Per la transizione energetica va cambiato il nostro modello attuale
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Per la transizione energetica va cambiato il nostro modello attuale. Come mantenere gli stessi livelli di qualità della vita che le fonti fossili hanno garantito finora: sicurezza e disponibilità abbondante e a buon prezzo
12.10. 2022 huffpost.it Franco Bernabè lettura4’
(a cura del Cav. Lav. Franco Bernabè) Federazione Nazionale Cavalieri Del Lavoro
La pandemia e lo scoppio della guerra in Ucraina hanno determinato una crescita rapida e imprevista dei costi dell’energia, che riguarda in primo luogo gas ed elettricità, con conseguenze su larga scala. Una concatenazione di fatti che hanno posto il tema energetico – e in primo luogo la transizione e la diversificazione delle fonti – sempre più al centro del dibattito pubblico.
La transizione energetica è dunque non solo inevitabile, ma urgente e necessaria. Dall’altro lato, questa impatta in maniera non indifferente sull’industria italiana, comportando per le imprese complessità nell’adattamento ma anche grandi opportunità.
Già durante tutto l’autunno 2021 si era registrato un forte aumento dei prezzi del gas, con ripercussioni sui prezzi della elettricità per effetto del particolare meccanismo di formazione dei prezzi su questo mercato. Ma l’impatto maggiore è subentrato a seguito della manipolazione del mercato del gas operato dai russi a partire dalla seconda metà del 2021. Gazprom, infatti, ha smesso di vendere gas in eccesso rispetto ai contratti a lungo termine sulle piattaforme elettroniche e non ha proceduto al normale riempimento dei giacimenti di stoccaggio in Germania e in Austria.
A partire da febbraio di quest’anno, poi, la guerra ha esasperato l’impatto sui prezzi anche per effetto dei meccanismi di funzionamento delle piattaforme di trading, in particolare il TTF olandese. La risposta dei governi alla situazione di emergenza è stata quella di sostenere con interventi compensativi l’onere per i consumatori senza modificare i meccanismi che presiedono al funzionamento del mercato energetico.
Si stima, infatti, che dall’inizio della crisi i governi europei hanno destinato 230 miliardi di euro al sostegno di famiglie e imprese colpite dalla crisi e la cifra è destinata ad aumentare considerevolmente nel corso del prossimo inverno. Gli interventi adottati fino a luglio vanno dall’1% del Pil per paesi come il Belgio all’1,7 della Francia e al 2,7 dell’Italia. Ma le recenti misure adottate in paesi come la Germania portano l’onere complessivo ad oltre il 4% del Pil senza includere gli interventi indiretti come il salvataggio di imprese coinvolte nella crisi.
L’intero scenario, di conseguenza, ha avuto un importante effetto sulle politiche della transizione energetica. La necessità di riattivare processi basati su fonti fossili, come il carbone nelle centrali termoelettriche ha in alcuni casi messo in secondo piano le problematiche ambientali, ma ha invece riportato in primo piano il tema della sicurezza degli approvvigionamenti. Entrambi fattori sono fondamentali nel processo di transizione. È chiaro oggi come la transizione non possa realizzarsi solamente ponendo vincoli crescenti all’uso delle fonti fossili, ma va posta all’interno di un contesto più organico di politica energetica e di riforma dei mercati dell’energia.
Per un lungo periodo nel nostro Paese non è stata avvertita la necessità di costruire una “politica energetica” olistica e di lungo periodo.
La situazione che ci troviamo a fronteggiare impone invece di adottare un approccio organico che consideri tre obiettivi e assi fondamentali: sostenibilità ambientale, sicurezza degli approvvigionamenti e ottimizzazione dei costi. Perseguire solo uno di questi aspetti senza una adeguata considerazione degli altri esporrebbe invece a grossi rischi, con effetti non prevedibili
La sfida, dunque, è quella di ripensare il nostro attuale modello e di cambiare profondamente il sistema fino ad adesso utilizzato, mantenendo al contempo gli stessi livelli di qualità della vita che le fonti fossili hanno garantito finora. Non va dimenticato infatti che queste ultime costituiscono ancora l’80% dei fabbisogni energetici del pianeta.
La risposta da dare alla crisi attuale richiede che si affrontino i temi con i tempi necessari per introdurre riforme complesse senza rinunciare agli obiettivi che sono stati enunciati negli ultimi anni e garantendo alle famiglie e alle imprese colpite dalle conseguenze drammatiche della crisi, meccanismi di compensazione che consentano di andare avanti.
In conclusione, la transizione energetica sarà un processo lungo per il quale non ci possono essere scorciatoie. In questo processo sarà necessario servirsi ancora delle fonti fossili e soprattutto di quelle meno inquinanti come il gas per il quale va mantenuta una prospettiva di investimenti e di costruzione di infrastrutture per garantire la sicurezza energetica e un processo di transizione ordinato.
La transizione energetica costituisce una priorità anche per contrastare gli effetti imprevedibili e sicuramente gravi del riscaldamento terrestre. Una transizione così profonda richiede una altra condizione di cui i mercati dell’energia non hanno mai avuto la necessità: le energie fossili sono sempre state abbondati e a basso costo, si sono sviluppate tramite processi di miglioramento incrementale dell’efficienza di esplorazione e produzione, ma non hanno mai avuto bisogno di miglioramenti trasformativi. La transizione energetica, invece, richiede che venga dato impulso ad un processo di innovazione che deve vedere protagonista tutto l’occidente e l’Italia in particolare.
Ci sono le condizioni perché la dinamica dell’innovazione nel settore dell’energia segua la stessa traiettoria che ha visto protagonista, negli ultimi trent’anni la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, con enormi opportunità sia di tipo industriale che di tipo finanziario.
Le aree dove si svilupperà l’innovazione sono facilmente individuabili. Il settore delle energie rinnovabili presenta le maggiori potenzialità sia per quanto riguarda le tecnologie di cattura e accumulo dell’energia, sia per quanto riguarda l’ottimizzazione dei sistemi di produzione e di distribuzione. Ma la trasformazione tecnologica riguarderà anche tutti i settori a valle e le modalità di uso dell’energia. Particolarmente urgente è l’impulso da dare nel settore degli accumuli dove le alternative tecnologiche sono molteplici e offrono un grande potenziale di innovazione e di riduzione dei costi grazie all’aumento della produzione e alle economie di scala.
La politica energetica richiede interventi che guardino al lungo periodo e assicurino quello che le fonti fossili hanno garantito finora: sicurezza e disponibilità abbondante e a buon prezzo.


