Servirebbe un'agenzia di protezione delle opinioni

-Le giravolte di Conte sulle armi all'Ucraina. Botta e risposta. Forse ora si ritiene possibile chiedere a Putin il favore di andarsene

16,12,2022 Ferrara e redazione ilfoglio.it lettura3’

-Da Murekatete a Eva Kaili. Servirebbe un'agenzia di protezione delle opinioni

GIULIANO FERRARA 16 DIC 2022

Smarrite le idee, serve rivalutare il riso, la reazione muscolare ed emotiva superiore a ogni pensierino. Così da non esercitare più una certa ipocrisia quando si parla degli zainetti della ex vicepresidente dell'Europarlamento o del foulard di lady Bersani

Le opinioni sono merce svalutata fin dalla Grecia classica, per Platone erano una forma di conoscenza imperfetta, instabile, lo sanno tutti. Oggi bisognerebbe mettere in piedi un’agenzia professionale di protezione delle opinioni, e non parlo dei social, troppo facile, parlo dei giornali e delle emissioni quotidiane radio e tv. Chiacchiera e commento sono moneta corrente, in tanti li spendiamo e dissipiamo senza riguardo per il tasso turco o venezuelano d’inflazione, tutto viene rubricato sotto la dizione onnicomprensiva di “idee”, d’altra parte la venerazione per il fatto e per il concetto, che dalle opinioni si differenziano come il risotto dalla palta, non cancella il bisogno del surrogato nutritivo, come la si pensi su un certo argomento di rilevanza pubblica. Quando si va svelti, per una ragione o per l’altra, il carburante è l’opinabile. Difendiamone, se non il valore, almeno il prezzo.

-Le giravolte di Conte sulle armi all'Ucraina. Botta e risposta

16 DIC 2022

Le contraddizioni di chiedere lo stop sull'invio di armamenti e inorgoglirsi per il successo ucraino, avvenuto "grazie al sostegno militare occidentale". Forse ora si ritiene possibile chiedere a Putin il favore di andarsene

Al direttore - La posizione del Movimento 5 stelle sul conflitto russo ucraino continua a essere distorta e strumentalmente attaccata su giornali e tv, oltre che nelle aule parlamentari. Eppure quello che stiamo chiedendo è semplicemente che si lavori per la pace e non per la guerra.

Ieri, in un articolo pubblicato su questo quotidiano a firma di Luciano Capone, si legittimavano le posizioni dell’ex senatore Cinque stelle Petrocelli per insinuare che il presidente Conte e il M5s avrebbero ipocritamente e populisticamente cambiato idea sul sostegno militare a Kyiv sposando la stessa linea dell’ex presidente della commissione Affari Esteri di Palazzo Madama. Siamo quindi costretti a ribadire, per l’ennesima volta, una differenza di posizioni che dovrebbe essere ormai chiara a chiunque. Lo scorso marzo, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Movimento 5 stelle guidato dal presidente Conte ha fatto una scelta iniziale che rifaremmo anche oggi se la situazione sul campo fosse ancora la stessa di nove mesi fa, se cioè vi fosse ancora quello squilibrio di forza militare che impediva all’Ucraina di esercitare il suo legittimo diritto di autodifesa sancito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Lo abbiamo ripetuto anche in Parlamento decine di volte rivendicando il nostro voto favorevole dello scorso marzo: senza quel sostegno militare iniziale, le truppe di Putin avrebbero conquistato Kyiv nel giro di poche settimane e l’Ucraina sconfitta sarebbe stata costretta a una tragica resa che avrebbe sancito l’inaccettabile supremazia del più forte, aprendo la strada a scenari a dir poco inquietanti. In quella situazione di iniziale asimmetria militare nessuna trattativa sarebbe stata possibile, ma solo la capitolazione del più debole. Per questo, non senza difficoltà, decidemmo di non voltarci dall’altra parte e di farci carico di questa responsabilità politica di fronte alla storia. Il senatore Petrocelli, che poi esplicitò le sue posizioni filorusse, decise altrimenti e per questo fu espulso dal Movimento 5 stelle e rimosso dalla carica di presidente della commissione Affari Esteri del Senato

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata