Meloni si affida a Colle, ma la mina è Berlusconi: "Domenica giuro, non tratto più

- Perché il governo Meloni rischia di restare ostaggio delle ambiguità. - Il Cav. scatenato e la coerenza perduta a destra. Che spettacolo. No all’annessione del Lambrusco!

20.10.2022 vari da ilfogli.it lettura4’    

Contatti fra la premier in pectore e Sergio Mattarella. La leader di FdI non vuole più trattare sui ministri. Ballano ancora sei dicasteri, il nodo dello Sviluppo economico

“Domenica voglio giurare”. Giorgia Meloni prova a sottrarsi al rumore di fondo della coalizione e soprattutto all’ombra lunga di Silvio Berlusconi. Passa la giornata a fare incontri riservati lontana da Montecitorio. Ha contatti con Sergio Mattarella.   Anche oggi, alla vigilia delle consultazioni al Quirinale, non si farà vedere. Domani alle 10.30 salirà al Colle con tutti i partiti che dicono, con più o meno convinzione, di sostenerla. Con lei ci saranno la delegazione di Matteo Salvini, quella dei centristi e Silvio Berlusconi, accompagnato dai capigruppo dunque anche da Licia Ronzulli. Sarà la prima foto tutti insieme da quando Meloni ha vinto le elezioni. L’istantanea di una famiglia   che ha iniziato a tirarsi i piatti prima di mettersi seduta a tavola, cioè al governo. Il problema è il Cav. I due non si parlano più.. SIMONE CANETTIERI 20 OTT 2022

- Perché il governo Meloni rischia di restare ostaggio delle ambiguità

Audio. Vodka. Lambrusco. Minacce. E Putin. La prima settimana da pazzi del centrodestra dimostra che per la leader di FdI governare la percezione del suo governo sarà ancora più complicato che governare la sua coalizione. Quattro indizi utili

L'audio di Berlusconi: "Zelensky? Non posso dire quello che penso. Putin era contrario alla guerra"

Coalizione o percezione: è questo il problema. La prima settimana del quasi governo Meloni si conclude con la notizia di un nuovo audio rubato a Silvio Berlusconi in cui l’ex presidente del Consiglio, il giorno dopo aver già comunicato il suo amore incondizionato per Vladimir Putin, amore certificato da lettere di auguri e regali reciproci conditi da bottiglie di vodka e casse di lambrusco che Putin e Berlusconi si sarebbero scambiati con allegria nelle ultime settimane, ha fatto sapere di considerare la guerra in Ucraina responsabilità più di Zelensky che di Putin e ha fatto sapere di considerare le vittime della furia putiniana responsabilità più del presidente ucraino che di quello russo. Il tutto, poi, dopo una settimana per così dire imprevedibile durante la quale Berlusconi ha mandato a quel paese i suoi alleati in diretta tv, durante la quale Forza Italia non ha votato il presidente del Senato proposto dai suoi alleati, durante la quale Berlusconi ha detto che Giorgia Meloni ha un comportamento “supponente”, “prepotente”, “arrogante”, “offensivo”, “ridicolo”, durante la quale Meloni ha detto che lei a differenza del suo alleato Berlusconi “non è ricattabile”, durante la quale il nuovo presidente del Senato ha rivendicato di avere busti di Mussolini in casa e durante la quale il nuovo presidente della Camera ha affermato di considerare le sanzioni contro la Russia un boomerang per l’occidente…. CLAUDIO CERASA 20 OTT 2022

- Il Cav. scatenato e la coerenza perduta a destra. Che spettacolo.No all’annessione del Lambrusco!

Chi ha scritto al direttore del Foglio Claudio Cerasa

Al direttore - No all’annessione del Lambrusco!

Giuseppe De Filippi

Cav. unchained. Anche senza vodka.

Al direttore - Per chi cerca di ragionare con la testa, e non con il tratto terminale dell’intestino, dovrebbe ormai essere chiaro: l’obiettivo di Putin è quello di rendere invivibile l’Ucraina e di terrorizzare la sua popolazione, fiaccandone la capacità di resistenza e facendo (letteralmente) terra bruciata intorno a Zelensky. Non sembra però che questa realtà scalfisca le certezze dei pacifisti irriducibili, di coloro cioè che vogliono la pace a ogni costo e con ogni mezzo, foss’anche la resa a un sistema politico autoritario che si fa beffe del diritto internazionale. In questo senso, si distingue l’appello per fermare la guerra lanciato da un gruppo di intellettuali di vario orientamento politico e culturale. Luciano Capone e Adriano Sofri, su queste colonne, hanno documentato le inesattezze, le incongruenze, le omissioni del piano in sei punti per un “negoziato credibile” proposto dai firmatari. Recita un vecchio ritornello napoletano: “Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdàmmoce ’o passato...”. Potrebbe tranquillamente essere il suo esergo. Coerentemente, il primo punto del piano allude al mito della “promessa tradita” dalla Nato di non espandersi a est, in realtà formulata a Gorbaciov dal segretario di stato James Baker in un incontro informale del 1990. Un pilastro polemico del Cremlino nei confronti delle potenze occidentali. E’ stato usato, infatti, dal presidente russo come pretesto per giustificare l’invasione della Georgia nel 2008 e della Crimea nel 2014, nonché quella in corso nel Donbas. Solo che Putin, e con lui quanti anche in Italia condividono l’argomento della “broken promise”, dimenticano che nel Memorandum di Budapest del 1994 (sottoscritto con Usa e Regno Unito) Mosca si impegnò a rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina, nonché ad astenersi dall’uso della forza nei suoi confronti in virtù del trasferimento del suo arsenale nucleare in Russia. Piaccia o meno il principio “pacta sunt servanda”, quindi, non si può negare il peso diverso che hanno un accordo formale e un accordo verbale tra le grandi potenze. Lo si può negare soltanto se si equivoca un paradossale aforisma di Leo Longanesi: “Non bisogna appoggiarsi troppo ai princìpi, perché poi si piegano”.

Michele Magno

Al direttore - Fuori e dentro al centrodestra molti danno la colpa al Cav. per i presunti traccheggiamenti, i messaggi in codice, le asperità di queste ore. Ma è Giorgia Meloni se non sbaglio a intestare su di sé le decisioni sui nomi dei ministri e dei presidenti da inserire nel governo, senza concedere spazio sufficiente agli alleati, in particolare a FI. Se Silvio cede, sarà difficile in futuro far valere le proprie ragioni sulle questioni cruciali, come Europa, tasse e guerra.

Juri Diego Cherubini

Al direttore - La destra dice che l’opposizione e Letta non devono criticare la maggioranza all’estero perché “antipatriottico”. Ricordo una stagione non troppo remota però in cui la destra sosteneva che Putin fosse meglio del nostro presidente del Consiglio (che all’epoca era Renzi). Meloni ha ragione, ma prima di guardare in casa d’altri dovrebbe forse guardare in casa sua.

Fabiola Martoni

In sostanza, nel giro di pochi mesi, Meloni ci sta dicendo che per governare l’Italia occorre essere incoerente con molte delle idee offerte negli ultimi anni da Meloni e che per fare una buona opposizione occorre fare un’opposizione diversa da quella fatta in questi anni da Meloni e Salvini. Slurp!

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata