La maggioranza crolla alla Camera: il Def non viene approvato. Un grande guaio per Meloni
- Dettagli
- Categoria: Italia
l'Aula di Montecitorio non autorizza lo scostamento di bilancio. Salta il taglio del cuneo fiscale. Il Def è da rifare. L'ira di Giorgetti. Processo agli assenti. Il caso Barelli in Forza Italia
VALERIO VALENTINI 27.4. 2023 ilfoglio.it lettura 2’
Il centrodestra si perde per strada quasi 50 voti: l'Aula di Montecitorio non autorizza lo scostamento di bilancio. Salta il taglio del cuneo fiscale. Il Def è da rifare. L'ira di Giorgetti. Processo agli assenti. Il caso Barelli in Forza Italia
Succede presto o tardi a tutti i governo. E oggi, nel primo pomeriggio di questo giovedì di fine aprile, è successo anche a Giorgia Meloni: la sua maggioranza è andata sotto alla Camera. A sorprendere, però, sono sia i tempi sia i modi. I tempi, perché ad appena sei mesi dal battesimo dell'esecutivo patriottico, questo scivolone - di quelli che di solito segnalano l'inizio del precipitare degli eventi - pare un po' troppo precoce. E per i modi, soprattutto. Perché quello di oggi non era un voto ordinario: si discuteva la relazione al Def, il Documento di economia e finanza.
Si doveva autorizzare, cioè, l'indebitamento dello stato: e per questo era richiesta una maggioranza assoluta. Servivano, insomma, 201 voti. Ne sono arrivati solo 194, sette in meno del minimo sindacale, ma soprattutto 46 in meno del totale potenziale, se è vero che i gruppi di maggioranza possono contare su 137 voti, a cui si aggiungono i 3 delle minoranze che hanno dato il loro sostegno.
Ed è clamoroso, ovviamente: perché senza il via libera allo scostamento di bilancio, il governo non potrà varare le misure che aveva progettato. Anche il tanto pubblicizzato taglio del cuneo fiscale da 3 miliardi di euro finisce in nulla.
Inizia, invece, il processo alla maggioranza, con tanto di Var.
Di chi è la colpa? Del giovedì pomeriggio, certo, dell'ansia di tornare a casa. E va bene. Della scarsa sollecitudine con cui il ministro per i Rapporti col Parlamento, il meloniano Luca Ciriani, ha segnalato la delicatezza del voto? Può darsi.
Ma a emergere, almeno sulle prima, è una sciatteria generale generale. La Lega aveva 11 assenti ingiustificati; Forza Italia 9, Fratelli d'Italia 5. Ma c'è di più: perché se a questi si aggiungono anche i deputati "in missione", compresi i membri di governo, si devono aggiungere altre 19 defezioni. Ed è notevole che in Forza Italia a mancare all'appello sia perfino il capogruppo Paolo Barelli, insieme al suo vicario, Raffaele Nervi. Una truppa mandata sul fronte decisivo senza il generale e il suo vice? Ohibò.
Di certo c'è che Meloni, nel frattempo in viaggio diplomatico a Londra, apprenderà la notizia con un certo disappunto.
E si capisce, perché la figuraccia ha pochi precedenti, su un voto così importante. Un incidente, quello verificatosi a Montecitorio, che di fatto rende il Def carta straccia. "Il problema è che i deputati non sanno, o non si rendono conto", già sbuffa il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, evidentemente contrariato. Toccherà a lui, ora, tornare in Cdm e far varare un nuovo Documento finanziario, da portare poi di nuovo al vaglio del Parlamento. Sperando che poi non si debba, ancora una volta, tornare dal via.


