Il gran richiamo alla responsabilità di Mattarella
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Nelle parole di fine anno del capo dello stato c'è equilibrio tra preoccupazione e speranza. E l'invito a essere solidali, senza retorica
SERGIO SOAVE 31.12, 2020 ilfoglio.it
I cinque formidabili paletti di Mattarella per vaccinarsi dalla demagogia, nell'anno che verrà
Nelle parole di Sergio Mattarella c’è l’equilibrio giusto tra preoccupazione e speranza: una preoccupazione per i ritardi accumulati storicamente che si sommano alla tragedia della pandemia, la speranza basata sulla rapida evoluzione della ricerca che ha prodotto tempestivamente i vaccini che ci proteggeranno e sulla svolta solidale dell’Unione europea che ha saputa superare le chiusure che avevano reso così inefficace la risposta alla crisi finanziaria precedente, scegliendo invece oggi una strategia di crescita e di ripresa complessiva. “Tutto questo, dice il Presidente, richiama e sollecita, ancor più, la responsabilità delle istituzioni anzitutto: delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi”. Particolarmente preciso è il richiamo alla “declinazione nazionale” del piano europeo per la ripresa “che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse”.
Questo nodo politico centrale viene inserito in un quadro più ampio di responsabilità comune verso il futuro e verso le giovani generazioni. Non c’è alcuna compiacenza verso le tendenze conservatrici a tornare come prima; al contrario l’esortazione del Quirinale va persino emotivamente in direzione della trasformazione e dell’innovazione: “cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco!”.
Le “fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto” devono essere corrette, e proprio su questo ognuno è chiamato a fare la propria parte. Il senso complessivo del discorso è che bisogna fidarsi: fidarsi della scienza, fidarsi dell’Europa, fidarsi dei vaccini, fidarsi delle competenze: “serietà, collaborazione e anche senso del dovere sono necessari per proteggerci e per ripartire”.
Il clima nel quale si può costruire il futuro è la solidarietà, non intesa in forme astratte, ma basata sull’esperienza concreta delle persone che hanno dato e che hanno ricevuto aiuto: ora “ciascuno di noi è chiamato anche all’impegno di ricambiare quanto ricevuto con gesti gratuiti, spesso da sconosciuti”. Ne conclude che “la fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone”
Niente di più distante dalla logica atomizzante dell’uno vale uno.


