IL CASO Meloni rivede Weber, asse Conservatori-Ppe sempre più forte dopo il Qatar gate
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-I CONTI DEL CREMLINO Mobilitare costa. Gli effetti sull'economia di una seconda chiamata alle armi di Putin
SIMONE CANETTIERI e Capone 5.1. 2023 ilfoglio.it lettura2’
-Meloni rivede Weber, asse Conservatori-Ppe sempre più forte dopo il Qatar gate
Secondo incontro in meno di due mesi fra la leader di Ecr e il presidente dei Popolari. Prove di intesa dopo lo scandalo che sta travolgendo i Socialisti
Due incontri in meno due mesi. Continua il flirt politico fra il Ppe e i Conservatori. Dopo il funerale di Benedetto XVI, Giorgia Meloni ha ricevuto a Palazzo Chigi Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo.
L'ultimo faccia a faccia fra la leader del Partito dei conservatori e riformisti europei (Ecr) e Weber risale allo scorso 11 novembre. Quando però non era ancora scoppiato il Qatar gate che sta colpendo con forza i Socialisti europei, a partire da quelli italiani. "All'estero questo scandalo andrebbe chiamato socialist job e non italian job", ha punto Meloni durante l'ultima conferenza stampa.
Dalle parte di Fratelli d'Italia si lavora per fare in modo che possa saltare l'anno prossimo, con le nuove elezioni, la sacra alleanza che guida la Commissione. Da tempo sono in corso avvicinamenti fra il gruppo della destra meloniana e i popolari, come dimostra l'elezione di Roberta Metsola alla guida del Parlamento europeo. Il primo passo di una marcia che continua. E che, nei piani di Meloni, vede i Conservatori al centro dell'asse Bruxelles-Strasburgo. Il brand, quello dei Conservatori fa gola a molti anche in Italia, come ha esplicitato Silvio Berlusconi interessato a confluire in un partito unico con questo nome. La premier per il momento non ci pensa a unirsi con Forza Italia e con la Lega. Anzi, continua a tessere la trama di rapporti internazionali con Weber e pensa alle elezioni europee dell'anno prossimo…
-I CONTI DEL CREMLINO Mobilitare costa. Gli effetti sull'economia di una seconda chiamata alle armi di Putin
LUCIANO CAPONE 05 GEN 2023
Il Cremlino si prepara a una nuova "mobilitazione", mentre la Banca centrale russa avvisa sull'impatto negativo della prima. Carenza di manodopera, calo della produttività, inflazione, emigrazione e declino demografico
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, a novembre, aveva negato la possibilità di un’altra mobilitazione. Visti i precedenti, le parole non sono credibili. Il governo ucraino la pensa all’opposto: secondo il ministro della Difesa, Oleksii Reznikov, è imminente da parte russa la chiusura dei confini per gli uomini e una seconda ondata di chiamata alle armi. In questo senso può essere letto un appello di un autoproclamato gruppo di vedove di militari russi che chiede “al nostro presidente, Vladimir Vladimirovich Putin, di consentire all’esercito russo di effettuare una mobilitazione su larga scala – dice il messaggio diffuso da un canale nazionalista –. Chiediamo al nostro Comandante supremo di vietare la partenza di uomini in età militare dalla Russia. E abbiamo il pieno diritto morale di farlo: i nostri mariti sono morti proteggendo questi uomini, ma chi ci proteggerà se scappano?”.


