la lista Zaia e che però sabato scorso, proprio nella sua Verona, ha presentato la candidatura di Filippo Rigo, imprenditore locale che corre, manco a dirlo, sotto le insegne del governador.
Apologo grottesco che testimonia della difficoltà che vive chi, come Fontana, da mesi sbriga un mandato che rasenta il titanico, e cioè tenere testa a Zaia in quel Veneto in cui Zaia è padrone assoluto, rispettato perfino da chi lo detesta, temuto anche da chi non lo stima.
E così dapprima l’ex ministro della Famiglia, fedelissimo di Salvini, ha provato a contendere al presidente il controllo sulla composizione delle liste (che Zaia ha comunque tenuto), poi ha tentato di impedirgli di fare una terza lista in suo sostegno (che Zaia ha comunque fatto), dunque ha preteso che gli assessori regionali uscenti si candidassero tutti nella lista della Lega. Salvo poi accorgersi che così si correva il rischio opposto: quello, cioè, di far eleggere a Palazzo Ferro Fini una maggioranza che risponde direttamente al governatore, che s’avvia a ricevere il terzo plebiscito con percentuali che manco in Bielorussia. E infine, comprendendo che ogni ulteriore manovra per limitare Zaia sarebbe stata patetica, oltreché velleitaria, Fontana s’è visto costretto a un atto d’imperio che tradisce semmai una certa debolezza: “Fate campagna solo per la lista della Lega”.
2- ZAIA CHE TIRA: IL GOVERNATORE DEL VENETO HA QUASI 60 PUNTI DI VANTAGGIO SULLO “SFIDANTE” LORENZONI – IL SONDAGGIO DI PANGONCELLI CHE FA TREMARE I POLSI A SALVINI: LA LISTA “ZAIA PRESIDENTE” È DATA AL 34,5%, 11 PUNTI IN PIÙ DI QUELLA DELLA LEGA. IL 76% DEI VENETI ESPRIME UNA VALUTAZIONE POSITIVA SULL’OPERATO DELL’AMMINISTRAZIONE E IL GRADIMENTO È TRASVERSALE (IL 55% DEGLI ELETTORI DEL M5S E IL 45 DI QUELLI DEL PD) da dagospia.com
Nando Pagnoncelli per il “Corriere della Sera”
L'ultimo sondaggio in vista delle prossime elezioni regionali è dedicato al Veneto, dove di preannuncia un vero e proprio trionfo per il presidente in carica Luca Zaia che si appresta a vincere per la terza volta, come pure fece il suo predecessore Giancarlo Galan. Il consenso rilevato si attesta su valori del tutto inusuali.
In dettaglio: il 76% dei veneti esprime una valutazione positiva sull'operato dell'amministrazione uscente; il gradimento è trasversale, prevale persino tra gli elettori del M5S (55%), solitamente molto critici nei confronti delle giunte di centrodestra, e risulta minoritario solo tra gli elettori del centrosinistra tra i quali, peraltro, il 45% dichiara di apprezzarlo. Più di due intervistati su tre (68%) si augurano che il prossimo vincitore intenda proseguire nel lavoro portato avanti in questi anni.
E, ancora, tre su quattro (73%) esprimono gradimento per la candidatura di Zaia; se in determinate circostanze il plebiscito (95%) tra i propri elettori risulta possibile, molto difficilmente tra gli elettorati più distanti si registra un gradimento di questa entità: 47% tra i pentastellati, 31% tra gli elettori del centrosinistra e 44% tra gli astensionisti e gli indecisi.
Sarebbe riduttivo attribuire i giudizi positivi alla sola gestione dell'emergenza sanitaria, sebbene Zaia si sia distinto positivamente in quest' ambito, talora in contrapposizione al suo omologo lombardo Attilio Fontana, appartenente allo stesso partito. Ne consegue che Zaia prevale nelle intenzioni di voto con il 74%, seguito a molta distanza dal candidato del centrosinistra Arturo Lorenzoni, stimato al 16,3%, e da Enrico Cappelletti del Movimento 5 Stelle al 4,9 per cento.
Un ulteriore elemento di conferma del favore di cui gode il presidente è testimoniato dagli orientamenti di voto attribuiti alla sua lista (Zaia Presidente) che con il 34,5% precede il suo partito di appartenenza, la Lega, accreditata del 23,5%. A seguire il Partito democratico con il 15,1%, Fratelli d'Italia con l'8,8%, il M5S con il 5,2% e Forza Italia con il 3,5 per cento.
L'affluenza alle urne è stimata al 63%, in linea con le europee dello scorso anno. In questo contesto non stupisce che il voto disgiunto favorisca Zaia che otterrebbe il 2,5% in più rispetto alla somma dei voti dalla coalizione che lo sostiene.
Per il presidente in carica, già vincitore nel 2010 con il 60% e nel 2015 con il 50%, si delinea quindi un successo personale di grandi proporzioni: se queste stime venissero confermate si tratterebbe del più largo successo elettorale alle elezioni regionali, dall'introduzione della legge Tatarella nel 1995. In sintesi, a conclusione dei sondaggi pubblicati su queste pagine negli ultimi giorni lo scenario che emerge è il seguente: in tre Regioni su sei (Veneto, Liguria e Marche) si registra un vantaggio netto per il centrodestra, in Campania prevale largamente il centrosinistra, mentre in due regioni giochi sono aperti.
Si tratta della Toscana che presenta un lieve vantaggio per il centrosinistra e della Puglia dove prevale di poco il centrodestra. Non ci resta che attendere.
Che, in ogni caso, resterà ben al di sotto della lista Zaia, in termini di consenso: e pure di parecchio, stando ai sondaggi che circolano. E a quel punto, il Doge potrà rivendicare quel che, per ora, soltanto gli interessa. E cioè una piena libertà d’azione nella sua piccola patria, la facoltà di agire in assoluta indipendenza dalle indicazioni di Via Bellerio (chiedendo semmai una ridefinizione degli equilibri dentro il Consiglio federale, dove il peso dei lumbàrd è ritenuto eccessivo dai cugini veneti), e magari puntando alla presidenza della Conferenza stato regioni, se davvero Stefano Bonaccini, com’è di prassi, rimetterà il suo mandato dopo le elezioni del 20 settembre (con un pezzo del Pd che ben volentieri concederebbe questa promozione al rivale interno di Salvini, per mettere quest’ultimo nell’ombra dell’odiato amico).
Come che sia, Zaia non avrà più alcun riguardo per le supposte strategie dei fedelissimi di Salvini, quella truppa che si agita intorno alla Bestia di Morisi e Paganella, e di cui Zaia ha una considerazione tale che l’ultima volta che li ha incontrati, a Roma, una manciata di settimane fa, li ha poi descritti ai suoi assessori come “gli orchestranti del Titanic che suonano mentre la nave affonda, senza accorgersi di nulla”. Poi, però, da buon democristiano, si guarderà bene dal dichiarare ostilità – per ora almeno – verso Salvini. Col quale si vedrà a Treviso, sabato, per un evento elettorale. E saranno sorrisi e abbracci, ovviamente. Come sempre.



Commenti
Ma non saranno solo quelli. Arriveranno anche i grillini e altri appena si accorgeranno che il NO alla riduzione dei parlamentari nasconde altro, Corvo
RSS feed dei commenti di questo post.