1-Nordio ex PM "È un processo politico. Indegno pubblicare il conto corrente di Renzi"

2-Giurista Cassese "Diritto alla riservatezza garantito all'accusato dalla Costituzione" Il giurista: "I finanziamenti non appaiono diretti a influenzare la politica del partito"

Francesco Boezi 8.11. 2021 - 07:28 ilgiornale.it lettura5’

Carlo Nordio, ex magistrato noto al grande pubblico, non ha dubbi sul caso Open: si tratta di un processo politico. Lo stato di salute della giustizia italiana, poi, merita una riflessione che passa da altri appuntamenti processuali, dalla ventilata necessità di una riforma del Csm e da quello che accadrà con l'elezione al Colle di febbraio.

Partiamo dal caso della Fondazione Open: un processo politico? «Certo. Direi anzi che questo è il primo, e unico, processo politico della nostra storia repubblicana. Da Tangentopoli in poi sono stati inquisiti molti politici, ma sempre per reati specifici, ancorché connessi alla loro attività politica. Qui invece la magistratura si attribuisce la funzione di decidere cosa sia un partito e cosa no. E questa è politica pura».

Su Open circola una suggestione: che i pm vogliano decidere che cosa sia un partito e che cosa non lo sia. Condivide?

«Ovvio che condivido questa tesi. A quanto si è letto fino ad ora si tratta di una Fondazione che ha ricevuto finanziamenti dichiarati. Renzi sui suoi introiti ha pagato le tasse. Dov'è il reato? Ma se si pretendesse di attribuire alla Fondazione il connotato di un partito allora il reato in teoria potrebbe esserci. Tuttavia la magistratura non può assumersi questo potere di sindacato. Altrimenti, come ho detto, il processo diventa squisitamente politico».

I testimoni del caso Open sono politici. Alcuni di questi sono anche avversari di Renzi. Un quadro atipico?

«Questo no. I testimoni devono essere ammessi dal Tribunale, e quindi non ha importanza la loro attitudine nei confronti dell'imputato. Ma mi lasci dire una cosa. Il ruolo dei testi in questo processo è niente rispetto a quello che altri testi avranno in altri due processi. Lì sì rischiamo un'esplosione a catena».

A quali allude?

«Il primo sarà quello a Palermo a Salvini. Lì saranno chiamati Conte e altri ministri di allora. A Conte sarà chiesto se sapesse o meno della decisione di Salvini di bloccare i migranti, circostanza peraltro già emersa nel dibattito parlamentare, dove Conte ha detto che disapprovava. E allora Conte sarebbe corresponsabile per concorso per omissione. In quanto garante dell'indirizzo politico del governo, il premier aveva il dovere non di dissociarsi ma di intervenire attivamente se uno dei suoi ministri stava commettendo un reato. E poiché non impedire l'evento che si ha il dovere giuridico di impedire equivale a cagionarlo (art. 40 del codice penale) Conte dovrebbe coerentemente esser chiamato a risponderne».

E il secondo?

«Il secondo è il dibattimento a Perugia su Palamara. Saranno citati numerosi testimoni, tutti altissimi magistrati e componenti, o ex componenti del Consiglio superiore della magistratura. Cosa possa emergere sul sistema che Palamara ha già descritto nel suo libro, e di cui lui era solo un piccolo ingranaggio, è facile capire. Rischia di essere un bagno di sangue».

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato l'estratto conto di Matteo Renzi...

«Una cosa indegna, ma dovremmo esserci abituati. Da anni le intimità delle persone, anche quelle più delicate, finiscono sui giornali. Va detto che Renzi, quando era al governo, non ha fatto molto per cambiare questa situazione».

Crede che i giudici politicizzati temano una nuova Assemblea costituente?

«Credo che al momento, dopo lo scandalo Palamara e quello ancor più grave della Procura di Milano abbiano altro cui pensare».

Si finirebbe col discutere di immunità parlamentare e di separazione dei poteri.

«L'immunità parlamentare era stata prevista da costituenti come De Gasperi, Togliatti, Saragat e Nenni, e garantiva la carica proprio dalle interferenze anomale del terzo potere, che vediamo da vent'anni. Abolirla è stata una follia».

Una delle questioni aperte riguarda il Csm. Che tipo di intervento servirebbe?

«Lo scrivo da sempre:il sorteggio. Non - ovviamente - tra i comuni passanti, ma nell'ambito di un canestro formato da magistrati valutati almeno tre volte, docenti universitari e presidenti dei consigli forensi. Per definizione, tutte persone intelligenti e preparate».

