1-Salario minimo Furlan ex Cisl ora PD ci spiega perché per il salario minimo non bastano i 9 euro

2--Il salario minimo non è la panacea ma può aiutare a risolvere molti guai

4.7.2023 Valentini r. Magi ilfoglio.it lettura4’

-1Furlan ci spiega perché per il salario minimo non bastano i 9 euro

VALERIO VALENTINI 04 LUG 2023

    

La senatrice dem, che per quasi un decennio ha guidato la Cisl, apprezza la centralità data al tema, troppo a lungo trascurato, della dignità sul lavoro

Sullo stesso argomento:

Perché ha ragione Renzi a non accodarsi al carrozzone sul salario minimo

Sul salario minimo l'opposizione sbaglia nel merito e nel metodo: si guardi alla Germania

Al gioco delle parti, quel gioco che la vorrebbe dunque dissidente rispetto al suo partito, si sottrae subito. “Io non ho nulla in contrario a una legge sul salario minimo, ma bisogna farla bene”. Il che però, in effetti, non pare neppure una entusiastica adesione. “Al contrario”, dice allora Annamaria Furlan, “credo sia un risultato notevole l’aver dato finalmente centralità a un tema decisivo e troppo a lungo trascurato, quello della dignità del lavoro. Il fatto poi di essere riusciti a costruire una piattaforma sostanzialmente compatta di tutte le opposizioni, è un altro risultato non scontato. E il merito va dato al Pd e a Elly Schlein, che molto si è battuta su questo fronte fin dall’inizio del suo mandato”. Fin qui, insomma, le premesse. Resta però da capire cosa pensi Furlan, senatrice dem che per quasi un decennio ha guidato la Cisl – quella Cisl che è sempre stata assai scettica sulla necessità del salario minimo, e lo è tuttora – del disegno di legge elaborato dai partiti di centrosinistra. “Lo ritengo un buon punto di partenza, ma ritengo assolutamente necessario rafforzare, e non poco, la parte che riguarda la contrattazione collettiva. Perché la semplice fissazione di una cifra oraria, i 9 euro, non basta. Anzi, si rischia perfino di complicare il quadro, favorendo l’uscita di tanti datori di lavoro dai contratti nazionali”.

2--Il salario minimo non è la panacea ma può aiutare a risolvere molti guai

RICCARDO MAGI 04 LUG 2023 ilfoglio.it

    

La norma voluta dalle opposizioni non è in contrasto con la contrattazione collettiva né deve essere vista come la soluzione definitiva ai salari bassi. Ma qualche passo in più lo fa fare. Ci scrive il segretario di +Europa

Sullo stesso argomento:

Accordo delle opposizioni sul salario minimo. Ma Calenda firma una nota a parte

Perché ha ragione Renzi a non accodarsi al carrozzone sul salario minimo

Miracolo Tridico: a Roma Tre ecco Schlein e Conte insieme. Ma il leader della sinistra qui è Landini

Al direttore - L’introduzione di un salario minimo orario non deve essere vista né in contrapposizione alla contrattazione collettiva né come una definitiva risoluzione all’atavica questione della stagnazione salariale italiana. Il testo di legge sottoscritto da quasi tutti i gruppi di opposizione punta ad estendere erga omnes i trattamenti economici complessivi dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali effettivamente rappresentative e introduce il principio che la retribuzione minima percepita non possa essere inferiore a 9 euro orari, ovvero circa 1.550 euro lordi per un contratto full time.

Ad oggi dei circa 200 ccnl sottoscritti dalle organizzazioni rappresentative poche decine prevedono ancora che gli ultimi inquadramenti, quelli più bassi, dove sono occupati una ristretta minoranza di persone, siano sotto i 9 euro e comunque sono contratti scaduti. La maggior parte delle retribuzioni minime, al netto di tutte le indennità aggiuntive previste dai ccnl, si attestano nella fascia fra gli 8.6 e 8.99 euro e quindi richiederebbero un sforzo economico da parte delle imprese davvero modesto per raggiungere i 9 euro. Dunque un’estensione erga omnes dei trattamenti economici complessivi come sopra scritto rafforzata da un minimo di 9 euro più che un affronto rappresenta una stampella per la contrattazione collettiva di qualità che invece oggi, in presenza di una molteplicità di contratti collettivi “poveri”, rischia di generare una concorrenza sleale non più fra contratti collettivi cosiddetti pirata ma anche fra contratti collettivi sottoscritti dalle diverse categorie di Cgil, Cisl e Uil. Il salario minimo è condizione necessaria ma ampiamente insufficiente a garantire però paghe decorose. Ad esempio in Italia una stretta sul falso part time potrebbe essere un elemento necessario giacché oltre il 60% dei dipendenti parti time lo è involontariamente, ovvero gli viene imposto e non è una libera scelta per conciliare vita e lavoro.

Tuttavia una proposta politica organica, di innovazione del lavoro e del modo di fare impresa non può limitarsi a sostenere le retribuzioni bassissime, urge infatti occuparsi della sterminata platea di lavoratori dipendenti con salari sopra i 9 euro del salario minimo ma nettamente inferiori rispetto ai colleghi francesi e tedeschi. Oggi in Italia la retribuzioni mediana lorda annua si attesta sui 34 mila euro, contro i 38 mila della media europea, i 37 mila francesi ed i 44 mila tedeschi. Appare chiaro che per colmare il gap proposte sbrigative non esistono, ma occorre un lavoro di lunga lena di analisi del nuovo status quo sociale ed economico di e proposte innovative che superino vecchi preconcetti che sembrano ancora animare il dibattito tanto nella sinistra massimalista (o velleitaria) quanto nei sedicenti riformisti innamorati ancora di un’epoca tramontata da tempo. Se sul salario minimo l’opposizione – al netto della defezione tutta tattica di Renzi, che in passato aveva sostenuto a più riprese la misura al punto da inserirla nel proprio programma elettorale del 2018 con un importo elettoralisticamente indicato addirittura a 10 euro – si è ricompattata, auspichiamo che si converga anche su un lavoro più ampio e articolato e non ci si limiti a proposte spot ancorché condivisibili.

 

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata