Il conclave Dem. Elly Schlein e lo scivolone su Israele e le armi per commettere “crimini di guerra”

Rimarrà a Gubbio poche ore: alle 16 è già tutto finito. Lei in macchina, i deputati sul pullman, tutti verso Roma

Aldo Torchiaro — 20 Gennaio 2024 ilriformista.it lettura3’

Elly Schlein e lo scivolone su Israele e le armi per commettere “crimini di guerra”

Gubbio è la «città dei matti», dice la tradizione. Chi fa tre volte il giro della fontana al centro della città, versando un obolo, può ritirare la patente di «matto», su pergamena. Una simpatica usanza alla quale i deputati del Pd riuniti lì per due giorni si sono sottratti.

La segretaria Elly Schlein che era attesa giovedì si è sottratta anche al primo giorno dell’incontro, e proprio perché impegnata a parlare – e il tema è serio – di disagio mentale. «Ero alla proiezione di un film sul settore della psichiatria, in affanno come altri della sanità», dice Schlein appena arrivata, alle 11 di ieri mattina. La sensazione è che di prendere parte al conclave avesse, alla fine, scarsa voglia. Rimarrà poche ore: alle 16 è già tutto finito. Lei in macchina, i deputati sul pullman, tutti verso Roma. La due giorni si è asciugata, ha riguardato sedici ore di lavoro divise tra panel di esperti e dibattito plenario, con una ventina di deputati che si sono alternati ai microfoni. Schlein affida ai giornalisti il suo cahier de doléances: «Dalla sanità, ai migranti, al fisco e il mancato ok al salario minimo, all’autonomia di Calderoli, che non è autonomia ma un tentativo di secessione», tutto del governo Meloni è da bocciare. «Meloni si dimostra peggio di Berlusconi», il giudizio lapidario consegnato al suo ingresso al seminario.

Schelin e lo scivolone su Israele: “Evitare invio di armi utilizzate per crimini guerra”

Dentro, l’intervento della leader Dem è tutto sul nuovo tratto identitario – che adesso nel Pd si chiama ‘riformismo radicale’, con un ossimoro – tratteggiato da lampi ora nostalgici, ora movimentisti. «Dobbiamo porci la questione di evitare di alimentare i conflitti, di evitare l’invio di armi e l’esportazione di armi verso i conflitti, verso il conflitto in Medio Oriente, in particolare in questo caso ad Israele. Perché non si può rischiare che le armi vengano utilizzate per commettere quelli che si possono configurare come crimini di guerra», sentenzia Schlein. Andando oltre il Sud Africa nelle accuse a Israele, di cui bolla le attività militari come «Crimini di guerra», sic et simpliciter. Si allinea così ai giudizi del vasto fronte anti-occidentale che condanna Israele a prescindere, senza tenere conto dei fatti e delle circostanze, anticipando il verdetto de L’Aja. E non solo: nessuno, tra i presenti, si premura di informarla che l’Italia importa sistemi d’arma da Israele, più che esportarli.

Schlein e il nodo europee: candidatura si o no?

La segretaria è lanciata. E al disarmo accompagna l’antifascismo da Instagram, a commento della foto di Acca Larentia. «Porteremo avanti in Parlamento la nostra proposta di legge per chiarire la disciplina per chi esalta le personalità, i metodi e i simboli del fascismo», ha detto citando la sentenza della Cassazione sul saluto romano nelle cerimonie funebri. Sarà che si avvicina il 21 gennaio, ma sembra il congresso del Pci di Livorno. Ne parlerà nel confronto televisivo con Giorgia Meloni? Probabilmente sì, ma le bocche sull’argomento sono cucite. Le donne del Pd, se lo si domanda singolarmente, preferirebbero che Schlein non si candidasse in Europa. Altri sì, la incoraggiano. Anzi vorrebbero proprio che si dedicasse all’Europarlamento, magari andando a stare a Bruxelles qualche anno. Non è Todo modo, il conclave dem, ma nei corridoi corrono le voci. L’incastro tra le correnti scricchiola. Le preferenze uomo-donna per le liste vanno fatti col bilancino. I big che hanno disertato, ci viene detto, non sono un segnale: «Qui era aperto ai soli deputati, non ai senatori». E le regionali? «Oggi non si parla di quello».

Niente che passerà alla storia, dallo scambio di idee del seminario. E perfino poco per la cronaca. È toccato a Roberto Morassut scaldare gli animi: «Dobbiamo entrare nel “ventre del diavolo” e separare quel che a destra è “dialogabile” e quel che non lo è; per dividere la destra». Ad esempio? «Radicare la sinistra e dargli forza nel popolo con un riformismo radicale sulla giustizia sociale, il fisco in primo luogo, che chiarisca con chi stiamo e contro chi stiamo. Dire No all’autonomia differenziata. No alla revisione dei principi della Costituzione, ma sì all’elezione diretta del Presidente della Repubblica nella forma del modello francese». Andrea Casu si concentra sull’agenda da qui alle Europee. Paolo Ciani e Valentina Ghio parlano di «patto tra generi e generazioni». Parla il commissario europeo per il lavoro e gli affari sociali, Nicholas Schmit.

