NOMINE Lodo Meloni. Niente ex parlamentari nelle partecipate. Il giallo Enel

- Rebus cinese. Meloni sa che deve uscire dalla Via della Seta. Ma non sa come fare

8.4.2023 Caruso, Valentini ilfoglio.it lettura2’

NOMINE Lodo Meloni. Niente ex parlamentari nelle partecipate. Il giallo Enel

CARMELO CARUSO 08 APR 2023

La premier non vuole gli ex della Lega nei cda, ma Salvini fa muro contro Donnarruma ad di Terna a Enel. Esiste un parere contro la sua nomina ma nessuno sa chi lo ha chiesto. Per Eni la sopresa può essere Sequi presidente

Un “lodo” e un “giallo”. Le notizie sono due. Giorgia Meloni non vuole parlamentari o ex parlamentari nei board delle grandi società partecipate. Il giallo riguarda invece Enel e uno dei candidati a guidarla. Si tratta di Stefano Donnarumma, ad di Terna, tra i favoriti per la successione di Francesco Starace. Da settimane si ragiona intorno a un parere redatto da Sabino Cassese sulla eventuale compatibilità di Donnarumma. Nessuno sa tuttavia chi ha chiesto a Cassese quel parere. Cassese è obbligato alla riservatezza. Enel e Terna escludono di aver chiesto il parere, così come lo esclude il Mef. La Lega è irritata . E’ irritata per il “lodo Meloni”, per l’“ostinazione” della premier su Donnarumma e per le poche possibilità che avrà Paolo Scaroni di essere, come chiedono Lega e FI, presidente di Enel (ma chi puo dirlo?)…

- Rebus cinese. Meloni sa che deve uscire dalla Via della Seta. Ma non sa come fare

VALERIO VALENTINI 08 APR 2023

    

La premier vorrebbe gestire l'exit strategy nell'ombra, ma il calendario internazionale, e i suoi alleati più preziosi, sembrano esigere chiarezza. Il rinvio del viaggio a Washington, i timori per il G7, la fermezza di Biden. E il rischio di una ritorsione commerciale da parte di Pechino. Confindustria mugugna

Il problema non è il se. A Palazzo Chigi, a dispetto di qualche dissimulazione di qualche mai soppressa incertezza, sono tutti convinti che si farà: il memorandum della Via della Seta va disdetto. Il problema, semmai, sta nel come e nel quando, nei modi e nei tempi da scegliere, e non è una scelta facile, per interrompere la collaborazione privilegiata tra l’Italia e la Cina. Dipendesse da Giorgia Meloni, la cosa la si farebbe in sordina. Un comunicato, magari. Nulla più. Se non fosse che l’agenda internazionale della stessa premier sembra destinata a imporle di uscire allo scoperto in modo più esplicito e risoluto del previsto. Perché d’altronde, con la centralità sempre meno equidistante di Pechino nelle faccende ucraine, a praticare l’ambiguità si rischierebbe di passare per inaffidabili con l’alleato più prezioso, e cioè Joe Biden.

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