PIÙ GIAVAZZI, MENO TAFAZZI La scelta di Draghi: assecondare o no il partito del debito cattivo? Parlano Tria e Padoan

2- Inchiesta Open, la procura di Firenze non molla la presa su Matteo Renzi. E lui denuncia i magistrati

9-2-2022 Cerasa e Redazione ilfoglio.it lett4’    

1-Il ritorno della politica del piagnisteo costringe il governo a prendere una decisione complicata sullo scostamento di bilancio. Il monito di Gentiloni e il caos bollette. Anticipare il Def? Why not

Giù la disoccupazione, occhio all'inflazione Il coro forse lo sentite anche voi e fa più o meno così: il paese non ce la fa più, le bollette sono impazzite, la benzina non è controllabile, le imprese chiudono, i cittadini soffrono, i soldi dell’Europa rischiano di essere sprecati e la politica deve fare qualcosa, subito, fate presto, per rispondere al caro vita. Non lo chiede l’Europa, ma lo chiede il buon senso. I problemi ci sono, ovviamente, e mai come oggi il coro ha buone ragioni per chiedere alla politica di reagire, di assecondare la crescita, di non minare la fiducia e di non sprecare i soldi dell’Europa. Ma l’Italia che oggi si presenta ai blocchi di partenza della stagione del post emergenza pandemica è un’Italia che, senza le giuste precauzioni, rischia di essere dominata da un’agenda più simile a quella targata Tafazzi che a quella targata Giavazzi. E il rischio di fronte al quale si trova oggi il nostro paese lo ha messo nero su bianco ieri il commissario all’Economia Paolo Gentiloni: “L’economia europea è a un bivio. Potremmo tornare alla situazione pre pandemica fatta di bassa crescita, disuguaglianze sociali e fragilità ambientale, oppure possiamo costruire una nuova strada basata su una crescita duratura, sostenibile e giusta. Credo che sceglieremo la seconda opzione”. Gentiloni è ottimista, ma la piega che ha imboccato il dibattito politico, e in particolare quello dei partiti, non promette nulla di buono ed espone l’Italia a un rischio: mettere una ripresa solida (più 6,5 per cento nel 2021, più 4 per cento del pil nel 2022), una finanza pubblica sostenibile (gli spread salgono, sì, ma salgono in tutta Europa), una disoccupazione meno preoccupante del previsto (nessun boom di licenziamenti dopo lo sblocco), una vendita al dettaglio che cresce più del pil (dati Istat di ieri: più 7,9 per cento), un debito pubblico che cala un po’ prima del previsto (a novembre il debito è diminuito di 16 miliardi) nelle mani pericolose di una politica del piagnisteo. CLAUDIO CERASA 09 FEB 2022

2- Inchiesta Open, la procura di Firenze non molla la presa su Matteo Renzi. E lui denuncia i magistrati

    

Chiesto il rinvio a giudizio per il leader di Italia viva, Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Alberto Bianchi. Coinvolte anche quattro società. Il cuore della vicenda giudiziaria ruota attorno alla definizione di ciò che è politico o meno. Udienza dal gip il 4 aprile

Come prevedibile, la procura di Firenze non molla la presa su Matteo Renzi e sul “giro renziano” attorno alla fondazione Open. La procura guidata da Giuseppe Creazzo ha infatti chiesto il rinvio a giudizio di undici indagati, tra cui lo stesso Renzi, Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Alberto Bianchi, nell’ambito dell’inchiesta sul finanziamento illecito all’ex fondazione renziana Open. Coinvolte nell'inchiesta anche quattro società, tra cui la British Tobacco e la Toto costruzioni. In particolare Renzi, ritenuto dagli inquirenti il direttore di fatto dell’ex fondazione, è accusato di finanziamento illecito ai partiti in concorso con l'ex presidente di Open, l’avvocato Alberto Bianchi, con i componenti del cda, Carrai, Lotti e Boschi, e con l’imprenditore Patrizio Donnini. Bianchi e Lotti devono rispondere invece anche di accuse di corruzione.

Secondo l’accusa dei pm Luca Turco e Antonino Nastasi, Open sarebbe stata una vera e propria “articolazione di partito”, impiegata come strumento di finanziamento illecito. Una tesi per ora bocciata, seppur in sede cautelare, dalla Corte di Cassazione, che nell’annullare il sequestro di pc e documenti nei confronti di Carrai ha evidenziato come i pm abbiano “data per scontata” l’equiparazione tra la fondazione Open e un’articolazione di partito.

Il cuore della vicenda giudiziaria, come già sottolineato in passato, sembra ruotare proprio attorno alla definizione di ciò che è politico o meno. Un terreno molto scivoloso, se si considera che la funzione principale svolta da Open è stata organizzare le varie edizioni della Leopolda, cioè un evento politico-culturale e non di partito. L’ipotesi formulata dall’accusa, insomma, è ancora tutta da dimostrare. Ciò che è certo, per il momento, è che con la conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio è perlomeno finito il tempo delle perquisizioni e dei sequestri a tappeto nei confronti degli indagati, definiti in diversi casi “illegittimi” dalla Cassazione in quanto aventi “fini esplorativi”.

L'udienza davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze si terrà il prossimo 4 aprile.

"Io non ho commesso reati, spero che i magistrati fiorentini possano in coscienza dire lo stesso", ha commentato Matteo Renzi con una nota stampa in cui informa di aver denunciato i magistrati Creazzo, Turco e Nastasi. L'atto firmato dal senatore sarà trasmesso alla procura di Genova, competente sui colleghi fiorentini, per violazione del'articolo 68 Costituzione, della legge 140/2003 e dell'articolo 323 del codice penale.

Il rinvio a giudizio è "un atto scontato e ampiamente atteso che arriva ad anni di distanza dai sequestri del novembre 2019 poi giudicati illegittimi dalla Corte di Cassazione. Finalmente inizia il processo nelle aule e non solo sui media. E i cittadini potranno adesso rendersi conto di quanto sia fragile la contestazione dell'accusa e di quanto siano scandalosi i metodi utilizzati dalla procura di Firenze", si legge nel comunicato stampa.

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