Il lutto nazionale manettaro sulla riforma della giustizia Le tesi senza contraddittorio di una Repubblica fondata sullo strapotere dei pm.

La lagna sulla riforma Nordio mostra il vero sogno del partito della gogna: continuare a spacciare lo sputtanamento per diritto di cronaca

CLAUDIO CERASA 17 GIU 2023 ilfoglio.it lettura2’

La lagna sulla riforma Nordio mostra il vero sogno del partito della gogna: continuare a spacciare lo sputtanamento per diritto di cronaca. Ma perché combattere il business delle intercettazioni-spazzatura? Sentite Mattarella

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Lutto nazionale. I giornali che negli ultimi trent’anni si sono abbeverati in modo copioso alla sorgente tossica della gogna mediatica ieri hanno espresso tutta la loro preoccupazione rispetto a una circostanza che potrebbe divenire reale nel caso in cui le linee guida della riforma della giustizia presentate giovedì in Consiglio dei ministri dal governo dovessero trasformarsi in realtà. La preoccupazione, molto profonda, molto sentita, molto intensa, che si somma naturalmente alla preoccupazione immensa di non poter più far leva sull’anti berlusconismo, per improvvisa dipartita del diretto interessato, è legata alla possibilità che ai mezzi di informazione sia vietato pubblicare atti di indagine prima della richiesta di rinvio a giudizio e sia reso impraticabile l’accesso alle conversazioni tra persone non indagate captate dall’autorità giudiziaria. E’ “una vendetta”, ha scritto Repubblica. E’ “un bavaglio”, ha aggiunto la Stampa. E’ “un regalo a Berlusconi”, ha sostenuto il Fatto. E’ “una rivalsa”, ha argomentato il Corriere. Le valutazioni molto critiche di alcuni giornali, rispetto alle linee guida presentate dal ministro Nordio, nascono da un problema reale che coincide con la possibilità concreta che una regolamentazione più severa delle intercettazioni si trasformi in un ostacolo insormontabile per tutti coloro che hanno costruito un business editoriale anche di successo attorno a un’idea precisa: la trasformazione del giornalismo in una buca delle lettere delle veline delle procure. Sulla base di questo principio, molti mezzi di informazione, giocando di sponda con le procure amiche, hanno contribuito non solo a dare una forte legittimità al processo mediatico ma anche a far diventare la cultura del sospetto, o forse sarebbe più corretto chiamarla cultura dello sfregio, in un’attività sacra, divina, inviolabile. Un’attività all’interno della quale ciò che conta non sono le prove, ma sono gli indizi, sono gli schizzi di fango, sono le tesi senza contraddittorio di una Repubblica fondata sullo strapotere dei pm.

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