1-Tiziana Paenti L'ex magistrato parla della Tangentopoli infinita. La corruzione è organica in Italia
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2-Udienze, mancano giudici". Caos al Tribunale di Roma sospese per 6 mesi udienze in attesa di…
10.9.2022 Guidetti Quotidiano e Garau ilgiornale lettura4’
1-"Sono cambiate le ragioni: allora non si rubava per arricchirsi". Titti la rossa, che nel '94 fu eletta per Forza Italia, ricorda: "Lasciai la magistratura quando Mani pulite prese una deriva politica".
. Francesco Ghidetti per Quotidiano net 15.2.2012
E ancora: "Corrotto e corruttore non sono diversi. Tutti coinvolti, anche i rossi. - Incontriamo Tiziana Parenti nella sua casa di Trastevere. Carte, appunti, ritagli di giornali e libri si accumulano nelle stanze. «Titti la rossa» adesso fa l’avvocato. Si occupa di questioni toste. ’Ndrangheta, per capirsi. Ma nessuno può dimenticare il suo ruolo di primissimo piano nel pool di Mani Pulite. Lei era il magistrato che si occupava di «tangenti rosse». Lei, che dopo una militanza nel Pci pisano, ha poi fatto politica in Forza Italia e nello Sdi.
Avvocato Parenti, Tangentopoli è storia o cronaca?
«Cronaca. Siamo ancora lì. Non ci si vuole rendere conto che la corruzione è organica al sistema-Italia. Vent’anni fa come oggi».
Un quadro non incoraggiante...
«Lo so. Non a caso uso la parola ‘sistema’ perché indicativa di un modo di essere tipico della nostra società».
Però, nella tanto vituperata Prima Repubblica non si rubava...
«Sì, l’ho già sentita. Non si rubava per arricchirsi, ma per la lotta politica. Ora, io non devo scrivere saggi di storia comparata. Né giustificare certe pratiche di ladrocinio dei beni pubblici. Però, volendo parlare di contesto posso dire che prima le ragioni della corruzione erano diverse. L’Italia aveva avuto a che fare con i mostri del Novecento: fascismo, nazismo, comunismo. Occorreva accompagnarla lungo l’accidentato viale della democrazia per garantire sistema, lavoro, assistenza sanitaria».
All’inizio di Mani Pulite vi rendeste conto che l’Italia avrebbe subito un clamoroso trauma?
«A parte il fatto che bisogna vedere se davvero c’è stato questo cambiamento e se sia stato davvero così clamoroso. A parte il fatto che io arrivai dopo e per occuparmi di tangenti ‘rosse’. Detto ciò, tutto nasce dal Psi milanese e da Mario Chiesa in particolare. Una storia già scritta, mi sono sempre chiesta? Forse. Anche perché ci fu un allargamento che colpì altre forze politiche».
Alcuni dicono: non i «rossi».
«Per quel tipo di indagini c’era un’oggettiva difficoltà. Diciamo che con partiti come Psi, Dc, Psdi, Pri era più facile. Avevano sistemi più rozzi. Invece, si dipinse il Pci come fuori dal sistema. E quindi impermeabile alla corruzione. Un falso. I comunisti agivano su un doppio binario: prendevano soldi dal blocco sovietico e, dagli anni Ottanta, cominciarono a comportarsi come gli altri».
Contesto internazionale: cade il Muro, i cosacchi non arriveranno più, il ceto politico italiano può anche morire: vero? falso?
«Vero. In parte. Attenzione, però. Non è che nel 1989 cade il Muro e poco dopo la Prima Repubblica. Il processo era cominciato per lo meno quindici anni prima. Col Papa. Coi socialisti che aiutavano i patrioti polacchi».
Politici cattivi, imprenditori vittime.
«Figuriamoci. Corrotto e corruttore non sono figure diversamente cattive. Spesso le seconde sono le peggiori e ci guadagnano di più. Occhio: il populismo è il vero nemico della politica».
Lei poi entrò in politica.
«Sì. Però tentennai molto. Prima con Forza Italia, poi con i socialisti dello Sdi. Francamente, il punto era un altro. Volevo impegnarmi, certo. Ma, soprattutto, lasciare la magistratura. Furono anni per me di profondo disagio. Le indagini avevano preso una direzione politica che mi lasciò assai perplessa...».
2-Udienze, mancano giudici". Caos al Tribunale di Roma
La circolare del presidente delle Corti ferma i lavori per sei mesi, così da dare modo ai magistrati di concludere le pratiche già accumulate. Scoppia la protesta degli avvocati
Federico Garau 18 Agosto 2022 - 11:15 ilgiornale.it
Scoppia il caos nel tribunale di Roma, dove il presidente delle Corti Roberto Reali si è visto costretto a firmare una circolare per imporre un blocco dei lavori della durata di sei mesi. La ragione? Al palazzo di giustizia della Capitale mancano i giudici.
Lo stop del presidente Reali è stato necessario: prima di andare avanti bisogna che vengano smaltiti i fascicoli rimasti in arretrato. Ma le polemiche non sono mancate, specie da parte degli avvocati. Secondo la circolare diramata da Reali lo scorso 14 agosto, dal prossimo 15 ottobre fino al 15 aprile 2023 sarà vietato trasmettere ai tribunali collegiali i procedimenti provenienti dal gup. I magistrati attualmente a lavoro devono prima provvedere ai fascicoli già in atto.
Gli avvocati, come abbiamo detto, sono però sul piede di guerra. Il presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma, Antonino Galletti, ha parlato di provvedimento "non annunciato e tantomeno condiviso con l'avvocatura istituzionale e associata". Galletti spiega infatti che gli avvocati sono venuti a conoscenza della disposizione soltanto grazie alle notizie riportate dalla stampa. E già si parla di ricorso. "La situazione e i deficit di organico sono drammatici e i nostri frequenti interventi sul tema lo confermano", ammette Galletti, come riportato da Libero, "ma una paralisi totale per ben sei mesi rischia di compromettere la credibilità del sistema proprio sui processi relativi ai reati più gravi".
Necessario trovare soluzioni al più presto, e l'appello è rivolto in particolar modo alla politica e al futuro governo.
Pesante anche la replica dell'avvocato Vincenzo Comi, presidente dei penalisti romani."Il provvedimento del presidente del tribunale di Roma è inaccettabile per metodo e contenuto", ha tuonato Comi in nota ufficiale. "Non si comprende quale possa essere la ragione che ha spinto Reali a non indirizzare il suo provvedimento all'avvocatura associata e nemmeno alla sua rappresentanza istituzionale e, ancor prima, per quale ragione, nel mentre non lesina ad invitarci ai tavoli per progettare protocolli su tematiche le più disparate, non abbia avvertito l'esigenza di confrontarsi con noi prima di adottare un provvedimento di tale enormità".
Oltre a non poter accettare una simile decisione arrivata dall'alto, senza neppure un confronto, gli avvocati temono le conseguenze. Cosa dire nei prossimi mesi ai cittadini? Ci sono persone innocenti che in questo momento stanno aspettando di chiudere processi che li vedono imputati, o soggetti offesi che attendono giustizia nei propri confronti. Gli esempi sono davvero molti. Vincenzo Comi trova inaccettabile che "i diritti dei cittadini non sono sacrificabili sull'altare delle statistiche e dell'efficienza della giustizia".
Che fare, dunque, se il foro di Roma non ha sufficienti giudici per celebrare i processi? C'è chi guarda agli uffici del ministero della Giustizia, dove di magistrati ce ne sono a decine.


