IL RACCONTO AL CINEMA Marce su Roma, marce di fantasmi
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Per rievocare la "rivoluzione" del Duce, la propaganda fascista gonfiò il numero dei partecipanti. Ma Dino Risi ed Emilio Lussu l’hanno sbertucciata..
ANDREA MINUZ 23 OTT 2022 ilfoglio.it lett1’
Per rievocare la "rivoluzione" del Duce, la propaganda fascista gonfiò il numero dei partecipanti. Ma Dino Risi ed Emilio Lussu l’hanno sbertucciata, mostrandone il grottesco concentrato di italianità da operetta. Che oggi ha dei nuovi eredi
Come lo spettro dell’“Aventino”, evocato spesso nei tormenti del Pd al governo, come le disfatte della Nazionale che diventano subito “una Caporetto”, la marcia su Roma è uno dei grandi fantasmi italiani.
Una “costante”, una funzione ricorrente, un motivo che risuona in ogni fase della storia patria, non solo in questo centenario quanto mai à la page. C’è sempre un po’ di “marcia su Roma” nelle cronache di questi anni. Ogni volta riadattata in modi via via più immaginifici, carnevaleschi, festosi. C’è quella di Grillo, in camper, con adunata su internet e hashtag #tuttiaRoma. C’è quella di Salvini a Piazza del Popolo, nel 2015, con CasaPound e un manifesto del Duce esposto in bella vista (“ti aspettavo!”). C’è lo spin-off dell’anno scorso, con l’abbraccio tra No Vax e Forza Nuova uniti in un assalto sgangherato alla sede della Cgil. Ci sono le tante marce su Roma minacciate da Bossi nei raduni di Pontida, quasi sempre dopo ogni finanziaria, con Alessandra Mussolini che all’epoca, prima della svolta “fluida”, difendeva il copyright sul brand (“sono in troppi a parlare di una nuova marcia su Roma, ma solo noi missini possiamo vantare il marchio dell’originalità e rivendicare quell’eredità storica che oggi fa gola a tanti”). C’è il “si voti subito, altrimenti a milioni andremo a Roma per chiedere le elezioni” del Cav., edizione 2008. C’è la versione didattico-pedagogica, in quota società civile, con la fatidica gita a Roma gratis per gli under 25 sbandierata da Calenda in campagna elettorale. C’è la variante in salsa “crime”: il “piamose Roma” dell’epica malavitosa di “Romanzo Criminale”. E c’è il controcanto di “Suburra”, “è stata Roma”, che sarebbe piaciuto molto anche a Mussolini, come epigrafe della sua impresa, in uno spiritualissimo transfert con la città.


