Le mosse del segretario Caos Lega, Salvini obbedisce e ‘cede’ la Sardegna ma insiste sul terzo mandato per tenere lontano Zaia
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Malumori nel Carroccio: “Così è un segnale di debolezza” Andrea Crippa, il vicesegretario di Via Bellerio. Proprio l’uomo che aveva contribuito di più ad alzare la tensione con gli alleati di Fratelli d’Italia
Giulio Baffetti — 19 Gennaio 2024 ilriformista.it lettura2'
Lega, Salvini e Zaia
La Lega molla sulla Sardegna. Ma insiste sul terzo mandato per i governatori e cerca di scippare la Basilicata a Forza Italia. Nel partito guidato da Matteo Salvini abbondano i delusi e i musi lunghi. La rinuncia, infatti, arriva dopo settimane di muro contro muro. Uno scontro senza quartiere, che sembrava addirittura mettere a repentaglio la compattezza della stessa coalizione di centrodestra. Eppure è finita come prevedibile. “Non poteva saltare tutto per la Sardegna, ma potevamo lasciare prima, così abbiamo dato un segnale di debolezza”, obietta un senatore della Lega parlando con Il Riformista.
L’incombenza dell’annuncio del passo indietro spetta a Andrea Crippa, il vicesegretario di Via Bellerio. Proprio l’uomo che aveva contribuito di più ad alzare la tensione con gli alleati di Fratelli d’Italia. “Oggi si dovrebbe definire la questione del candidato in Sardegna”, esordisce Crippa parlando con i cronisti a Montecitorio. Poi la rivelazione di ciò che era già scritto, nonostante le bizze della Lega: “Non è chiusa ma credo che alla fine, vista anche l’insistenza di FdI, il candidato sarà Truzzu”. Poi Crippa apre l’altro fronte, quello che porta in Basilicata: “La Lega in Sardegna ha fatto uno sforzo perché il centrodestra andasse unito ed è uno sforzo per noi importante, perché continuiamo a credere che la squadra di Solinas abbia governato bene. Ora un altro partito dovrebbe fare lo stesso sforzo: se vale la regola che contano le percentuali dei partiti in questo momento la Lega è chiaramente in credito”.
Regionali, persa la Sardegna la Lega ora vuole la Basilicata
Il vice di Salvini aggiunge: “Capisco e comprendo la posizione di FdI quando sostiene che in Sicilia il candidato presidente anziché di FdI è stato di Forza Italia”. Insomma, a pagare pegno dovrà essere il partito azzurro guidato dal vicepremier Antonio Tajani, la forza politica più debole della coalizione. Paolo Barelli, capogruppo di Fi a Montecitorio, vicinissimo a Tajani, chiude la porta quando in Transatlantico gli chiedono di un ipotetico passo indietro del governatore lucano Vito Bardi: “Decidono Meloni, Tajani e Salvini ma vi posso dire che non esiste. Bardi fa solo passi avanti, si tratta di essere realisti. La cosa non è proprio in discussione. Lo ha detto anche Tajani. Crippa dice che già qualcuno si è sacrificato? Appunto non servono altri sacrifici”. Laconica la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati, coordinatrice regionale di Forza Italia in Basilicata: “Andrà bene, come con la riforma del premierato”.


