( E DUE) Mario Draghi al Quirinale: i 5 Stelle dicono no, ora la scissione è possibile

Parte subito il fuoco incrociato di Di Battista&Co. Conte chiuso nel suo bunker a Chigi

By Pietro Salvatori /www.huffingtonpost.it lettura4’

“Ci siamo legati mani e piedi al nome di Conte, uno che non è dei nostri e che al dunque non si è mai sbilanciato per noi, e siamo andati a sbattere”. Mario Draghi è stato appena convocato al Quirinale per mercoledì a mezzogiorno, il Movimento 5 stelle sbanda, si rattrappisce su veleni e litigi interni, solo a tarda notte prende una decisione, per cercare di evitare in extremis una spaccatura clamorosa: “Non voteremo Draghi”, annuncia Vito Crimi. Dal mattino il pessimismo era diffuso, ma non fino a questo punto, almeno dal punto di vista dei 5 stelle. Si pronosticava un supplemento di esplorazione, si facevano conti e ragionamenti su un nuovo giro di consultazioni che dovesse individuare un premier alternativo. “Abbiamo difeso ad oltranza alcuni dei nostri che sono indifendibili - si sfoga a sera un parlamentare - la partita era difficile, ma così ci hanno mandato a sbattere su Draghi, è una catastrofe”.

Il premier è chiuso nel suo bunker a Palazzo Chigi, nello studio che dovrà abbandonare a breve, nella giornata più nera. Aveva coltivato con convinzione il progetto di rimanerci, prima con i responsabili, un’operazione goffa e condotta con approssimazione, con i pontieri finiti oggi sotto tiro, primo fra tutti Riccardo Fraccaro, considerato da tanti dei suoi inadatto a svolgere quel compito. Poi con un ritorno verso Renzi, per un’intesa che giudicava in salita, ma non così in salita, al punto che anche il presidente uscente, come tanti in maggioranza, si è convinto con il passare delle ore che tutto fosse studiato sin dall’inizio, che quella di Italia viva è stata un’operazione che voleva arrivare esattamente lì. A Draghi, o a chiunque fosse stato scelto per guidare il paese dopo il grande strappo.

“Per lui sarebbe lo scenario peggiore - commenta un pentastellato di rango - perché il suo piano B era il voto”. Il ragionamento prosegue così: “Non ha un partito, perché non è del M5s, non sta in Parlamento, due anni sono lunghi, rischia di finire nel dimenticatoio”. Il credito maturato da Conte dalle parti dei 5 stelle è tale che nessuno, almeno a caldo, ipotizza che si possa mettere a lavorare per minare l’operazione Draghi, perché sarebbe un po’ come boicottare Sergio Mattarella, e nessuno vede quello che a breve tornerà a essere un professore della facoltà di Legge di Firenze nei panni del rottamatore. Sapendo perfettamente che se tutto il Movimento si compattasse sul no il governo dell’ex presidente della Bce non avrà i numeri

Ma è evidente che la sua aura ha iniziato a contrarsi dal momento esatto in cui il Colle ha sancito che il tempo per giochi, mercanteggiamenti, contratti e trattative era finito. “Siamo morti, oggi siamo morti non per sostenere le ragioni che ci hanno portato qui, ma per sostenere Conte” si sfoga un esponente del governo. Gli irriducibili bombardano il prossimo premier incaricato. Alessandro Di Battista, caustico: “L’apostolo delle élite”. Elio Lannutti, complottista: “Draghi sul Britannia: il discorso dell’inizio della fine dell’Italia. Nel 2011 Monti. Oggi Draghi. Non governerà col mio voto”. Luigi Colletti, pragmatico: “Governo tecnico? Non con il mio voto. Meglio, le elezioni”. Luigi Gallo, evocativo: “Nessuna fiducia ad un governo tecnico. Quando gli italiani hanno avuto questa esperienza sono rimaste le ferite vive per un decennio sulla pelle di generazioni tra esodati e giovani senza futuro”.

