La Lega non è la Csu. Il paragone tra i due partiti non tiene, per sfortuna dell'Italia

Questo allarme su Zaporizhzhia è il più serio finora, ma niente paragoni con Chernobyl

6.7.2023 O.Gannino, C.Sala ilfoglio.it lettura4’

La Lega non è la Csu. Il paragone tra i due partiti non tiene, per sfortuna dell'Italia

OSCAR GIANNINO 06 LUG 2023

Salvini attacca Meloni cercando l'appoggio della destra radicale. Tajani frena e Crosetto spera in un cambiamento. Ma la Lega, purtroppo, non è come lo storico partito cattolico tedesco

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Con tenacia innegabile, Il vicepremier Salvini lancia un martellante appello implicito agli elettori di destra radicale: Meloni vi sta tradendo, si istituzionalizza, nomina ex draghiani, io sì che sono invece il vostro vero campione. Del resto, ad aprire anni fa le proprie liste a Casa Pound fu Salvini. Ecco perché ha aperto con tanto anticipo la sfida al premier anche sulle prossime europee. La sua via per parlare alla destra radicale non ammette sfumature: se vi sta bene allearvi dopo le europee con i socialisti allora preferite la Schlein alla Le Pen, mentre io sono il vero amico e alleato della leader della destra francese ed europea.

Tajani gli ha replicato che di madame Le Pen non se ne parla nemmeno, l’accordo auspicabile è tra Popolari Europei e i Conservatori di cui Meloni è presidente. Più argomentata la replica di Guido Crosetto, uno dei fondatori insieme a Meloni di Fratelli d’Italia. Crosetto ha confermato che l’obiettivo post elettorale è un’alleanza con i Popolari, ma se non ci fossero i numeri allora bisognerà valutare seriamente le alternative, in primis con i liberali europei. Una risposta ragionata. Perché se una cosa positiva ha prodotto l’attacco di Salvini a Meloni è che i media italiani siano stati costretti a spiegare che in realtà i numeri per il ribaltone europeo sono molto azzardati. Anche se Sanchez perdesse le imminenti elezioni spagnole, la maggioranza dei governi europei resterebbe guidata da popolari o socialisti, e la nomina del presidente della Commissione passa in Consiglio Europeo decisa dai governi, sede in cui il gruppo di Meloni e quello di Salvini in nessun modo avrebbero potere di veto. Salvini lo sa: la sua finalità non è modificare il corso della politica europea, è solo accumulare una nuova arma da usare poi contro Meloni in vista delle politiche, accusandola di inciuci in Europa. E qui potrebbe terminare l’analisi. Ma c’è un passaggio dell’intervista di Crosetto che merita invece un approfondimento. Tentando un approccio irenico con Salvini, Crosetto dice che in fondo per la Lega assumere in Europa un atteggiamento simile a Meloni non sarebbe innaturale. Crosetto ha sempre pensato alla Lega come quanto di più vicino in Italia ci sia alla CSU, storico partito cattolico, leader in Baviera federato nazionalmente con la Cdu. Alla luce dei fatti, un paragone azzardato, da quando Salvini ha snaturato il Dna originario della Lega. Avendo registrato il peggior risultato elettorale dal 1950 della CSU in Baviera, Söder per governare il Land ha stretto alleanza con i Liberi Elettori: (FW) un movimento liberal-conservatore molto attivo sui diritti umani, difensore del decentramento ma capace allo stesso modo di dire che l’offerta scolastica affidata ai Laender ha finito per spezzare l’eguaglianza delle opportunità in Germania, più verde nelle sue politiche ambientali di quanto lo sia la CSU e propugnatore di in serio sistema di integrazione degli immigrati basato sul sistema a punti su cui il Canada ha incentrato quella che è oggi in campo occidentale la maggior strategia per attirare immigrati e non respingerli, adottando un criterio esplicito di preferenza nella scelta degli immigrati economici, e prescindendo dal diritto di asilo che è capitolo a parte da garantire. L’effetto di FW è di render oggi la Baviera il Land che contiene meglio la crescita della destra razzista-sovranista di AfD rispetto al resto della Germania, dove invece in alcuni territori è ormai secondo partito e veleggia oltre il 20 per cento dei consensi. Magari, la Lega di Salvini fosse qualcosa di simile ai Liberi elettori bavaresi, che appartengono alla famiglia europea dei liberaldemocratici. Salvini pretende invece che Meloni abbracci proprio Le Pen e AfD, cosa che non solo Macron ma nemmeno CDU-CSU potranno mai fare in Germania. Meloni ha già da pelare la gatta polacca del PIS e quella ungherese di Orban. Se abbracciasse la via di Salvini finirebbe nell’angolo, e ci porterebbe dritta dritta l’Italia.

-LA CENTRALE E IL PANICO

Questo allarme su Zaporizhzhia è il più serio finora, ma niente paragoni con Chernobyl

Brutti segnali: Mosca ha già accusato Kyiv di crimini che intendeva commettere

CECILIA SALA 06 LUG 2023

    

Il paragone possibile è con il disastro alla centrale di Fukushima nel 2011 per cui, a distanza di dodici anni, sono state conteggiate zero vittime sia dirette sia indirette dell’incidente

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha aggiunto nuovi dettagli all’allarme su un possibile attacco russo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia e ha detto che sono stati piazzati “oggetti che assomigliano a cariche esplosive” sui tetti di due reattori. Secondo i servizi segreti ucraini tutto il personale russo della centrale ha già lasciato la struttura ed è stato concesso di fare altrettanto anche ai dipendenti ucraini che sono costretti a lavorare per l’agenzia atomica russa Rosatom da marzo, quando Mosca ha occupato la centrale. Due settimane fa il capo dell’intelligence militare di Kyiv, Kyrylo Budanov, aveva spiegato in un’intervista televisiva che i soldati russi avevano appena posizionato le mine nella piscina di raffreddamento, il giorno dopo Zelensky – sulla base di informazioni raccolte sempre dall’agenzia di Budanov – aveva avvertito che delle autobomba pronte a esplodere erano state parcheggiate vicino ai reattori. La paura di Kyiv questa volta è diversa rispetto agli altri momenti di tensione intorno a un possibile disastro atomico a cui abbiamo assistito durante i sedici mesi di invasione su larga scala della Russia in Ucraina e, più che dagli annunci, si capisce guardando gli eventi sul campo. Nella città di Zaporizhzhia la settimana scorsa ci sono state le esercitazioni dei pompieri e della protezione civile – una prova generale di come comportarsi in caso di disastro nucleare – che per dimensioni non si erano mai viste. A Nikopol, la cittadina sotto il controllo di Kyiv più vicina in assoluto alla centrale occupata, dove circa cinquantamila persone vivono a meno di dieci chilometri dai reattori, la radio ogni sera trasmette le istruzioni su cosa fare in caso di incidente atomico e neanche questo era mai successo dal marzo 2022.

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