Sul Pnrr indugiare è già morire. Appunti per Meloni

“La Guardia costiera risponde alla Difesa e non a Salvini”. La battaglia navale di FdI contro la Lega. Sconfitta L'anno orribile di Russia e Cina è una scommessa fallita: mostrare la debolezza dell'occidente

2.12.2022 Ferrara, Cerasa Canetteri da ilfoglio.it lettura 3’

Sul Pnrr indugiare è già morire. Appunti per Meloni

GIULIANO FERRARA 02 DIC 2022

    

Scaricare le responsabilità e chiedere proroghe per il Recovery plan, come sembra voler fare il governo, sarebbe il fallimento definitivo per l’Italia. Ma non si salverebbe nemmeno un’opposizione senza idee

Per quanto si possa essere scettici sui nostri fondamentali riguardo alla capacità di dare corso attraverso progetti, esecuzione e spesa a grandi volumi di investimenti; per quanto il mancato utilizzo di gran parte dei fondi europei ordinari dimostri che è da lunga data un problema di sistema, dovrebbe essere chiaro alla presidente del Consiglio che mettere le mani avanti sulle scadenze imminenti, addossare responsabilità al precedente esecutivo, traccheggiare sulle riforme e sulle altre condizioni per ricevere i fondi del Next Generation Eu, chiedere proroghe temporali e ritocchi procedurali in polemica con la Commissione non è la soluzione. Il problema è gigantesco, urgente. Un insuccesso in materia sarebbe una sconfitta strategica per il paese o la nazione, come con termine impreciso e altisonante preferisce dire Meloni. Riguarda anche le opposizioni, che invece di dividersi tra chi si infila legittimamente per trattare a Palazzo Chigi, con un tanto di azzardo politicista, e chi manifesta in strada su piattaforme generiche, con poca fantasia politica, dovrebbero indagare con precisione, rendere conto all’opinione pubblica dei dati in loro possesso e costituire un comitato ombra capace di tallonare ogni centimetro del percorso istituzionale che porta a ricevere o no le immense fette di torta e a saperle spendere operativamente, quote immense di ricchezza potenziale e di sviluppo in parte pagate o anticipate dai contribuenti dei nostri paesi partner, destinate all’Italia per la modernizzazione e il riequilibrio dell’economia europea.

IL CASO “La Guardia costiera risponde alla Difesa e non a Salvini”. La battaglia navale di FdI contro la Lega

SIMONE CANETTIERI 02 DIC 2022

    

Secono il codice militare la Capitaneria è competenza del dicastero di Crosetto, fanno notare dal partito di Meloni. Continua la guerra nel governo sulle deleghe dei ministeri

Battaglia navale nel governo. L’assalto è già in atto, seppure con i sottomarini del partito: la Guardia costiera non è una competenza di Matteo Salvini, ma di Guido Crosetto dunque del ministero della Difesa. Dalle parti di Fratelli d’Italia iniziano a dirlo sempre più di frequente. Carte alla mano. E anche questa sottolineatura rientra nel tentativo messo in piedi da Giorgia Meloni e dai suoi fedelissimi di stringere il più possibile il campo di competenze degli alleati. Succede con il Pnrr con Raffaele Fitto a discapito del titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Continua sull’Energia con le mosse di Adolfo Urso per soffiare le deleghe a Gilberto Pichetto Fratin. E va avanti su un perno della propaganda salviniana: la Guardia costiera. Ergo: i migranti e gli sbarchi

UNA DOPPIA SCONFITTA L'anno orribile di Russia e Cina è una scommessa fallita: mostrare la debolezza dell'occidente

CLAUDIO CERASA 02 DIC 2022

    

Le democrazie liberali sono forti, resistenti, resilienti. Mentre, Putin e Xi Jinping hanno commesso lo stesso errore: quello della tracotanza. L'uno si immaginava che l'Ucraina sarebbe stata abbandonata, l'altro ha immaginato possibile l'autarchia scientifica

Avevano scommesso entrambi sulle debolezze dell’occidente. Avevano scommesso entrambi sulla fragilità delle democrazie liberali. Avevano scommesso entrambi sull’efficienza delle autocrazie. E avevano scommesso entrambi, all’inizio di quest’anno, sulla nascita di un’amicizia “senza limiti” destinata inevitabilmente a imporre, in tutto il mondo, l’egemonia dei propri modelli politici, economici, scientifici e culturali. Cina e Russia avevano scommesso sull’anno in corso per dimostrare al mondo l’inferiorità strutturale delle società aperte e la superiorità assoluta delle società non aperte. Ma alla fine di quest’anno si può dire che Cina e Russia siano arrivate di fronte a una verità difficile da digerire. Quello che pensavano essere debole, ovvero l’occidente, ha dimostrato di essere forte, resistente, resiliente.

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