Il 25 aprile spiegato con i nuovi fascisti. Così la destra può superare i propri tabù.
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E' dal 1948 che il 25 aprile non è “memoria condivisa” degli italiani Che cos'è il popolo? Un concetto chiave della politica, ben poco compreso
23.4.2023 Cerasa, Belardelli Masonet da ilfoglio.it lettura4’
1-Il 25 aprile spiegato con i nuovi fascisti. Così la destra può superare i propri tabù
CLAUDIO CERASA 22 APR 2023
La festa della Liberazione può essere un’opportunità per la destra per fare i conti con i propri fantasmi e mettere persino in difficoltà i suoi oppositori. Dal Cav. a Mattarella. Discorsi da imparare a memoria, con il cuore a Kyiv
La Russa: "La sinistra si è appropriata dei valori della Resistenza"
"L'Antifascismo è la nostra Costituzione": Schlein risponde a La Russa da Riano
Servono solo tre parole: resistenza, libertà, totalitarismi. C’è una via semplice, lineare, coraggiosa e non imbarazzante per far sì che la destra italiana affronti il prossimo 25 aprile senza contorcersi nelle sue contraddizioni ed evitando di seguire il poco fortunato modello La Russa, ovverosia non perdere occasione per dire, sistematicamente, la cosa sbagliata al momento giusto. In passato, lo sappiamo, la destra nazionalista ha trovato il modo di farsi notare in negativo, sul 25 aprile, cercando modi più o meno creativi per sfuggire da un imbarazzo evidente. Molti esponenti di Fratelli d’Italia, negli anni passati, hanno scelto in diverse occasioni di non partecipare ai festeggiamenti del 25 aprile, facendo di tutto per far sapere di voler considerare quella data una festa “divisiva” e tentando in tutti i modi di trovare strategie più o meno creative per avere un’altra storia da raccontare in occasione dell’anniversario della Liberazione dell’Italia. Anni fa, per esempio, Meloni propose di declassare il 25 aprile e il 2 giugno e di sostituirli con un’altra data di festa nazionale: il 4 novembre, l’anniversario della vittoria nella Grande guerra. Nel 2020, ancora, La Russa propose – provate a non ridere – di trasformare il 25 aprile in una data da celebrare in memoria dei caduti di tutte le guerre, “compreso il ricordo di tutte le vittime del coronavirus”. La destra nazionalista, negli ultimi tempi, per provare a non deludere il proprio elettorato estremista, ha cercato insomma di distinguersi dal “coro” dei partigiani della libertà, e ha evitato di seguire una strada che dovrebbe essere ovvia: usare il 25 aprile semplicemente per ricordare cosa ha combattuto l’Italia in quella stagione, cosa ha spazzato via e cosa ha sconfitto. Oggi, tuttavia, per la destra italiana l’occasione del 25 aprile potrebbe essere ghiotta, e non imbarazzante, per fare un salto nel futuro e dimostrare di non essere più ostaggio dei fantasmi del passato. Due consigli non richiesti per orientarsi. Uno di lettura e uno di analisi.
2-E' dal 1948 che il 25 aprile non è “memoria condivisa” degli italiani
GIOVANNI BELARDELLI 22 APR 2023
La lunga e travagliata storia di una celebrazione e delle annuali polemiche che si porta dietro. Dal dopoguerra a oggi, da Pietro Nenni a Carlo Azeglio Ciampi
Il dibattito politico (inutile) su via Rasella. Galli della Loggia dirada la nebbia
"Onore ai Gap". La manifestazione contro La Russa a via Rasella
Già da qualche giorno sono iniziate le polemiche sulla partecipazione o meno degli esponenti di Fratelli d’Italia alle celebrazioni per la festa del 25 aprile. In realtà, nonostante il risalto (e l’amplificazione) che ricevono dai media, queste polemiche sono poca cosa se le confrontiamo con quello che accadde dopo il 1945. La festa della Liberazione fu allora oggetto, infatti, di quella che è stata definita una guerra della memoria, in cui a scontrarsi – diversamente da ciò che si potrebbe pensare oggi – non erano i partiti dell’arco costituzionale, da una parte, e dall’altra gli ex fascisti (rimasti sempre minoranza e che si sentivano essi stessi degli “esuli in patria”). Protagoniste di una contrapposizione assai aspra erano proprio le forze che si richiamavano all’antifascismo: da una parte la Dc e i suoi alleati centristi, dall’altra le sinistre. L’elemento scatenante fu rappresentato dall’estromissione delle sinistre dal governo e poi dalla loro sconfitta alle elezioni del 18 aprile 1948. Se inizialmente, nel 1946 e 1947, si era riusciti a ricordare in modo unitario la Liberazione, dopo di allora e per vari anni a essere celebrate furono in sostanza due feste diverse, con separate e contrapposte manifestazioni: la Dc poneva l’accento sulla guerra e sulla Resistenza come sacrificio morale di tutto un popolo e sulla necessità, caduto il fascismo, di una riconciliazione nazionale, mentre il Pci sottolineava la centralità della lotta armata a scapito di altre forme di resistenza civile (in entrambi i casi si verificava quella “distorsione della memoria”, come l’ha definita Michele Salvati, per cui agli occhi degli italiani il fascismo finiva con l’apparire sconfitto non dagli Alleati ma dai partigiani).
3-IL NUOVO LIBRO DI LORIS ZANATTA
Che cos'è il popolo? Un concetto chiave della politica, ben poco compreso
CARLO MARSONET 22 APR 2023
Un’idea che accende gli animi e infiamma le passioni, fino a diventare il pretesto di movimenti estremisti. Ma anche un portato storico ambivalente e divisivo. Spunti e riflessioni nel nuovo volume edito da Liberilibri
Un importante filosofo politico britannico, Michael Oakeshott (1901-1990), sosteneva che “in tutti i tempi la politica è uno spettacolo sgradevole”. Difficilmente, quando si parla di politica, la si associa al buon senso, alla responsabilità, alla ragione, all’equilibrio di giudizio. Al contrario, essa – con ciò intendendo non un vago attore inesistente chiamato “politica”, bensì gli attori che vi prendono parte, secondo regole e dinamiche più o meno stabilite – si macchia sovente di eccessi, di moralismo, di pietà camuffata, di corruzione. La politica, allora, non può che vivere di semplificazioni e riduzionismi. Anche – o soprattutto – a costo della chiarezza e del senso di realtà. A queste dinamiche non sfugge il soggetto cardine di un ordine democratico (ma non solo), il popolo. Un concetto che accende gli animi e infiamma le passioni, quello di popolo. E, proprio per questo, che necessita di una fredda ricognizione storico-terminologica. È quello che prova a fare Loris Zanatta in Popolo (Liberilibri, 76 pp., 14 euro). Il volume si inserisce nella nuova collana “Voltairiana” della casa editrice maceratese, creata con l’intento di proporre agili riletture dei concetti chiave del dibattito pubblico per ripulirne i contorni dalle molte storture ideologiche.


