CABINA DI REGIA Draghi e i traguardi del Pnrr: "L'attuazione è stata più rapida del previsto. Ora tocca al prossimo governo"
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- La Costituente del Pd? Macché, serve un amministratore delegato. -Visto che Salvini sta sempre in campagna (elettorale), il posto di ministro dell’Agricoltura gli spetterebbe di diritto.
REDAZIONE, lettere Direttore 05 OTT 2022 ilfoglio.it
Il premier uscente ha annunciato che sono già stati conseguiti 21 dei 55 obiettivi del 2022 e ha chiesto di proseguire così per mantenere la credibilità verso i cittadini e verso i partner stranieri. Meloni: "Ereditiamo situazione difficile. Ci verranno attribuiti ritardi che non dipendono da noi"
"Nel primo semestre del 2022, l'Italia ha raggiunto ancora una volta tutti gli obiettivi del Pnrr. L'Italia potrà ricevere altri 21 miliardi di euro, dopo i 45,9 miliardi degli scorsi mesi. Non ci sono ritardi nell'attuazione del piano; se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe soldi". Il discorso del presidente del Consiglio uscente Mario Draghi alla cabina di regia sul Piano di ripresa e resilienza riunita oggi ha riguardato da un lato il bilancio dell'operato del suo governo e dall'altro le aspettative e le responsabilità del prossimo.
Sul secondo semestre di quest'anno i lavori procedono più veloce del previsto, ha sottolineato il premier, anche a causa delle recenti elezioni del 25 settembre che "hanno richiesto uno sforzo supplementare". "Ad oggi" ha annunciato "sono già stati conseguiti 21 dei 55 traguardi previsti per la fine dell'anno". È necessario che il prossimo esecutivo, che sarà, com'è probabile, a guida Fratelli d'Italia e presieduto da Giorgia Meloni, abbia tutti gli strumenti per proseguire con l'attuazione del Pnrr, quest'ultima necessaria "per la nostra credibilità verso i cittadini e i partner internazionali".
Mario Draghi ha offerto anche delle direttive su quello che è essenziale per la reputazione del paese: "Dimostrare che le risorse siano spese correttamente e che riforme e investimenti siano portati a termine". Ma anche sulle sfide dei prossimi mesi: "Il piano RePowerEu destinato ad assicurare l'autonomia energetica dalla Russia". Ha poi aggiunto, passando il testimone: "Spetta al prossimo continuare il lavoro di attuazione e sono certo che sarà svolto con la stessa forza ed efficacia".
Dall'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia arriva un commento della premier in pectore Giorgia Meloni proprio sul piano: "Ereditiamo una situazione difficile: i ritardi del Pnrr sono evidenti e difficili da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi, ma che a noi verrà attribuita anche da chi l'ha determinata".
- La Costituente del Pd? Macché, serve un amministratore delegato
04 OTT 2022
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Visto che Salvini sta sempre in campagna (elettorale), il posto di ministro dell’Agricoltura gli spetterebbe di diritto.
Michele Magno
Braccia rubate alla vicepremiership.
Al direttore - In un raptus di masochismo, il Pd pensa di cambiare nome per trovare una nuova identità. Riuscirà solo a falsificare i documenti di riconoscimento.
Giuliano Cazzola
Per il futuro del Pd, non servono tante chiacchiere (la Costituente? Ma per favore). Servono fatti semplici. Uno in particolare: meno leader programmati per essere amministratori di condominio, più leader programmati per muoversi come amministratori delegati.
Al direttore - L’onorevole Ettore Rosato presiederà il 15 ottobre la prima riunione della nuova Camera dei deputati. Un’ottima occasione per un cristiano di cospargersi il capo di cenere, per chiedere scusa di fronte a tutti quelli che hanno approvato l’indecente “Rosatellum”.
Massimo Teodori
Il doppio turno, modello dei sindaci, resta la legge del cuore. E in subordine il proporzionale resta il nostro personalissimo second best. Ma le chiedo: una legge elettorale che dà un premio di maggioranza a una coalizione che supera il 43 per cento dei voti e che costruisce quel premio di maggioranza sulla base delle vittorie nei collegi è davvero una legge così penosa? Qualche dubbio, caro Teodori.
Al direttore - La questione dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato va vista, a mio avviso, in termini assai diversi da quelli apocalittici descritti da alcuni osservatori. Putin ha fatto una incredibile forzatura sul terreno del Diritto internazionale con l’annessione di quattro province del Donbas prima attraverso un’aggressione militare e poi attraverso un referendum fasullo. Come conseguenza di questa operazione egli ha aggiunto che chi oserà attaccarle, trattandosi oramai di territorio russo, potrà essere colpito anche con le armi atomiche. Nel contempo egli ha richiamato 300 mila riservisti, misura che può voler dir tutto o niente: può essere una sorta di parata o può anche significare la preparazione nei tempi medi di nuovi attacchi al cuore dell’Ucraina una volta che è stato riorganizzato un esercito oggi parzialmente in rotta. Ebbene a questo punto paradossalmente l’Ucraina va accettata nella Nato proprio per evitare guai peggiori, perché mentre non potrà mai essere realizzata una pace iniqua e ingiusta fondata sulla presa d’atto dell’annessione, a sua volta l’attuale Ucraina va messa in sicurezza rispetto alla possibilità di attacchi futuri. Se non è ipotizzabile una pace alle condizioni di Putin, tuttavia bisogna vedere il rovescio della medaglia: l’attuale Ucraina va messa in sicurezza perché un paese che ha l’ombrello della Nato è a sua volta protetto dalla sua deterrenza e Putin non può non fare i conti con la realtà anche militare, che è l’unica cosa che lo può condizionare. Infatti, a essere realisti, oggi non esistono le condizioni della pace dopo tutte le mosse unilaterali di stampo militare e di prevaricazione giuridica, ma si può creare una tregua di fatto a condizione che essa sia protetta da una garanzia molto forte. Nel quadro della partita a scacchi in corso si risponderebbe così alla mossa di Putin con una iniziativa che non è sul terreno della illegalità e della prepotenza, ma su quella di una garanzia politico-militare. Coloro i quali respingono l’ipotesi dell’Ucraina nella Nato sostenendo che si tratterebbe di una provocazione nei confronti della Russia o soffrono di un complesso di inferiorità rispetto a Putin oppure gli fanno consapevolmente da sponda.
Fabrizio Cicchitto


