1-La candidatura di Tremonti diventa una grana per la Meloni, mentre Salvini si affida a Borghi e Bagnai

2--Una piccola oligarchia ma responsabile. Il Pd merita il voto per quello che non è

23.8.2022  VALERIO VALENTINI e Giuliano Ferrara ilfoglio.it kett2’

1-La leader sovranista si premura di mostrarsi affidabile. Ma a settembre dovrà scegliere tra Panetta (e Draghi) e chi del premier dice ogni male. Ecco perché le intemerate anti sistema dell'ex ministro dell'Economia sono un problema. Intanto la Lega promuove i teorici del No Euro

E’il valore aggiunto che rischia di diventare zavorra, la risorsa che appare un ingombro. “Ma davvero ci conviene farci rappresentare da lui?”. La domanda, tra i consiglieri di Giorgia Meloni, cominciano a farsela. Perché lui, cioè Giulio Tremonti, sembra richiamare alla memoria un passato non proprio roseo. E siccome a pompare i candidati anti euro ci pensa già Matteo Salvini, in FdI c’è chi ritiene poco saggio battere quella strada. Non che sia facile controllarlo, certo. Anzi, da tutti Tremonti viene considerato un battitore libero, renitente a qualsiasi ordine di scuderia. L’avvicinamento andava avanti da tempo: da quando, cioè, la Meloni ha capito che va bene, sì, dagli all’immigrato, però poi bisogna anche mostrarsi affidabile agli occhi di quei sedicenti poteri forti contro cui pure tanti insulti ha scagliato negli anni. Altrimenti, la leader coriacea che ha iniziato la sua legislatura assecondando l’agenda Di Battista, chiedendo l’impeachment di Mattarella e scagliandosi contro il franco africano di Macron, non si premurerebbe di chiedere al prof. Sabino Cassese consigli su nomi di possibili futuri ministri…..

2-Una piccola oligarchia ma responsabile. Il Pd merita il voto per quello che non è

GIULIANO FERRARA 23 AGO 2022

    

2- programmi verbosi non li ho letti, e l’alleanza tutti dentro non è riuscita. Però non sono niente male le liste del Partito democratico. Che volete di più?

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Forse il Pd è una caricatura di partito, forse la sua classe dirigente è una caricatura di classe dirigente. I programmi sono verbosi, retoricamente ambientalisti, wokisti, correttisti. Non li ho letti e non mi piacciono. Probabilmente è destinato a perdere, non è riuscito a mettere insieme la coalizione efficace, con tutti dentro, per riaprire da condizioni di forza la discussione sulle cose da fare dopo il voto (in genere si fa così, malgrado il manuale purista di Carlo Calenda, che vive in un altro mondo, ora senza Albertini e Pizzarotti, figuriamoci poi). Sfortuna, anche. L’unità nazionale con Draghi aveva diviso e messo in crisi il centrodestra, una parte al governo recalcitrante e trasfigurante (il solito Salvini Gianburrasca e fracassone in felpa putiniana) e una parte all’opposizione costituzionale ben condotta e bipartisan sulla politica estera e di difesa (bene Meloni); ma la rottura dell’unità nazionale ha diviso le componenti di governo che erano destinate a stare insieme, esponendo la gola al machete della legge elettorale ben maneggiato dai destri, che hanno guidato la rottura, che hanno un candidato premier, per di più donna e in apparenza novista, e una vasta orda di opportunisti già ben insediati nel carro, che ovviamente saranno i primi a scendere alla bisogna.

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