Conte, la strana idea di “dialogare” con i talebani: il leader 5 Stelle apre anche a Cina e Russia ma Di Maio lo stoppa
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E per fortuna che doveva essere il punto di riferimento per i progressisti. Giuseppe Conte, neo leader del Movimento 5 Stelle, dopo giorni di silenzio sull’Afghanistan torna a parlare e crea subito un caso politico.
Carmine Di Niro — 19 Agosto 2021 lettura2’
Le sue dichiarazioni sul ritorno dei talebani alla
guida del Paese, dopo 20 anni di ‘protettorato’ occidentale, fanno discutere.
Mercoledì sera l’ex presidente del Consiglio da Ravello, in provincia di Salerno, per la presentazione dei un libro ha parlato di “necessità di un serrato dialogo con il nuovo regime talebano, che si è dimostrato abbastanza distensivo”. Pur dichiarandosi “sgomento” per il rovesciamento del precedente governo e l’insediamento del nuovo Emirato islamico, Conte ha aggiunto che con il gruppo islamico c’è la necessità “di un dialogo costante” perché “sullo sfondo c’è da interrogarsi sul fatto che non è con le armi che risolveremo problemi così”.
Da qui anche l’apertura a Russia e Cina, che “devono sedersi al tavolo e l’occidente deve coinvolgere tutta la comunità internazionale per tenere i talebani dentro un dialogo serrato per proteggere il lavoro fatto e garantire sicurezza a tutti”.
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Parole che hanno alzato un polverone nella stessa maggioranza. L’apertura ai Talebani, che dopo alcuni giorni di ‘moderazione’ hanno iniziato a sparare contro i manifestanti in piazza con le bandiere tricolori, e a regimi come quello russo e cinese, sono stati fortemente criticati.
A scagliarsi contro l’ex premier è stata in particolare Italia Viva. Gennaro Migliore ha definito le parole di Conte “un insulto a chi sta soffrendo, a chi si nasconde, a chi fugge. Perché sa bene di cosa sono capaci i Talebani”. A rincarare la dose Luciano Nobili, che ha parlato di “parole vergognose” tirando in ballo “l’abbaglio del PD e della sinistra italiana che lo ha eletto a punto di riferimento dei progressisti”.
Le parole vergognose di Giuseppe #Conte che chiede un inaccettabile dialogo con i talebani e di coinvolgere Cina e Russia non mi stupiscono affatto.
Mi stupisce l’abbaglio del PD e della sinistra italiana che lo ha eletto a “punto di riferimento dei progressisti”.
Ma come si fa?



Commenti
Col calcolo cinico di un leader mai diventato tale, l’ex presidente del Consiglio tenta di recuperare consensi anti-occidentali di nipotini degli anni Settanta inebriati dal vecchio grillismo e delusi dall’andazzo di potere degli ultimi tempi. Con un tweet di Lia Quartapelle, il Pd ha preso le distanze. Farà sul serio? Mario Lavia linkiesta.it
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