L'amaro naufragare della giustizia nel mare dei processi infiniti. Orlandi

Un sistema giudiziario sordo alle critiche. -"Non è una protesta, è una barbarie". Il buon senso di un passante contro Ultima Generazione

16.1.2023 Cerasa, Barbano ilfoglio.it lettura4’

L'amaro naufragare della giustizia nel mare dei processi infiniti

CLAUDIO CERASA 16 GEN 2023

Si riaprono le indagini sul caso di Emanuela Orlandi, a 40 anni dalla sua scomparsa. Perché le inchieste eterne appassionano l’Italia ma sono un virus dello stato di diritto. Procure, media, bar sport del complottismo: la tesi, di un vecchio magistrato con uso di mondo

Pd, M5s e Calenda litigano su tutto, ma su una commissione d'inchiesta sul caso Orlandi sono d'accordo

Il caso Orlandi, summa di tutte le bufale, tormento ed estasi del Vaticano

Un vecchio magistrato con uso di mondo, di fronte alla notizia della riapertura delle indagini sul caso di Emanuela Orlandi a quarant’anni tondi tondi dalla sua scomparsa, ha offerto al cronista una tesi cinica ma interessante per provare a inquadrare uno dei grandi misteri italiani, mistero persino più misterioso del caso di Emanuela Orlandi: le inchieste infinite. Dice il vecchio magistrato con uso di mondo che le inchieste infinite appassionano così tanto l’Italia per due ragioni diverse, che prescindono totalmente dall’idea di voler avere giustizia. La prima ragione è di carattere culturale. Attorno alle inchieste eterne si genera un indotto potenzialmente eterno e tutti i soggetti che negli anni si sono appassionati all’inchiesta eterna hanno mille ragioni per non far mai cadere l’attenzione sulla suddetta inchiesta. La seconda ragione è di carattere mediatico e le inchieste eterne restano eterne anche perché spesso vi sono magistrati che attraverso le inchieste eterne cercano un modo per avere anche loro un’eterna visibilità mediatica.

-ALESSANDRO BARBANO 16 GEN 2023-

Un sistema giudiziario sordo alle critiche

Il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, firma una “requisitoria” contro il “furore” garantista del libro di Alessandro Barbano. Che qui replica ricordando il divorzio che si è prodotto tra la giustizia e la vita delle persone

Il mio “Inganno” sarebbe un inganno. Così lo chiama senza mezzi termini il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, in una lunga recensione, ma sarebbe più giusto definirla requisitoria, pubblicata sul sito “Giustizia insieme”. Il caso vuole, com’è uso e sopruso dei tempi, che nei miei confronti non chieda una condanna, ma piuttosto esprima un giudizio di pericolosità, simile a quello che la giustizia speciale dell’Antimafia commina nel cosiddetto giudizio di prevenzione. Nessuna contestazione di merito viene mossa dall’alto magistrato alle circostanze di fatto e di diritto raccontate nel libro. Ciò che invece si censura senza attenuanti è il mio talvolta definito “furore”, talaltra “estremismo”, che intreccerebbero “le perversioni del peggior sistema inquisitorio” con “una paradossale corrente garantista del più acre populismo”. Dovrei consolarmi di non essere tacciato di collusioni con la mafia, ancorché nella sua scomunica morale il procuratore arrivi a sostenere che taluni eccessi discorsivi pure consentirebbero di dubitare della mia buona fede.

-"Non è una protesta, è una barbarie". Il buon senso di un passante contro Ultima Generazione

16 GEN 2023

Imbrattata la scultura di Cattelan davanti alla Borsa di Milano. "Credete che abbiamo bisogno di questo per capire il problema della crisi climatica?". L'artista: "Ho sempre amato il giallo". Piantedosi: "Aperto un tavolo con Nordio per riflettere su nuove norme"

La scultura di Maurizio Cattelan "L.o.v.e.", conosciuta anche come il Dito, installata nel 2010 davanti al palazzo della Borsa in piazza Affari a Milano, è stata imbrattata dagli attivisti di Ultima Generazione con vernice (lavabile, come ribadiscono nei loro profili social). Gli ambientalisti hanno esposto anche uno striscione: "Stop sussidi al fossile". I tre, 23enni e un 39enne, sono stati portati in questura e denunciati per imbrattamento di beni culturali. I due più giovani erano già stati protagonisti del recente imbrattamento al Teatro alla Scala, in occasione della Prima il 7 dicembre. I mezzi dell'Amsa hanno già provveduto alle operazioni di ripulitura, non troppo difficoltose.

"Siete degli irrispettosi. Questo non è un modo di protestare: questa è una barbarie", li apostrofa un passante, con al collo un badge da guida turistica, che si trova a passare davanti a palazzo Mezzanotte. "Mi dispiace", risponde un attivista. "No, non ti dispiace, tu sei un maleducato! Siete ridicoli. Credete che abbiamo bisogno di questo per capire il problema della crisi climatica?". E aggiunge: "Sei sulla strada sbagliata. Non è questo il modo di protestare. Questo è patrimonio di tutti".

Quella di imbrattare opere d'arte e monumenti è una delle maniere di protestare degli attivisti di Ultima Generazione, che il 2 gennaio hanno gettato vernice sul Senato.

L'artista autore dell'opera, Maurizio Cattelan, tutto sommato l'ha presa bene: a Repubblica ha detto che "il giallo è un colore che ho sempre amato". Intanto il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi fa sapere che "abbiamo un tavolo aperto con il ministro Nordio per una riflessione sulla necessità di interventi normativi che, sia con strumenti penali che di sicurezza, possano tenere conto di queste situazioni che si sono affacciate nella nostra realtà. Sarà quello il luogo dove faremo le giuste considerazioni".

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