L'EDITORIALE DEL DIRETTORE L'Aia dovrebbe processare l'Iran, non Israele

- OMBRE SULLA PROSPERITY GUARDIAN Solo americani e britannici contro gli houthi. L'Italia richiama il Fasan,

13.1.2024 Claudio Cerasa, Luca Gabardella ilfoglio.it lettura2’

L'EDITORIALE DEL DIRETTORE L'Aia dovrebbe processare l'Iran, non Israele

CLAUDIO CERASA 13 GEN 2024

Gli houthi nel Mar Rosso. Hezbollah in Libano. Hamas a Gaza. E poi l’odio contro gli ebrei, l’esportazione del terrore, le armi a Putin. Alla corte penale internazionale si dovrebbe discutere subito di come fermare il terrorismo iraniano e non di come delegittimare lo stato ebraico

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Avolte bisognerebbe semplicemente ascoltare, aprire gli occhi e prendere sul serio ciò che dicono i nemici dell’occidente: “Allahu Akbar, morte all’America, morte a Israele, una maledizione sugli ebrei, vittoria all’islam”. A volte bisognerebbe semplicemente aprire gli occhi, unire i puntini, guardare le mappe e chiedersi come sia possibile che a essere sotto processo oggi, al tribunale dell’Aia, ci sia Israele e non l’Iran. Patrick S. Ryder è un ufficiale militare americano. Lavora da anni come maggior generale dell’Aeronautica e dal 4 agosto 2022 è il portavoce del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. L’11 gennaio, poche ore prima che gli Stati Uniti insieme con la Gran Bretagna attaccassero le postazioni degli houthi nello Yemen, Ryder ha parlato a lungo della situazione nel Mar Rosso e ha offerto alcuni spunti di riflessione preziosi. Ha ricordato che da novembre a oggi si stima che le forze statunitensi insieme con quelle britanniche e francesi abbiano abbattuto, nei pressi del Mar Rosso, 15 missili, 79 droni e tre motoscafi degli houthi – tutti indirizzati a più riprese verso rotte marittime internazionali, dove dozzine di navi mercantili erano in navigazione….

- OMBRE SULLA PROSPERITY GUARDIAN Solo americani e britannici contro gli houthi. L'Italia richiama il Fasan

LUCA GAMBARDELLA 13 GEN 2024

    

L’Europa condanna gli attacchi nel Mar Rosso, ma va all’azione in ordine sparso. Il nostro paese non sottoscrive la dichiarazione congiunta dopo l'attacco e invoca motivi giuridici, un alibi per mascherare una scelta politica

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Dal 7 ottobre a oggi sono stati 115 gli attacchi delle milizie filoiraniane alle basi militari americane fra Siria e Iraq, 55 i paesi coinvolti dalle minacce dei ribelli houthi nel Mar Rosso e 27 gli attacchi alle navi commerciali in transito. Ma a fronte di numeri così importanti, che parlano di una guerra parallela a quella di Gaza combattuta sottotraccia dalle forze filoiraniane, ci sono poi quelli che sintetizzano la reazione internazionale. La missione a guida americana Prosperity Guardian creata a dicembre annovera “oltre 20 paesi” – come recitano i comunicati ufficiali del Comando centrale degli Stati Uniti – ma solo 14 hanno sottoscritto l’ultimatum dato agli houthi lo scorso 3 gennaio, 10 hanno siglato la rivendicazione della controffensiva di giovedì notte. Di questi, appena sei hanno partecipato in qualche modo alle operazioni militari nel Mar Rosso e solamente due, Stati Uniti e Gran Bretagna, hanno contribuito con mezzi aerei e navali. L’Italia è presente nell’area con la sola fregata Federico Martinengo, che il 9 gennaio è entrata in area sostituendo il Virginio Fasan e che si unirà alla missione europea anti pirateria Atalanta. Il Fasan era arrivato nel Golfo di Aden a dicembre ma adesso, rivelano al Foglio fonti della Difesa, sta per rientrare in Italia. Un avvicendamento quindi, non un rafforzamento come si pensava all’inizio….

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