1-LE ALI DEL CAMBIAMENTO Fratelli di Draghi o d'Italia? Dalle nomine ai migranti, i bagni di realtà di Meloni sono uno spasso

2-L'Italia torna ambigua sulla Cina e cede alle lusinghe di Pechino. ministro degli Esteri di Taiwan contro il leader del Partito comunista cinese in visita in Italia.

29.6.2023 Cerasa, Pompili ilfoglio.it lettura2’

1-LE ALI DEL CAMBIAMENTO Fratelli di Draghi o d'Italia? Dalle nomine ai migranti, i bagni di realtà di Meloni sono uno spasso

CLAUDIO CERASA 29 GIU 2023

    

Vedere i politici al governo disposti a cambiare idea, traiettoria e classe dirigente pur di non perdere la faccia è un segno di maturità. Buone notizie per il futuro

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Le nomine di Figliuolo e Panetta, il nuovo codice della strada: la conferenza stampa

L'Ue ha perso la pazienza sulla ratifica del Mes da parte dell'Italia

Il discorso consegnato ieri alle Camere da Giorgia Meloni, in vista della riunione del Consiglio europeo del 29 e 30 giugno, verrà valorizzato sui giornali di oggi per le parole ambigue, contraddittorie e sconclusionate utilizzate dal capo del governo sul tema del Mes. La questione esiste, i rinvii dell’esecutivo sul trattato europeo sono diventati una barzelletta. Ma l’impressione è che la presidente del Consiglio stia cercando un modo per prendere ancora un po’ di tempo prima di arrendersi all’ennesimo e inevitabile bagno di realtà, trovando cioè un qualche arzigogolo retorico che permetta alla maggioranza di fare ancora una volta il contrario di quanto promesso in passato per approvare finalmente il trattato. Fra i numerosi bagni di realtà a cui è stata costretta in questi mesi Giorgia Meloni ieri se n’è aggiunto un altro importante che riguarda un terreno cruciale della propaganda sovranista: l’immigrazione.

-L'Italia torna ambigua sulla Cina e cede alle lusinghe di Pechino

GIULIA POMPILI 29 GIU 2023

    

Accoglienze a confronto: il ministro degli Esteri di Taiwan contro il leader del Partito comunista cinese in visita in Italia. L'effetto sulla Via della seta

Sulle relazioni con la sempre più autoritaria Repubblica popolare cinese, la politica italiana è precipitata di nuovo in un limbo, a metà tra l’ambiguità, la superficialità e l’ordine sparso. Se la strategia dell’equilibrismo con Pechino sembra essere, per il momento, prevalente a Bruxelles, in Italia l’impressione è quella di una confusione piuttosto allarmante, di una minimizzazione del problema, alla luce soprattutto dei due appuntamenti cruciali della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che avranno al centro proprio la Cina: il Consiglio europeo che inizia oggi e il viaggio a Washington da Joe Biden a luglio. Ieri, durante le comunicazioni alla Camera, Meloni ha dedicato un breve passaggio alla questione. Ha detto che non bisogna essere dipendenti dalla Cina ma che sul piano geopolitico il paese è “un interlocutore imprescindibile”: “Per queste ragioni”, ha detto Meloni, “intendiamo perseguire con la Cina un rapporto che, lungi dall’essere ostile, vuole però essere maggiormente equilibrato”. Sì, ma in che modo?

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