1-La corrispondenza di sensi tra Giorgetti e Calenda, che accarezzano la suggestione del Draghi bis

2 -GRANO A SINGHIOZZO Le tre criticità dell'accordo che ha sbloccato i porti ucraini 3-Vergognosa speculazione elettorale del Pd con Crisanti, peggio di Salvini

18.8.2022 vari autori ilfoglio.it lettura4'

1-Il ministro leghista segue le mosse del leader di Azione: "A lui gli imprenditori diranno le stesse cose che dicono a me", e cioè che sarà difficile per la destra governare. I timori per lo strapotere della Meloni, che vagheggia il 30 per cento anche a discapito degli alleati. "Ma a questo punto, perché non confermare l'attuale premier?", dice il leader del terzo polo

Più che un dialogo reale, è una corrispondenza che non si dirà di sensi, tanto meno amorosi, ma di vedute, ecco, quello sì. Perché Giancarlo Giorgetti, nell’apparente scelleratezza dei ripensamenti di Carlo Calenda, una logica ce la vede. E del resto, come il ministro dello Sviluppo ha detto ai suoi confidenti, “gli imprenditori con cui cui mi confronto dicono a me quello che diranno anche a lui”, cioè a quel leader di Azione che al vertice di Palazzo Piacentini c’è già stato. E il senso dei ragionamenti che amministratori delegati di grandi aziende pubbliche e private condividono col vicesegretario della Lega sta nel timore per l’autunno che verrà, e la buriana economica e sociale che pare doverlo accompagnare: che insomma un governo che non sia guidato da gente esperta, e che non abbia una solida reputazione internazionale, e che non sia immune dalle tentazioni propagandistiche che sempre connotano i neofiti del potere, si ritrovi ad annaspare e a far vacillare il paese. E Calenda, che queste riflessioni le va facendo da tempo, quando gli è stato riferito di ciò che Giorgetti pensa di lui, e delle sue scelte, non s’è affatto scomposto: “Se Giorgetti ritiene che nessuno dei due schieramenti, trascinati dalle componenti più populiste, sarebbe in grado di governare da solo, io credo abbia ragione. E lo credono anche molti imprenditori” VALERIO VALENTINI 18 AGO 2022ilfoglio.it…

2--GRANO A SINGHIOZZO Le tre criticità dell'accordo che ha sbloccato i porti ucraini

    

Il patto firmato a Istanbul è vitale per l'Ucraina e per il mondo, ma ha dei punti deboli: più mais che grano, navi che partono e non sempre vogliono tornare, carichi di cereali che non arrivano nei paesi in via di sviluppo. Oggi Erdogan è a Kyiv per incontrare Zelensky

Oggi il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, andrà a Kyiv per la prima volta dall’inizio dell’invasione della Russia contro l’Ucraina. Incontrerà il presidente Volodymyr Zelensky e il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Dall’attacco di Mosca, Erdogan ha già incontrato il capo del Cremlino Vladimir Putin due volte, Zelensky, che ha ripetutamente ringraziato il leader turco per il sostegno fornito in guerra, ha ricevuto qualche telefonata, ma è rimasto fiducioso nel fatto che Erdogan continui a essere un buon mediatore: sicuramente è uno dei pochi che sa interloquire con Putin. Il presidente turco è il leader internazionale che finora è riuscito a portare più avanti dei colloqui tra le due parti e a lui e all’Onu si deve anche la firma degli accordi sul grano. Non è stata buona volontà, ma calcolo, e Erdogan oggi a Kyiv va a prendersi i meriti. I patti firmati a Istanbul a fine luglio hanno portato allo sblocco dei porti ucraini del Mar Nero e alla possibilità di dare sollievo a una crisi alimentare che era iniziata già durante la pandemia e si è aggravata con la guerra, il grano sta ricominciando a fluire ma le difficoltà, e anche i dubbi, rimangono.

Il primo carico di cereali è salpato il primo agosto a bordo della Razoni, nave battente bandiera della Sierra Leone, diretta in Libano, un paese colpito da una forte crisi economica. Ma il carico di 26 mila tonnellate di mais era stato rifiutato dal compratore per problemi di ritardi e di qualità. Dopo più di quindici giorni di peregrinazione, la Razoni è arrivata al porto siriano di Tartus….. MICOL FLAMMINI 18 AGO 2022

3--Lasciate stare i morti da Covid

    

Vergognosa speculazione elettorale del Pd con Crisanti, peggio di Salvini

Che almeno si lascino da parte i morti. Sarebbe già qualcosa: un minimo di civiltà, un poco di decenza nelle regole d’ingaggio di una campagna elettorale che pare già abbastanza sbracata per rendere necessario anche il ricorso ai pochi residui tabù della morale. I morti, appunto: quelli reali, che sono stati tantissimi, e perfino quelli ipotetici. E invece ieri Matteo Salvini e Andrea Crisanti anche su quello sono riusciti a litigare. E, va detto, nessuno dei due ci ha fatto una gran figura. Non di certo il leader della Lega, che per ammiccare all’elettorale boh vax ha approfittato della notizia della candidatura dello scienziato tra le file del Pd per contestare, retrospettivamente, le scelte prese dai passati governi sulla pandemia…. REDAZIONE 18 AGO 2022 ilfoglio

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