Benzina.“LA SPECULAZIONE NON ESISTE. È SOLO IL MERCATO” – IL PRESIDENTE DI NOMISMA ENERGIA TABARELLI, STRAPPA IL VELO D’IPOCRISIA

SUL CARO BENZINA: “IL PREZZO COMUNICATO IERI L’ALTRO DAL GOVERNO È DI 1,81 EURO, 17 CENTESIMI IN PIÙ DELLA RILEVAZIONE PRECEDENTE, DIFFERENZA DI POCO SOTTO ALL’AUMENTO DELLE TASSE (18 CENTESIMI)

12.1.2023 dgospia.com lettura3’

DOVUTO ALLA FINE DELLO SCONTO SULLE ACCISE – CALENDA SFOTTE LA MELONI CON UN MEME: “QUANDO SCOPRE CHI HA RIMESSO LE ACCISE…”

1. NESSUNO SPECULA È SOLO IL MERCATO

Davide Tabarelli per “la Stampa”

Il mercato è indigesto agli italiani. Dopo 31 anni, da quando il 16 settembre del 1991 vennero liberalizzati i prezzi della benzina, ancora scoppiano polemiche da bar circa un'ipotetica speculazione che, nella realtà, non esiste.

Il prezzo comunicato ieri l'altro dal governo italiano, e disponibile a tutti sul sito del ministero è di 1,81 euro, 17 centesimi in più della rilevazione precedente, differenza di poco sotto all'aumento delle tasse di 18 centesimi dovuto alla fine dello sconto sulle accise.

Era un atto dovuto, perché quando fu introdotto, a inizio marzo, i prezzi erano a 2,2 euro, mentre oggi, dopo l'adeguamento, siamo ancora sotto di quasi 40 centesimi, il 17% in meno. Fu deciso subito dopo l'inizio della guerra in Ucraina, precisamente il 22 marzo, quando il petrolio, per timori di coinvolgimento delle esportazioni russe, salì a 120 dollari barile e sembrava poter arrivare in pochi giorni ai picchi di 140 del luglio 2008.

Invece, le cose sono andate diversamente, la domanda petrolifera cinese è arretrata, il ricorso alle scorte strategiche ha creato abbondanza, i frackers americani hanno ripreso a produrre e così oggi è sotto la soglia degli 80 dollari. Il suo principale derivato, la benzina, ha visto la quotazione sul mercato internazionale, il Platts, scendere altrettanto, verso i minimi precedenti la guerra.

Questa quotazione è quella presa a riferimento per fissare il prezzo alla pompa in Italia, come nel resto d'Europa. È un prezzo spot, di breve termine, che riguarda carichi di benzina da 20-30 mila tonnellate, caricate dalle raffinerie del Mediterraneo, come la Isab in Sicilia, ceduta ieri l'altro dai russi, o la Saras in Sardegna. Il Platts varia tutti i giorni in funzione dell'andamento della materia prima, del greggio, e poi delle condizioni di domanda e di offerta del prodotto.

Basta aggiungere a questo prezzo, espresso in euro per litro, il margine di distribuzione in Italia, circa 18 centesimi per litro, e le tasse, accisa e Iva, per ottenere un prezzo ottimale, che non è mai troppo distante da quello che il ministero raccoglie e che comunica all'Europa, appunto 1,81 che compare oggi sul sito.

Che ci si lamenti ora perché i prezzi sono troppo alti è paradossale, perché in realtà sono bassi e prima, a fine dicembre, erano a 1,6 euro, valori tipici di inizio 2021, quando stavamo uscendo dalla recessione.

A costo di sembrare ambientalisti, occorre riconoscere che uno sconto di 30 centesimi sulle tasse vuole dire incentivare i consumi, danneggiare l'ambiente e dare segnali di abbondanza. Peraltro, come può il Paese più indebitato d'Europa rinunciare alle entrate sui carburanti quando non sa dove reperire risorse per coprire la vera emergenza, quella sulle bollette del gas e dell'elettricità? La confusione è generata dalla complessità del mercato dei carburanti in Italia, con una rete di 20 mila distributori quando ne basterebbero non più di 13 mila.

Ce ne sono di tutti i tipi, dai piccoli chioschi nel centro storico, ai grandi distributori degli ipermercati, da quelli un po' sgangherati senza marchio, le pompe bianche, a quelli supertecnologici, con le ricariche elettriche per la Tesla. Una rete complessa, per i quasi 40 milioni di veicoli che ci sono in Italia, guidati da persone che hanno esigenze disparate, diversa capacità di spesa, opposta sensibilità ai prezzi, reticenza a fare il self service, interesse al prezzo perché ci lavorano con i carburanti.

Il mercato vuole dire libertà di scelte, capacità del sistema di rispondere alle diverse esigenze ed è per questo che ci sono delle ampie forchette, fra massimi di oltre 2,2 euro in autostrada e minimi a 1,75 nei supermercati. Scarti che ci sono sempre stati, come, del resto, le polemiche. Preoccupa che si accendano ora con il petrolio basso, in realtà un colpo di fortuna che non durerà a lungo. Meglio prepararsi.

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