Applausi, poi giovedì sono andati tutti a cena. Sobria: Risotto e tacchino. La Spa dell’hotel è chiusa, e i deputati che non stanno al telefono si trovano nella lobby per un ultimo bicchiere.

La sera, confida Nico Stumpo, «abbiamo giocato a biliardo, io e Carè contro Ricciardi e Mancini. Abbiamo vinto noi. Poi Mancini e De Maria hanno giocato anche a scacchi: tutti e due molto bravi». Ma la Schlein alle Europee si candida o no? «Manca ancora tempo, è presto per dirlo», rispondono in coro.

Aldo Torchiaro

Commenti   

#2 walter 2024-01-20 15:44
IL “DISARMANTE” PACIFISMO DI ELLY - SCHLEIN PROPONE LA SOSPENSIONE DELL'INVIO DI ARMI A ISRAELE E MATTIA FELTRI SE LA CUCINA A DOVERE: "FRA IL 2013 E IL 2022, L'ITALIA HA MANDATO IN ISRAELE ARMI NON OFFENSIVE PER 120 MILIONI DI EURO, CIOÈ 10 MILIONI ALL'ANNO. BRICIOLE. NELLO STESSO PERIODO, DA ISRAELE NE ABBIAMO IMPORTATE PER 250 MILIONI, PIÙ DEL DOPPIO. CI SONO AZIENDE ITALIANE CHE PRODUCONO E CONTRATTANO E NON SARÀ SCHLEIN A INTERROMPERE UN COMMERCIO. ANCHE PERCHE’ È GIÀ STATO INTERROTTO DOPO L’ATTACCO DI HAMAS VISTO CHE…"
Mattia Feltri per la Stampa - Estratti
(...) Elly Schlein ha proposto la sospensione dell'invio di armi a Israele, per rifuggire dal rischio che siano impiegate in crimini di guerra. Un auspicio da non biasimare, e tuttavia meritevole di almeno tre considerazioni.
La prima: nei dieci anni compresi fra il 2013 e il 2022, l'Italia ha mandato in Israele armi per 120 milioni di euro, cioè dieci milioni all'anno. Briciole. E nemmeno armi come le intendiamo guardando al triste guerreggiare dei nostri tempi, bensì tecnologie, equipaggiamenti, sistemi radio, roba così. Le famose armi non offensive. Nello stesso periodo, da Israele ne abbiamo importate per 250 milioni, più del doppio, quindi forse siamo un poco più dipendenti noi da loro che viceversa.
Seconda considerazione: la compravendita di armi è una faccenda, diciamo così, di mercato. Ci sono aziende italiane – non lo Stato italiano – che su richiesta producono e contrattano e non sarà Elly Schlein a interrompere un commercio. Però – terza e più importante considerazione – non sarà Elly Schlein a interromperlo perché è già stato interrotto. L'8 ottobre, il giorno successivo al terribile attacco di Hamas, l'import/export di armi con Israele è stato sospeso perché, per legge, nessuna azienda è autorizzata a vendere armi ai paesi belligeranti senza un voto parlamentare. E il voto parlamentare non c'è stato.
Pertanto, prima in Israele mandavamo poco, già ora mandiamo niente. Bene, aspettiamo il prossimo suggerimento per portare la pace nel mondo. Questo, in ogni caso, era senz'altro disarmante.
#1 walter 2024-01-20 13:13
Schlein in Gubbio: attacca Meloni, “no armi a Israele”. Un cinema
CARMELO CARUSO 20 GEN 2024 ilfoglio.it

Il secondo giorno del conclave Pd a Gubbio arriva la segretaria (il primo lo ha saltato per vedere un film). Invita l'Europa a "non vendere armi a Israele" e se la prende con i giornalisti per il racconto troppo giocoso dell'iniziativa. Gianni Cuperlo intanto gioca a biliardo
Gubbio (Perugia). A Gubbio, san Francesco aveva ammansito il lupo mentre il Pd si è lasciato sbranare. Peppe Provenzano, alle otto di mattina, torna a Roma per commemorare Emanuele Macaluso. Lorenzo Guerini non c’era. Andrea Orlando, alle 11, era già a Genova. Il secondo giorno è peggio del primo. Chi può, scappa. Dopo la doccia. Il disastro del seminario, all’hotel “Ai Cappucini”, si compie interamente quando Elly Schlein svela il motivo della sua assenza, il primo giorno: “Non ero presente perché sono andata al cinema a vedere ‘Kripton’, un film bellissimo sul disagio mentale”. E’ una frase di smisurata tenerezza, politica, solo che fuori ci sono droni, le Iene, una carovana di giornalisti che attende di sapere se si candida. Dice pure che l’Europa non deve “vendere armi a Israele per evitare nuovi crimini di guerra”. Scrivere ancora dell’evento è come macchiarsi d’abuso d’ufficio.

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