- L'EDITORIALE DEL DIRETTORE Un vuoto chiamato Elly Schlein. -Pd, la nemesi dello streaming vietato da Schlein
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LA DIREZIONE DEM Il Pd incalza Schlein su guerra e M5s: “Qui finiamo come Syriza”
20.6.2023 Cerasa, Crippa e Valentini ilfoglio.it lettura4’
- L'EDITORIALE DEL DIRETTORE Un vuoto chiamato Elly Schlein
Ambiguità. Confusione. Agenda del non senso. La relazione della leader Pd è un perfetto manifesto di impotenza politica e illumina una leadership che in attesa di avere un futuro sembra essere già diventata il passato
CLAUDIO CERASA 20 GIU 2023 ilfoglio.it lettura1’
Confrontarsi o fuggire? Le riforme istituzionali sono una prova di maturità per Schlein
La relazione tenuta ieri da Elly Schlein alla direzione nazionale del Partito democratico offre una fotografia utile per ragionare attorno allo stato di salute del più importante partito d’opposizione. La direzione doveva essere un’occasione per fare chiarezza, per indicare una strategia, per delineare una traiettoria, per mettere in campo una gagliarda visione del futuro. Ancora una volta, però, dinanzi al tentativo ambizioso di spiegare se stessa, Schlein si è presentata di fronte ai suoi interlocutori in versione slime. Lo slime, come sanno tutti i genitori che il sabato mattina spendono senza rendersene conto cospicui patrimoni nelle edicole di quartiere, è una sostanza gelatinosa, viscosa, che sguscia via, che non aderisce alle superfici e che tende a non avere forma. Elly Slime, nel suo lungo ragionamento di ieri, ha offerto la stessa impressione. Discorsi vuoti. Concetti astratti. Parole a vanvera. Concretezza zero. L’ambigua socialconfusione messa in campo dalla leader del Pd non la rende però una paladina dell’anti politica ma la rende la regione nazionale della non politica. L’anti politica, come ha potuto facilmente registrare chiunque abbia seguito il Movimento 5 stelle in questi anni, aveva un’agenda precisa, aveva obiettivi definiti, aveva progetti cristallini. Progetti detestabili ma ambiziosi che coincidevano con una precisa idea dell’Italia. L’Italia che sogna Elly Schlein, invece, è un’Italia a-politica, senza fuoco, vuota, senza direzione, intrappolata nell’agenda del nonsense, ed è un’Italia perfettamente e drammaticamente sintetizzata ieri dalla segretaria con una formula alla quale immaginiamo la cerchia stretta della leader del Pd avrà lavorato giorno e notte: “Sogniamo un nuovo piano industriale per stare a testa alta nelle transizioni”. L’Italia sognata da Schlein è, nel migliore dei casi, un’Italia che esiste come proiezione delle ombre proiettate da Meloni e Salvini. Nel peggiore dei casi, invece, è un’Italia che cerca un modo come un altro per declinare gli unici tre concetti concreti, si fa per dire, enunciati dalla leader del Pd con la stessa empatia contenuta in un algoritmo: più lavoro, più giustizia sociale, più conversione ecologica.
-Pd, la nemesi dello streaming vietato da Schlein
MAURIZIO CRIPPA 20 GIU 2023
La mania della segretaria dem di sottrarsi alla diretta del confronto politico è la fine di una storia. Ieri non ha permesso che si vedesse il dibattito in direzione. Eppure, ai tempi del revenant Bersani, accettarono la gogna con Grillo
Cara Schlein, sul garantismo non arretriamo: sfidiamo Nordio
La minoranza incalza Schlein sull'Ucraina. "Sbagliato andare a rimorchio del M5s", dice Bonaccini
Di ciò che ha detto Elly Schlein nella relazione alla segreteria del Pd, ognuno si informi quanto e come vuole, io non ho tutto questo trasporto; di come si possa valutare il suo operato, ad oggi, in questa pagina c’è chi ne sa molto più di me. Ciò che rimbalza dai siti e dai social, e che trovo davvero la cosa più triste, il contrario di una storia, è questa mania (smania?) della segretaria di sottrarsi alla pubblicità delle repliche, del dibattito. Preferisce il monologo. Ieri la brava Lia “che-ci-fa-ancora-lì?” Quartapelle aveva chiesto, e non solo lei, che gli interventi successivi fossero trasmessi in streaming. Niet, ha risposto.
Anzi: quella roba la faceva Renzi. Facciano come vogliono, ma comunque resta l’impressione che sia la nemesi di una intera storia. Fu il Pd di Bersani, quello appena rientrato dalla fuitina di Articolo Uno, a toccare il punto più basso, tragico e comico, della storia del partito, accettando assieme a Letta l’irrisione dello streaming integrale dell’incontro con i marrazzoni arrivati con l’apriscatole. Mezz’ora infame. E adesso proprio la segretaria che con il guru e con gli eredi apocrifi di quel movimentaccio ci va in piazza, proprio lei, Elly Schlein, lo streaming non lo vuole più. Arrivati sul fondo, si riprese a scavare.
-LA DIREZIONE DEM Il Pd incalza Schlein su guerra e M5s: “Qui finiamo come Syriza”
VALERIO VALENTINI 19 GIU 2023
Le parole della leader nel discorso alla direzione nazionale non convincono. Alla fine la segretaria mette al voto solo i sette punti programmatici della sua "agenda"
Come cambia il Pd. Spunti dalla rissosa direzione nazionale
Sarà che a promettere “una riunione di segreteria a settimana” è lei che per due mesi, dopo la sua elezione a segretaria, è rimasta irreperibile perfino ai suoi collaboratori. Sarà che l’esortazione all’esercizio della “leadership collettiva” è proferita da chi la segreteria l’ha annunciata in diretta Instagram dalla camera di casa sua. Sarà forse che lo sdoganamento di Niccolò Fabi e Daniele Silvestri e Diodato a maestri del pensiero del Pd – una scelta, horribile dictu, quasi renziana – fa storcere subito il naso al notabilato vario dem. Sarà infine che nell’incertezza tra lo “stare scomodi per contrastare le destre” e il “mettetevi comodi perché il cambiamento è appena iniziato”, si finisce un po’ tutti col non capire com’è che si debba stare, di fronte a Elly Schlein. Sta di fatto che le parole della leader cadono un po’ come pietre sulla sabbia, senza eco né risonanza. Senza fare “rumore”, per restare a Diodato. Per cui la direzione del Pd si sviluppa quasi come se il discorso di Schlein, i suoi chiarimenti, perfino le sue stoccate, nessuno li sentisse davvero. Anche quando vorrebbe rassicurare – specie allora, anzi – sul rapporto col grillismo e le titubanze sulla guerra (“Non siamo affatto d’accordo su tutto, col M5s. Sull’Ucraina permangono distanze enormi”) la segretaria pare afona, forse perfino malgré soi. E forse è per questo, per evitare dissezioni, che Schlein decide di mettere ai voti non la relazione completa, ma i sette punti programmatici della sua 'agenda'. Tecnicismo che dice di un certo affanno….


