L'ULTIMO SALUTO. Chi ha paura della camera ardente di Berlusconi? - Meloni e Gianni Letta provano a

- Meloni e Gianni Letta provano a congelare FI, ma c'è l'Opa di Salvini. Il nodo dei debiti e del simbolo

13.6.2023 Merlo, Canetteri Capone ilfoglio.it lettura2’

L'ULTIMO SALUTO. Chi ha paura della camera ardente di Berlusconi?

A ogni morte di Papa è richiesta l’ostensione alla folla, cosa che prontamente la gendarmeria vaticana, coordinata dal ministero dell’Interno, organizza. Non si riesce a capire per quale ragione oggi non sia possibile per il Cav.

SALVATORE MERLO 13 GIU 2023 ilfoglio.it

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Chi ha paura di una camera ardente? A ogni morte di Papa è richiesta l’ostensione alla folla, cosa che prontamente la gendarmeria vaticana, coordinata dal ministero dell’Interno, organizza. E’ accaduto con figure perfino problematiche come Giovanni Paolo II fatto oggetto di attentato, responsabile del crollo dell’Urss, ghiotta preda di tutti i servizi segreti. Non si riesce a capire per quale ragione oggi non sia possibile per Silvio Berlusconi. La questura di Milano l’ ha infatti impedito per ragione d’ordine pubblico. Proviamo a immaginare cosa sarebbe potuto accadere: una fila interminabile di 200mila persone? Il traffico bloccato nel raggio di 80 chilometri? Qualche picchiatello esibizionista? Tutte ipotesi ogni volta vagliate dalla benemerita gendarmeria vaticana, e ogni volta non considerate sufficienti a deludere il sentimento delle persone….

- Meloni e Gianni Letta provano a congelare FI, ma c'è l'Opa di Salvini. Il nodo dei debiti e del simbolo

SIMONE CANETTIERI 13 GIU 2023

    

Il dikat della premier: "Non prendiamo parlamentari azzurri". L'attivismo dello storico consigliere del Cav. Ora la famiglia ha le chiavi del partito e deve rispondere di un ammanco di 100 milioni di euro. Veleni nella corte di Arcore

“Calma e gesso”. Di prima mattina ci sono tre telefoni che si attivano vorticosamente appena la notizia è di dominio pubblico. Due di questi si trovano a Roma, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Sono quelli di Giorgia Meloni e Gianni Letta. La premier in ascesa e il riservista azzurro parlano e si confrontano. C’è da gestire questo fatto “prevedibile, ma non atteso”. Non così. Non alle prime ore di un lunedì di fine primavera. Silvio Berlusconi è morto, e anche la politica sembra non stare tanto bene. Gianni Letta arriva a Largo del Nazareno intorno alle 10. Entra a Palazzo del Bufalo, sede romana di Fininvest e poi di Mediaset. Telefona ad Antonio Tajani, che si trova negli Usa, poi al capogruppo Paolo Barelli, riceve Maurizio Gasparri. Poi sente Meloni. Più volte. Entrambi chiameranno Marina, la prima figlia ad arrivare al capezzale del padre.

- LIBERISTA A METÀLa “rivoluzione liberale” di Berlusconi è stata più imprenditoriale che politica

LUCIANO CAPONE 12 GIU 2023

    

Nell'imprenditoria ha innovato e rotto monopoli: l’edilizia, la televisione, il calcio. Al governo ha mantenuto lo status quo: non ha alzato le tasse, ma non ha riformato, liberalizzato né privatizzato. Aveva capito che agli italiani la rivoluzione liberale piace a parole, ma non l'hanno mai voluta davvero

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La discesa in campo di Silvio Berlusconi è legata alla “rivoluzione liberale”, sempre invocata e mai veramente perseguita. Ciò che proponeva agli italiani era un nuovo rapporto tra lo stato e i cittadini, un’economia diversa dalle partecipazioni statali, liberata dal peso delle tasse, del debito pubblico e del sistema dei partiti della Prima repubblica. Privatizzazioni, concorrenza, taglio della spesa pubblica e riduzione delle tasse. Una rivoluzione culturale e del linguaggio politico, che ha costretto anche la sinistra a evolversi rapidamente dopo la sorprendente sconfitta del 1994. Dal punto di vista pratico, però, il Berlusconi politico non è stato all’altezza delle sue promesse.

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