“Aumentare la produzione nazionale di gas per abbassare le bollette”, ci dice Scaroni

“Sbagliato non usare il gas al largo dell’Italia, la produzione attuale si potrebbe realisticamente triplicare in circa 24 mesi”, sostiene l’ex ad di Eni e di Enel. Dubbi sulla transizione verde: "Avremo momenti in cui mancherà l’energia perché gli investimenti negli idrocarburi si sono ridotti e non abbiamo una produzione di rinnovabili sufficiente per sostituirli”

MARIA CARLA SICILIA 11 FEB 2022 ilfoglio.it

“Siamo in piena transizione energetica e in Italia le centrali a carbone vanno a manetta. E sa perché? Non perché qualcuno ama produrre CO2, ma perché non abbiamo alternativa: se non andassero a manetta spegneremmo la luce”. Paolo Scaroni risponde così quando gli si fa notare che la crisi dei prezzi energetici ci ha messo di fronte a un paradosso: realizzare che abbiamo incredibilmente bisogno di estrarre il gas sepolto al largo delle nostre coste proprio mentre siamo più impegnati che mai a liberarci dalle fonti fossili. Il governo ci pensa, il ministro Roberto Cingolani lo ha suggerito più volte, Confindustria lo ripete in ogni occasione utile. E così, tra le misure che verranno definite la prossima settimana, l’incremento della produzione nazionale di gas potrebbe essere uno degli interventi strutturali per fornire energia a tariffe controllate ai grandi consumatori industriali.

Commenti   

#1 walter 2022-02-11 15:11
L'ambientalismo nella bolletta
CLAUDIO CERASA 11 FEB 2022 ilfoglio.it
I tabù sul gas, i danni dei no triv, l’ideologia anti nucleare. Perché gli anti populisti possono tornare a dettare l’agenda sull’ambiente solo ripartendo da concorrenza e competizione. È ora di estrarre di più
Raccolta differenziata e no al nucleare, ma poi usano l'asciugatrice
Tra i numerosi vizi ideologici che impediscono all’Italia di avere un mercato energetico improntato sui criteri dell’efficienza – capace cioè di reagire con compostezza di fronte agli aumenti dei prezzi generati dagli improvvisi eccessi di domanda – ve ne sono alcuni che nascono da un problema trasversale che attraversa l’identità della stragrande maggioranza dei partiti italiani. Quel problema, che accomuna populisti e anti populisti, ha a che fare con una storica diffidenza di fondo che la classe dirigente italiana nutre di fronte a una parola solitamente tabù: il mercato. E se si ha la pazienza di unire insieme alcuni puntini si capirà facilmente perché l’aumento vertiginoso dei prezzi che gran parte degli italiani si ritrova oggi sulle proprie bollette non lo si spiega solo con quello che succede fuori dal nostro paese (dalla crisi delle materie prime alle tensioni tra Russia e Ucraina). Ma lo si spiega anche con quello che l’Italia ha scelto di non fare in questi anni su un fronte delicato come quello della concorrenza.

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