Pensa che sia il caso di eleggere un capo dello Stato in grado di pacificare i rapporti tra giustizia e politica?

«Ovviamente sì. Ma come direbbe De Gaulle, vasto programma»

2-"Diritto alla riservatezza garantito all'accusato dalla Costituzione"

8 Novembre 2021 - 11:05

Il giurista: "I finanziamenti non appaiono diretti a influenzare la politica del partito"

Francesco Boezi ilgiornale.it

"Diritto alla riservatezza garantito all'accusato dalla Costituzione"

Il caso della Fondazione Open anima il dibattito dei giuristi e raggiunge i livelli più alti: il professor Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, ex ministro e giurista autorevolissimo la cui fama ha superato i confini nazionali, si domanda pure se, in questa specifica circostanza, sia stata rispettata o meno la riservatezza. Quello che sta accadendo attorno ad Open ed al leader d'Italia Viva Matteo Renzi potrebbe persino riguardare il perimetro giuridico di un partito politico: questa è una delle questioni dibattute da chi, almeno sul piano culturale, sta discutendo del merito dell'inchiesta. Tutto questo avviene in un clima di rinnovato garantismo, sulla scia dell'impostazione promossa dal governo di Mario Draghi, con le riforme volute dal ministro Marta Cartabia. Anche la promozione del referendum sulla Giustizia può contribuire al cambiamento. Per il professor Sabino Cassese, però, la strada da percorrere, per una vera e propria svolta garantista, è tutto fuorché terminata. Al limite, per l'accademico, è intravedibile un «percorso» che è «iniziato». Di cose da fare in materia di Giustizia, poi, ce ne sarebbero eccome. Cassese, nella sua disamina, ne elenca sei.

Professor Cassese, resta una fase complessa per i rapporti tra politica e Giustizia. Che idea si è fatto del caso Open?

«Non conosco gli atti dell'inchiesta e rispondo sulla base delle informazioni che si traggono dai quotidiani di oggi. I finanziamenti appaiono diretti all'organizzazione di convegni, a compensare conferenze e a coprire spese per viaggi. Non sembrano strumenti diretti a influenzare la politica di partito. I finanziatori sono in prevalenza soggetti stranieri, di diversa nazionalità che anch'essi non paiono interessati alla politica nazionale. Bisognerebbe, quindi, controllare la congruità di questi elementi con l'accusa. Inoltre, viene sostenuto che una fondazione sarebbe l'articolazione di un partito, quindi di un'associazione. Si tratta di una figura singolare, poco nota al diritto civile. Infine, ricordo che l'articolo 111 della Costituzione dispone che "la persona accusata di un reato sia...informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico". La riservatezza è stata rispettata in questo caso?»

Può un Pm disporre su cosa sia un partito e su cosa non sia un partito?

«Il partito politico è definito direttamente dalla Costituzione. È un'associazione. La magistratura inquirente deve accertare la corrispondenza della fattispecie concreta con il tipo dell'associazione».

Riforme Cartabia e referendum sulla Giustizia: siamo alla svolta garantista?

«Per giungere a quella che lei chiama svolta garantista, bisogna iniziare un percorso che modifichi circa 50 anni nella storia dell'interpretazione della Costituzione. Questo percorso mi pare iniziato».

Una sua frase clou: "Abbiamo bisogno di essere comunità". Vale anche per la giustizia?

«Certamente, vale anche per la giustizia. E siamo ben lontani dall'essere comunità, considerata la forte diminuzione della fiducia dei cittadini nella giustizia».

Quali riforme strutturali per risolvere il nodo della relazione tra politica e giustizia?

«Autentica indipendenza dell'ordine giudiziario; organizzazione e funzionamento dei servizi relativi alla giustizia rimessi interamente al potere esecutivo, come prevede la Costituzione; Consiglio superiore della magistratura garante dell'indipendenza e non organo di autogoverno, come si pretende da alcuni; riservatezza dei magistrati nell'esercizio delle loro funzioni; gestione del personale della giustizia da parte del Csm sulla base di criteri esclusivamente meritocratici; termine della politicizzazione endogena della magistratura; regime speciale, stabilito dalla legge, delle garanzie dei pubblici ministeri (art. 107 della Costituzione). Questi sono alcuni dei passi necessari per assicurare l'indipendenza autentica della magistratura».

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