Dissidenza grillina e tatticismi renziani. Così alla Camera la maggioranza finisce nel pantano

Un misto di ribellismo e sciatteria nel M5s fa traballare il governo. E poi ci sono le manovre di Iv, col senatore di Scandicci che chiede un tavolo politico sperando nel rimpasto. Nel Pd cresce l'insofferenza

VALERIO VALENTINI 15 OTT 2020 ilfoglio.it

Ieri le defezioni quasi fatali nel M5s hanno costretto il governo ad appendersi al Misto, per non cadere sulla Nadef. Stamattina sono i deputati di Iv a fare ostruzionismo sulla riforma costituzionale. E Delrio convoca un'assemblea di gruppo straordinaria

Andrea Colletti, grillino da sempre eretico e ortodossissimo, non ci prova nemmeno a dissimulare. "In missione? Sì, ero in missione per conto di Dio nel cortile di Montecitorio". Ci tiene insomma a rivendicarlo con fierezza, il suo atto d'insubordinazione. E d'altronde non è stato l'unico. In missione come lui, mercoledì sera, c'erano anche altri sei deputati del M5s: eletti assenti al momento del voto perché impegnati in affari istituzionali o di partito, assenti giustificati insomma. In missione, appunto. E però tra quei sei, oltre a esponenti di governo realmente occupati in altre faccende, c'erano almeno un paio di persone sospette. Di certo Alvise Maniero, veneto di Mira, falangista euroscettico e nostalgico del governo gialloverde, non era in missione. Anche perché lo aveva annunciato lui stesso il giorno prima - dopo aver progettato un mezzo blitz in commissione Finanze insieme al collega filosovranista Raphael Raduzzi per invitare il governo a rinunciare ai prestiti del Recovery Fund ("Meglio affidarsi ai nostri Btp!") - che avrebbe marcato visita.

Le fibrillazioni per il voto in Aula: nove grillini dissidenti, il salvataggio grazie al Misto

E così, in un misto di sciatteria e dissidenza più o meno organizzata, il voto in Aula sulla Nadef, la Nota di aggiornamento al Def che richiede una maggioranza qualificata, s'è trasformata in un'incognita. "La maggioranza ha dato una grande prova di tenuta, al Senato", ha esultato il premier Giuseppe Conte. Il quale sapeva che, in teorie, le insidie dovevano arrivare da Palazzo Madama: dove, pur nella ristrettezza dei numeri resi ancora più traballanti dalle assenze forzate a causa del Covid, la linea di galleggiamento è stata superata di 4 voti: 165 sì, e tutti contenti.

 

 

E però non si aspettava, Conte, che i problemi sarebbero arrivati poche ore dopo alla Camera. Dove alla fine la Nadef è stata approvata tra non poche angosce, e solo grazie ai voti del Misto: sono stati 8, infatti, i voti di margine con cui è stata approvata la risoluzione di maggioranza. Ma almeno dodici sono arrivati dai deputati del Maie, delle Autonomie, di Più Europa e da alcuni ex grillini rimasti senza bandiera, come Paolo Lattanzio, Rosalba De Giorgi o l'ex ministro Lorenzo Fioramonti. E il loro contributo è stato decisivo. Perché, oltre ai sette deputati de M5s in missione, altrettanti sono risultati assenti. Non giustificati, stavolta.

Le (molte e variegate) ragioni della protesta grillina

E quasi tutti arrabbiati: perché tra gli ammutinati si contano molti grillini che nelle scorse settimane hanno manifestato insofferenze. Da Paolo Romano, considerato vicino a Dibba, fino a Maria Pallini, responsabile Lavoro nella segreteria dei "facilitatori" e da tempo in rotta con la dittatura di Rousseau, passando per il pugliese Emanuele Scagliusi e il lombardo Christian Romaniello. Tutto e il contrario di tutto, insomma, a ingrossare una dissidenza scomposta e scoordinata: gente che, prima di rifiutare di votare e farsi contare tra gli assenti, si è volutamente fatta vedere in Transatlantico. Che tutti sappiano, che tutti capiscano. Anche Andrea Vallascas, deputato sardo finito nel mirino dei probiviri per via della sua campagna in favore del No al referendum (proprio come Elisa Siragusa, guarda caso pure lei tra gli assenti ieri sera), tenta di schermirsi quando gli si chiede dei reali motivi della sua diserzione. Era anche lui a Montecitorio, è stato avvistato uscire dall'Aula propri al momento del voto. Glielo facciamo notare, e lui allarga le barccia: "Diciamo che dal governo era lecito attendersi qualcosa di più, e di meglio, sulla Nadef).

E insomma tra contestari, distratti, dissenzienti filo-Dibba e dissidenti anti-Casaleggio, i grillini assenti ingiustificati sono stati almeno nove: uno in più rispetto ai voti per cui la maggioranza s'è salvata mercoledì sera.

Il rinvio sulla riforma costituzionale. I tatticismi di Italia viva

E siccome ogni giorno ha la sua pena, ecco che anche stamattina la maggioranza finisce nel pantano. Perché la votazione prevista sulla riforma costituzionale per garantire il diritto di voto al Senato anche ai diciottenni (oggi per la Camera si vota a 18 anni, per il Senato dopo i 25), viene messo in ghiaccio. "Colpa di Italia viva che si mette di traverso", tuonano dal Pd, denunciando l'ennesimo tatticismo delle truppe renziani. "Ma noi ci siamo già astenuti anche a Palazzo Madama, perché vogliamo che oltre a questa riforma ci sia anche l'equiparazione dell'elettorato passivo", dice Roberto Giachetti (in sostanza, permettere che si possa essere eletti senatori già a 25 anni, com'è per i deputati, e non solo oltre i 40).

"Ma poi c'è anche un motivo più politico", spiega Marco Di Maio, responsabile per le riforme in Iv. "Per approvare una riforma costituzionale in seconda lettura, servono 326 voti alla Camera". La maggioranza assoluta, appunto. "E invece ieri in nessuna votazione sulla Nadef abbiamo raggiunto quella cifra". E si torna insomma sul fattaccio del giorno prima, sul caos grillino. "Meglio attendere e rimandare, scegliere un giorno dove siano tutti mobilitati e precettati, perché altrimenti rischiamo di non trovare i voti, visto che il centrodestra si asterrà in blocco", dice Di Maio. "E a quel punto la riforma verrebbe affossata, e la maggioranza di governo ci farebbe una figuraccia". Solo questo? "Soprattutto questo. E poi, certo, chiediamo anche che ci sia un tavolo di discussione dove vengano messe a sistema tutte le riforme dei prossimi mesi, per non dire anni. E non farne una per volta, senza visione". Insomma, s'intravede già la voglia di Renzi di veder riconosciuta la centralità di Iv nelle dinamiche di governo: a partire dal Mes, ovviamente. Sperando magari in un rimpasto.

La rabbia del Pd. Delrio: "Tutti in riunione"

Quel che è certo è che nel Pd il nervosismo è alto: "“È ora di finirla di fare i boy-scout che salvano la baracca sempre e a tutti i costi”, dice Enrico Borghi. E non a caso Graziano Delrio, capogruppo dem a Montecitorio, ha convocato tutti i deputati per un'assemblea straordinaria che si terrà nelle prossime ore.

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