I vertici tacciono, e tacciono ancora, al punto che fino a notte inoltrata, oltre a quella dei pasdaran, i 5 stelle non avevano ancora una linea. “È un capolavoro dei tre che hanno gestito tutto, Bonafede, Fraccaro e Crimi”, è il durissimo attacco di un membro dell’esecutivo, che testimonia il clima interno, in bilico tra l’implosione e la deflagrazione. Va avanti: “Crimi è un capo politico che nessuno ha voluto, si è auto prorogato e comunque è scaduto il 31 dicembre. Non aveva titolo per condurre la trattativa”. I pasdaran sono per il no, i contiani si riscoprono già draghiani. Giorgio Trizzino, tra i parlamentari più vicini al premier che sta spolverando la campanella: “Ascoltiamo Mattarella e seguiamo le sue decisioni”.

Il silenzio radio dei vertici prosegue, lo interrompe dopo le 23 Fraccaro: “Abbiamo sostenuto solo Conte, andremo fino in fondo”. Vito Crimi sembra seguire l'onda quando, passata la mezzanotte, schiera tutto il partito sulla linea del no: “Il Movimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l'unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi”. Per domani è stata convocata un’assemblea che si prospetta un Vietnam: “Ma chi l’ha decisa questa linea”, ribolle una parte dei peones. Questa è la volta che vi spaccate per davvero? “Molto probabile”, taglia corto e preciso un uomo della squadra di governo. “Non lo appoggeremo di sicuro”, pronostica un suo collega. Ma con voi, la Lega e Fratelli d’Italia fuori non avrebbe i numeri, l’obiezione. “Appunto”.

Commenti   

#2 walter 2021-02-03 08:14
Il conto a cinque stelle di Di Maio al ristorante... e chi paga?
Luigi Di Maio perfino in tempo di Covid non disdegna pranzi e cene di alto livello nell'appartamento di rappresentanza della Farnesina. Il sito LabParlamento ha infatti scoperto almeno sei colazioni gran gourmet: il 27 maggio Di Maio ha cenato con la titolare dell'Istruzione Lucia Azzolina: lauto pasto visto che la cifra si aggira sui 200 euro più Iva. Idem per la collega del Lavoro Nunzia Catalfo. Il 4 novembre il commensale è stato Massimo D'Alema, intenditore di vini, e infatti il prezzo è salito a 300 euro più Iva... Peccato che mentre i ministri gustano prelibatezze stellari, gli italiani sono sempre più ridotti alla fame. LiberoquotidianoIl conto a cinque stelle di Di Maio al ristorante... e chi paga?
02 febbraio 2021 liberoquotidiano
#1 walter 2021-02-03 08:03
MARIO DRAGHI CE LI HA I NUMERI IN PARLAMENTO PER GOVERNARE? IL M5S SI E' SFILATO. PER OTTENERE LA FIDUCIA IN SENATO CON ALMENO 161 VOTI "SUPERMARIO" AVRÀ BISOGNO DELL'APPOGGIO (INTERNO O ESTERNO) DELLA LEGA - GIORGETTI DOVRA' AMMANSIRE IL "CAPITONE" (CHE IERI HA APERTO: "NON ABBIAMO PREGIUDIZI") OPPURE UNA PARTE DEI GRILLINI DOVRA' ROMPERE CON LA LINEA UFFICIALE IMPOSTA DA CRIMI - TRIZZINO, DEPUTATO M5S VICINO A GRILLO, E' PRONTO A VOTARE LA FIDUCIA. QUANTI LA PENSANO COME LUI?
Per più di un'ora tutti attendono la posizione dei grillini. Il silenzio regna assoluto. All'inizio parlano solo alcune voci critiche, che di sicuro non daranno il loro appoggio ad un eventuale governo guidato da Mario Draghi. Giuseppe De Lorenzo per ilgiornale.it

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