IL CASO “Le indagini non sono segrete”: così Anm e Fnsi promuovono la gogna
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Minniti “Altro che ong, serve un piano europeo per l'Africa”. CDM STRENNA Salvini fa il premier per 90 minuti. Ma sulla Manovra è ancora impasse
22.12.2022 Antonucci.De Rosa ilfoglio.it lettura4’
IL CASO “Le indagini non sono segrete”: così Anm e Fnsi promuovono la gogna.
ERMES ANTONUCCI 21 DIC 2022
In un convegno le incredibili affermazioni di Santalucia, presidente del sindacato delle toghe, e di Lorusso, a capo del sindacato dei giornalisti. Lo sconcerto del viceministro della Giustizia Sisto: "Durante le indagini il segreto è la regola"
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Le coincidenze a volte assumono un significato particolare. Così martedì sera, mentre veniva diffusa la notizia dell’apertura di un’indagine da parte della procura federale belga sulle ripetute fughe di notizie sul Qatar gate, a Bari si teneva un convegno promosso dall’Associazione nazionale magistrati, dedicato al rapporto tra giustizia e informazione. Interveniva il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia: “Il processo penale non è il luogo della segretezza e non lo sono neanche le indagini, che devono rimanere segrete solo in casi eccezionali. Il segreto è contrario alla democrazia”. Seguiva Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della stampa: “Il dovere del giornalista è quello di pubblicare la notizia indipendentemente dal fatto che possa anche riguardare una fase delle indagini in cui la notizia deve restare segreta”.
Affermazioni che risultano in contrasto non solo con il buon senso, ma anche con la legge. E’ il nostro codice di procedura penale, infatti, a tutelare il segreto durante le indagini (articolo 329) e a vietare la pubblicazione da parte dei giornalisti di atti coperti da segreto, anche solo nel loro contenuto (articolo 114). Per non parlare del principio di presunzione di innocenza previsto dalla Costituzione (articolo 27) e delle varie carte deontologiche.
Si comprende dunque la meraviglia espressa dal viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, anche lui ospite del convegno e costretto a ricordare ai capi dei sindacati dei magistrati e dei giornalisti che nel nostro ordinamento “il segreto nella fase delle indagini è la regola, almeno finché gli atti non vengono portati a conoscenza dell’indagato”.
Una scena emblematica del perché la gogna all’italiana resterà ancora per molto tempo un unicum nel mondo.
L'INTERVISTA Minniti “Altro che ong, serve un piano europeo per l'Africa”.
GIANLUCA DE ROSA 22 DIC 2022
“Bisogna superare la Bossi-Fini e aprire agli ingressi legali”. La strategia dell’ex ministro per affrontare i flussi migratori dopo che quest'anno gli arrivi hanno superato nuovamente la quota psicologica dei 100mila
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“L’idea di un codice di regolamentazione per le ong nasceva da un presupposto a mio avviso tuttora valido: nel momento in cui fanno salvataggi in mare le ong sono parte del sistema di ricerca e soccorso dello stato che poi finisce per ospitare i migranti. Se è così, allora è normale che il paese che coordina quel sistema possa chiedere delle cose”. Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, nel 2017 è stato il primo a proporre alle ong un codice di autoregolamentazione. Condivide la scelta di Matteo Piantedosi di dare alle organizzazioni umanitarie che si occupano di salvataggi in mare delle regole. Meno l’idea di imporle per legge, con sanzioni amministrative che possono arrivare fino al sequestro delle imbarcazioni. “Serve un patto libero, senza imposizioni attraverso una norma”, dice. E le sanzioni? “Ci sono di fatto, perché se non accetti quelle condizioni non accedi ai porti, ma le organizzazioni umanitarie non possono essere toccate dalla legge di un singolo paese”. In ogni caso all’ex ministro la questione sembra oggi marginale. “In passato – dice – le ong gestivano il 40 per cento dei flussi, oggi solo il dieci per cento delle persone arriva così. Questa partita, seppur simbolica per l’attuale governo, non è in ogni caso risolutiva”….
CDM STRENNA Salvini fa il premier per 90 minuti. Ma sulla Manovra è ancora impasse
CARMELO CARUSO 22 DIC 2022
La premier non presiede il Cdm per un'indisposizione e si infastidisce per la frase del leader della Lega: "Vado io, Meloni ha due linee di febbre". Il governo accelera sulla cessione di Ita
Ha fatto il premier per novanta minuti e ha comunicato che è andato “tutto bene”. Non ci credeva neppure lui. Matteo Salvini ha coronato un sogno. Per un’ora e mezza ha presieduto un Cdm. Giorgia Meloni a causa di una indisposizione era assente. Antonio Tajani era impegnato alla Farnesina. Salvini ha chiesto ai suoi collaboratori: “Fate sapere che presiedo io, io; il più possibile”. Il Cdm era previsto per le 11,30. Quindici minuti prima, a un evento sul Mediterraneo, il vicepremier si è autoannunciato: “Devo andare a presiedere il Cdm perché Meloni ha due linee di febbre”. La premier non aveva la febbre e la frase di Salvini l’ha infastidita. Il governo ha approvato il Milleproroghe e accelera la vendita di Ita. Oggi la manovra tornerà (ancora) in Commissione per correzioni e poi in Aula. Sarà voto di fiducia.


