L'ultimo delirio di un quaquaraquà
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Se Berlusconi è "un imbroglione" vorrei sapere come De Benedetti definirebbe un imprenditore (lui stesso) arrestato dopo avere ammesso di avere pagato, da presidente della Olivetti, dieci miliardi di tangenti
Alessandro Sallusti - 05/09/2020 - 18:43 lett.3'
«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà», fa dire Leonardo Sciascia al protagonista del suo romanzo Il giorno della civetta.
Io non ho tanta pratica del mondo, ma nel mio piccolo penso che Carlo De Benedetti, volendo usare quelle categorie, non appartenga alla prima e neppure alla seconda. Infatti non dico gli uomini, ma neppure i mezzi uomini dicono a un rivale in grave difficoltà di salute: «Mi spiace, ma è un imbroglione», come ieri Carlo De Benedetti ha detto su Silvio Berlusconi ricoverato al San Raffaele di Milano per complicazioni da coronavirus. È una espressione da ominicchi, da pigliainculo e da quaquaraquà, categorie che l'ex editore della Repubblica riassume, sia pure con un certo stile vivendo nei dorati salotti svizzeri.
Se Berlusconi è «un imbroglione» vorrei sapere come De Benedetti definirebbe un imprenditore (lui stesso) arrestato dopo avere ammesso di avere pagato, da presidente della Olivetti, dieci miliardi di tangenti, un imprenditore (sempre lui stesso) coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano oltre che in inchieste per insider trading e in una lunga serie di fallimenti, risanati sempre con denaro altrui.
I grandi nomi anziché elevare abbassano chi non li sa portare, e di solito questo succede agli eredi. Carlo De Benedetti è uno dei rari capostipiti non all'altezza della fama che si è conquistato in modo assai disinvolto. Non ricordo più chi disse: «Crescendo si impara, invecchiando si dimentica». Ecco, De Benedetti è uno invecchiato male che ha dimenticato - o meglio rimosso - gli imbrogli (ingegnere, dieci miliardi di lire in tangenti sono un imbroglio) di cui è stato artefice. Al punto da ergersi a giudice, sbagliando tempi e modi, della moralità altrui. De Benedetti si sente un uomo perfetto. Non ne dubitiamo, anzi ne siamo convinti perché ci riconosciamo nel motto che recita: «Solo grandi uomini possono avere grandi difetti». Perfetti si sentono solo gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà



Commenti
Un libro ricostruisce Tangentopoli con retroscena e aneddoti. C’è anche la vicenda dell’Ingegnere
Il Giornale- Ven, 25/11/2011 - 08:56
Chi invece riuscì pienamente a trattare con i magistrati milanesi fu l’ingegner Carlo De Benedetti, che un bel giorno si presentò a un incontro concordato, raccontò la sua e tornò a casa con le sue gambe.
Corse qualche rischio per la sua libertà invece al Palazzo di giustizia di Roma, dove non vigeva il «rito ambrosiano» e dove fu arrestato per un giorno, nello stupore dei suoi avvocati, che trovarono nella capitale due magistrati (non a caso due donne) poco inclini alla trattativa alla milanese. da intenet
" Su De Benedetti ci sono elementi nuovi "- F.Haver - Corriere della Sera - 2-11-93
Il gip Augusta Iannini: " fatti acquisiti dalla Procura di Roma " motivano la richiesta. ma i legali negano:
elementi gia' chiariti coi giudici milanesi
ROMA . "Per me, la legge e' uguale per tutti. L' ingegner Carlo De Benedetti e' uguale al signor Mario
Rossi, al signor Paolo Bianchi. E se i signori Mario Rossi o Paolo Bianchi fossero accusati degli stessi fatti
contestati nell' ordine di custodia cautelare all' ingegner Carlo De Benedetti, sarebbero stati arrestati".Da intenet
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